
IL COSA E IL DOVE
CONVIVIUM RENAISSANCE
Lo scorso 19 Gennaio, gli spazi del GARUM di Roma hanno ospitato per la prima volta CONVIVIUM RENAISSANCE, tappa italiana di un tour che si propone di promuovere il vino “vero”.

L’Evento, organizzato da Lorenzo Macinanti e Giulia Arimattei di VINI SELVAGGI con la collaborazione di SOLOVINO, ha riunito 60 Produttori consentendo loro di incontrare un vasto numero di operatori HoReCa e professionisti del settore promuovendo quel vino biodinamico che vuole essere, oggi più che mai, espressione vera di un luogo piuttosto che prodotto costruito “a tavolino” per l’edonistico piacere del consumatore.
A precedere la degustazione c’è stato un incontro-conferenza stampa con Nicolas Joly, profeta assoluto della biodinamica e fondatore del progetto CONVIVIUM RENAISSANCE.

Argomento centrale dell’incontro è stato ovviamente: “biodinamico perché si”, affermazione forse tranchant ma semplice e priva di possibili fraintendimenti.
Joly non ha usato giri di parole per definire “finto” il vino convenzionale e per decretare il fallimento delle Denominazioni in quanto strumento per salvaguardare le unicità di un Territorio.
Joly ha cavalcato a pelo paragonando il vino “convenzionale” alla chirurgia estetica affermando che come la seconda riproduce la bellezza ma si dimentica dello “charme”, il primo riproduce il gusto dimenticandosi di raccontare il Territorio.
Esattamente come sentii dire dal Prof. Scienza qualche tempo fa, Joly afferma che la vitivinicoltura moderna produce vini perfetti ma “morti”, privi cioè di identità e incapaci di esprimere il luogo.
Il “metodo Joly” per capire se un vino è realmente buono?!
“Stappate una bottiglia e conservatela senza metterla in frigo o “pompette et similia” e lasciate che l’ossidazione faccia il suo lavoro. Se quel vino ha davvero il DNA del luogo in cui è stato prodotto continuerà a raccontarlo ma, se viceversa è frutto del lavoro di un enologo beh…il contatto con l’aria non lo scalfirà perché quel vino è già morto.”
Affermazione da prendere con pinze lunghissime ma Joly è così e la fede non ammette dubbi.
Ha strali anche per i Produttori di vini “naturali, “rei” di prendere dalla biodinamica solo quello che gli fa comodo e cavalcare un’onda che gli consenta di entrare nel mercato.
E il biologico?
Il “sistema” BIO è in crisi (e certo, una legislazione che chiede a chi non usa la chimica di “certificarsi” non aiuta il Produttore) perché il climate change incide sulle produzioni mentre chi fa biodinamica da sempre si trova a gestire piante abituate a gestire lo stress, resilienti e affatto dipendenti dai fattori esterni
In chiusura Vi lascio meditare su una affermazione che, confesso, mi ha fatto grattare la testa: “L’agricoltura biologica salvaguarda la vita sulla Terra mentre la biodinamica riconnette la Terra a quel Sistema Solare che gli dà la vita.” (si, lo so, detta così e vedendo Nicolas agitare le braccia verso il cielo, è difficile non pensare a “quelli della biodinamica” come a una setta).
Meditate gente, meditate…

GLI ASSAGGI
Tanti Produttori e tanti vini, difficile anche solo pensare di poterli assaggiare tutti, anche perché l’idea degli assaggi “conviviali” era beh…sicuramente “originale” ma davvero poco “pratica”.
Nel caos della davvero tanta gente e della ricerca di un dove poter pensare a quello che stavo bevendo, in una sessantina di etichette ci ho comunque ficcato il naso.
Nelle righe seguenti troverete la mia personalissima “TOP TEN”, dieci vini che a io modestissimo parere dovreste DAVVERO provare.
Voi leggete e criticate ma soprattutto assaggiate e condividete.

QUELLI DA NOVANTA
– ROMANGIA IGP ROSSO “DETTORI ROSSO” 2020, DETTORI (SARDEGNA): assaggiato a un anno di distanza sembra aver quasi trovato pace su quella sedia impagliata che, di fronte al camino, sorregge i Vostri pensieri.
Avete posato il bicchiere piccolo sulla gamba sinistra, a macchiare un pantalone che racconta terra e lavoro, lo sguardo sulla lama vissuta del coltello a serramanico con cui avete tagliato pane e formaggio, una mano che passa tra i capelli sollevando memorie…
Annusate il mirto, l’arancia rossa, un rimando di tabacco dalla borsa che avete nella tasca della giacca.
Un sorso, poi un altro, a dissetare e far alzare lo sguardo su una parete che scherma i marosi lontani, capite la frutta, apprezzate la freschezza balsamica e Vi lasciate andare sullo schienale, soddisfatti dell’oggi e pronti al domani.
92 Punti.

– VIPAVSKA DOLINA “AMPHORA EXTREME” 2020, GUERILA (SLOVENIA): un’Azienda che nel nome cela la volontà di combattere porta a porta i vitigni internazionali puntando su resistenza e resilienza di autoctoni come Malvazjja, Pinela, Zelen e naturalmente quella Rebula che, declinata qui in una delle tante interpretazioni aziendali, consente di mettere il territorio in primo piano grazie al proprio profilo aromatico non spiccatamente “aggressive”.
Un vino che dietro l’aspetto “cloudy” cela un olfatto carico dell’ultima luce prima del temporale, elettrico, ferroso prima che giallo e grasso di frutta disidratata, miele, erba secca, resine nobli e spezie di un Oriente qui vicino nell’anima più che fisicamente.
In bocca è schiaffo acido e ruvida carezza minerale.
I tannini, attesi come erinni, nascondono invece con piglio garbato i sei mesi di macerazione in anfora facendosi scudo dei due anni di esilio in legno.
Il risultato è un armonico caos di emozioni lungo quanto quel sorso che Vi affannate a rinnovare continuamente.
Hasta el Terroir, SIEMPRE!
90 Punti.

GLI ALTRI
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “PROLOGO” 2021, DE FERMO (ABRUZZO): un Montepulciano che racconta senza filtri la ruvida eleganza del Territorio di Loreto Aprutino.
Un naso schietto, di marasche e prugne in confettura, viole ed erbacee durezze, cuoio e pepe, calcare elevato e lontananze marine.
Narrazioni contadine che il tino aperto sottolinea e che in bocca diventano sostanza viva, struttura, concentrazione; i tannini paiono Dervisci rotanti ipnotizzando un sorso di imperante freschezza e morbidezze studiate.
Chiude lungo su note di radici lasciandoVi muti a contemplare la bottiglia ormai vuota.
88++ Punti.

– AJACCIO ROUGE “ANTICA” 2020, DOMAINE U STILICCIONU (CORSICA): uno schiaffo di pepe, timo, funghi e humus e una carezza di fragola emora fanno sgranare gli occhi.
Seguono un allungo di cuoio e il ritorno dei frutti rossi.
Sorso goloso e inaspettatamente elegante, frutto di compita tannicità, freschezza fruttata e allungo non indifferente.
Sorprendentemente scorrevole e insolitamente corso (o forse no).
88+ Punti.

– VENEZIA GIULIA IGT ROSSO “MASSÀL” DODÒN 2018, DENIS MONTANAR (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Merlot di quelli che strizzano l’occhio al Cabernet, affatto vergognosi del proprio animo vegetale, contadino, selvatico, fors’anche scontroso come i friulani.
La frutta rossa c’è, matura, magari sotto spirito, ci sono le spezie, il tabacco, la ruggine che intacca la lama della spada.
In bocca la freschezza comanda, il tannino graffia ma con unghie d’amante, la sostanza c’è e l’allungo dà tempo di pensare.
88+ Punti.

– CHAMPAGNE “GRILLE BESACE” PINOT BIANCO, ETIENNE SANDRIN (FRANCIA): profumatissimo nei suoi toni di susina, fiori di campo, agrumi e profondità gessose, s’allunga poi su toni della frutta secca sotto miele e pane “ottosemi” tostato.
Assaggio elegante e puntuale, con freschezza e sostanza in grande equilibrio.
Solo Pinot Bianco per uno Champagne da provare assolutamente.
88+ Punti.

– CHAMPAGNE PAS DOSÉ PREMIER CRU “L’APHRODÍSIAQUE”, DAVID LÉCLAPART (FRANCIA): né più e né meno di quello che la natura concede, niente zuccheri, solo lavoro e passione.
Uno Champagne estroverso per le note menta, intimista per quelle di frutta secca, erotico di spezie e pane tostato, succoso d’albicocca e mela Fuji croccante.
Assaggio profondo e complesso, setoso e suadente, speziato, citrino, maledettamente minerale, una costante tensione gustativa per un sorso che vuole trasgressione.
89- Punti.

– SPUMANTE BLANC DE BLANCS BRUT NATURE GRECO DI SUBUR, CLOS LENTISCUS (SPAGNA): dalla quasi estinta (e per me sconosciuta) Malvasia di Sitges, un Blanc de Blancs che fa della nocciola la portabandiera dei descrittori olfattivi.
Quasi arrogante scansa di lato l’arancia amara, l’albicocca e gli sfalci d’erba lasciando poi che i lieviti raccontino il pan brioche e il mare, affatto lontano, dica la sua.
In bocca affascina con la sua cremosità e travia con una trama salina che porta a memorie di caramello salato in un quadro di freschezze da quasi lacrime.
89- punti e il mio personalissimo premio “SURPRAIS”.

– CHIANTI DOCG 2022 RISERVA, SINE FELLE – PODERE CASACCIA (TOSCANA): lascia che siano i terziari i primi a mettere il naso fuori.
Vi schiaffeggia con il rabarbaro e, mentre scuotete la testa, prugna, marasca e frutti di bosco scendono in campo prendendo possesso del palcoscenico lasciando che note terrose ed erbacee approntino la chorus line.
In bocca invece la frutta si riprende lo spazio che gli è proprio, spalleggiata da tannini vivaci e intriganti che, spalleggiati da sottili peposità, ritmano il sorso prolungandone il finale nel quale s’affaccia una nota di tabacco.
87++ Punti.

– VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT TEROLDEGO “MOREI” 2020, FORADORI (TRENTINO): al bosco fitto di more e mirtilli s’accostano le frescosità della scorza di arancia amara e della mentuccia mentre le violette donano un tocco di gentilezza, il pepe nero fa stropicciare il naso e un accenno di pietra focaia fa voltare la testa.
Sorso concentrato, materico, avvolto da una trama tannica tanto fitta da sembrare armatura portante della pietrosa mineralità.
Chiude lungo, a ricordare frutta, pepe e pietrisco.
88 Punti.

UN MARE DI FOGLIE – GUIDA BIO
Lo sorso 24 Gennaio nelle sale dell’Hotel VILLA PAMPHILI di Roma è stata presentata l’Edizione 2026 della GUIDA BIO, progetto editoriale che sotto la supervisione di Antonio Stanzione si propone di raccogliere il meglio della produzione vinicola “green” del nostro Paese.

La degustazione ai banchi d’assaggio è stata preceduta da un interessante convegno che ha cercato di inquadrare il senso dell’agricoltura biologica inserendola all’interno del sistema globale.

20%, questa è la quota biologica della produzione agricola e viticola italiana, percentuale forse in crescita ma comunque penalizzata da farraginosi meccanismi certificativi, costi elevati e poca attenzione nella comunicazione.
L’attenzione che il consumatore pone sempre più al prezzo non aiuta ma, se si riuscisse a far capire quanto i danni causati dall’agricoltura “convenzionale” incidono sui costi sociali, forse saremmo tutti disposti a spendere poco di più “al banco”.
Ecco dunque che sarebbe fondamentale lavorare sull’aspetto culturale rendendo consapevole il consumatore dell’importanza delle proprie scelte così come sarebbe importante che fosse garantita la giusta remunerazione a chi produce con attenzione, anello debole di una filiera che, sempre più, premia trasformazione e distribuzione costringendo anche il prezzo dei prodotti BIO alla corsa al ribasso.
Fondamentale dunque anche il ruolo della GDO nel dare maggior valore alla Qualità del cibo in maniera concreta e non soltanto in termini di marketing.
GLI ASSAGGI
Tanto da assaggiare e poco tempo (DAVVERO pochissimo) per farlo.
Tra quello in cui sono riuscito a ficcare il naso ho scelto 5 etichette, 5 vini che Vi invito come sempre ad assaggiare, criticare e condividere.

– COLLINE PESCARESI IGT “LULI” 2023, SPERANZA (ABRUZZO): un pecorino insolitamente intimista, denso nei toni pasticceri del limone e del miele con un appena di resina e una silenziata mineralità.
Il sorso è luminoso ed evidenzia sferica sostanza che evolve nel breve in un finale che, teso ed energico, sottolinea la pasta di mandorle.
87+ Punti.

– FRIULI ISONZO DOC PIGNOLO “ARBIS RÒS” 2019, BORGO SAN DANIELE (FRIULI VENEZIA GIULIA): ancora imbrigliato nell’abbraccio del legno regala dolci sensazioni di more e ciliegie in confettura con il cioccolato al latte a fare da legante e le spezie a cercare di vivacizzare.
Freschezza e tannini serrati regalano un sorso che evidenzia impudenze giovanili mentre la frutta spadroneggia nel lungo finale.
Appuntamento a fra qualche anno.
87 Punti con (forse) un +.

– COLLIO DOC FRIULANO 2023, TENUTA STELLA (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Friulano che sa di Tocai, vecchio stile nei suoi toni grassi di frutta tropicale e quella sentita nota di armellina a firmare la paternità del vitigno lasciando nell’ombra un’idea di pera e il sensuale abbraccio di burro e miele.
Il sorso mostra la sostanza delle vendemmie di un tempo con moderna leggiadria puntellandosi sulle solide basi minerali e su una freschezza forse appenaappena in affanno ma non certo doma.
Lungo, molto lungo il finale nel quale la mandorla è regina e la sapidità sigillo territoriale.
Un Friulano vero, da tenere in considerazione.
89- – Punti.

– LUGANA DOP “BIO” 2023, PERLA DEL GARDA (LOMBARDIA): dalle quinte olfattive escono prima le freschezze d’agrume ed erbe aromatiche e poi la sostanza della mela prima che la sottesa mineralità si impadronisca del palcoscenico.
Sorso snello, ben calibrato in termini fresco-sapidi e con un allungo nel quale tornano frutta e mineralità.
85- Punti.

– TOSCANA IGP MERLOT “M” 2020, LA QUERCE (TOSCANA): dalla terra del Sangiovese un Merlot con la “M” Maiuscola.
Nero e nobile nella livrea e nei dolci e intensi profumi di prugna e more, nelle intriganti atmosfere speziate di chiodi di garofano e pepe, in quelle suadenti dei legni nobili.
In bocca ha presenza senza lo sgarbo della potenza, accarezza il palato con tannini broccati e mostra il proprio lignaggio nell’allungo privo di cedimenti.
Un “giovin signore”, forse troppo.
88+ Punti.

E QUINDI?
E quindi intanto GRAZIE agli organizzatori di questi due bellissimi Eventi e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che hanno avuto la fortuna di non incappare nelle mie elucubrazioni.
Sono state due giornate davvero molto intense che oltre a farmi scoprire nuove realtà (e riconnettermi con vecchi amici) mi hanno consentito di ragionare una volta di più sulle tematiche del BIO (DINAMICO e non), soppesando filosofie produttive degne di un druido e incessante ricerca sul campo.
BIO…prefisso oggi sulla bocca di tutti, tre lettere che se da una parte vogliono dire attenzione all’identità dei Territori e alla salvaguardia del sistema “mondo”, dall’altra hanno bisogno dell’attenzione di una governance spesso attenta solo alla burocrazia.
Al contempo serve che i Produttori non trattino il biologico solo come una “moda” e non nascondano dietro di esso approssimazioni che il calice rileva con spietata freddezza.
Si stanno facendo grandi passi avanti nella Qualità di chi fa e nella consapevolezza di chi consuma ma gli assaggi di queste due intense giornate hanno evidenziato anche che sono in diversi ad avere ancora un lungo cammino da percorrere.
In ogni caso BBRAVI (con due “BB”), BBRAVI tutti!
