
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 19 Ottobre presso l’Hotel NH COLLECTION CENTER ROMA CENTRO di Roma è antata in onda STAPPALA-FIERA, Evento dedicato ai professionisti del settore che ha riunito sotto lo stesso tetto una ventina di Produttori indipendenti.
STAPPA-LA è un’agenzia di distribuzione ma anche e soprattutto un progetto enogastronomico itinerante che si propone di mettere sotto i riflettori la Qualità, il vino, il cibo e le persone.
Un pomeriggio intenso, direi “a misura di assaggio”, con tante cose in cui ficcare il naso e tante facce con cui scambiare opinioni e da cui imparare.
Nel complesso, assolutamente “buona la prima” ma, nella mia infinita cattiveria, un buffetto bonario agli organizzatori mi sento di darlo comunque: gli spazi!!!
Per la prossima volta cercate di prevedere qualche metroquadro in più, mica tanti…qualcuno.

GLI ASSAGGI
Come accennatoVi c’era tanto da assaggiare ma non quel “troppo” che di solito stroppia nelle grandi manifestazioni e soprattutto: C’ERANO I PRODUTTORI!
Proprio loro, a metterci la faccia oltre che il vino!
E così, più che a quello che c’era nel bicchiere mi sono dedicato a quello che l’uomo aveva da dire e…
È stato un pomeriggio intenso.
Dalla cinquantina di vini assaggiati ho estrapolato la mia ormai consueta lista di “consigli”, una TOP TEN davvero interessante che come sempre Vi invito a criticare, ampliare con i Vostri consigli e…condividere.

– COLLINE PESCARESI IGT ROSSO “COSÌ È” 2022, SPERANZA (ABRUZZO): il racconto di questo Montepulciano è tutto nel suo nome, “COSÌ È”, semplice, senza iperboli.
Terroso e boschivo come da vitigno e tradizione, non nasconde gli spigoli vegetali dietro sofismi di frutta.
Racconta la marasca e lascia l’amarena agli enofighetti, e lascia spazio anche a quella carruba che è apoteosi di semplicità.
Sorso fresco, pulito, scorrevole.
Di cosa sa?
Di sincerità e contadina eleganza.
Se dovessi fargli un complimento lo definirei “quotidiano”, una prescrizione medica per le chiacchiere e il sorriso.
87 Punti con forse un +.

– CALABRIA IGT BIANCO “GRECO” 2024, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso che punta sui grandi profumi, quelli vegetali, quelli delle erbe aromatiche, del tè, dei fiori bianchi accompagnati da una ventata di mare tra albicocche e gelsomini.
Trentasei ore sulle bucce rendono tannico anche il Greco (che non lo è), ed è un piacere stupirsene mentre si apprezza la materia del sorso, il suo slancio, la sua decisa sapidità.
Quasi tedesco, decisamente calabrese.
88- Punti.

– CALABRIA IGT BIANCO “PARTICELLA CINQUANTOTTO” 2023, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un olfatto complesso e difficile da inquadrare, con quell’idrocarburo iniziale che fa tanto Germania ma che poi si mette alla guida di una “Alfasud” di frutta gialla, agrumi, macchia mediterranea, zafferano, frutta secca.
Sorso di grande freschezza e concentrazione (vendemmia 28 Luglio!!!), decisamente sapido e con un lunghissimo finale in cui l’azzurro del mare incontra il giallo dello zafferano.
89– Punti.

– CALABRIA IGP MANTONICO “AUTORITRATTO” 2022, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): un naso appena ridotto che in realtà aumenta il fascino di un vino che, se fosse un colore, sarebbe “giallo”, di pesca, di melone, di albicocca, di piccante mostarda.
Poi mandarini, gelsomini, note erbacee.
Sorso ampio e profondo, glicerico, di svettante acidità e marina salinità, impreziosito da una stuzzicante parure di tannini.
Un vino difficile, per alcuni forse ostico, di certo trasversale e imperdiBBile!
88++ Punti.

– CALABRIA IGT BIANCO “CHEIRAS”, ANTONELLA LOMBARDO (CALABRIA): in parte appassito in pianta, costretto per 90 giorni sulle proprie bucce mostra tra importanze di pesca matura (e anche disidratata) una macchia mediterranea graffiante e amaritudini speziate di quasi vermouth sottese ad aspettate dolcezze.
In bocca, mentre cala l’asso di una sapidità profonda, ammicca al peccato con quel poco di zucchero che rende l’assaggio una lunga, piacevolissima tortura.
Un vino che fa pensare forte, un vino per il “dopocena”.
A buon intenditor…
89 Punti, magari con un +.

– VINO DA TAVOLA “FORASTERO” 2017, BRAMA (CAMPANIA): Sangiovese di Campania, figlio della libertà d’impianto degli anni ’70, “forestiero” (forse) come i cugini “SPARAPOSA” (Barbera) e “SANACORE” (Petit Verdot) che Vi invito comunque ad assaggiare).
In terra d’Aglianico, questo vino rivendica a spada tratta una toscanità di cui sono ormai dimentichi fin troppi Sangiovese della terra di Dante ma lo fa con la calma ostentata della borghesia campana.
Al naso spaventa digrignando denti vegetali e travia con una lingua rossa di frutto succoso e il sinuoso movimento di fianchi di spezie d’Oriente.
In bocca mostra polso e materica sostanza in un sorso che è lama a doppio filo di freschezza e tannini, una spada che in questa annata sembra fatta più per colpire che per nominare cavalieri ma che difende con forza il territorio.
Un Sangiovese maschio come solo una femmina sa essere.
87++ Punti.

– COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO “PIETRE LEVATE”, PIETRE LEVATE (CAMPANIA): dall’uovo una sorpresa, un Aglianico cui non importa voler scimmiottare quel Piemonte cui viene spesso paragonato.
Sciorina con carnascialesca irriverenza campana piccoli frutti scuri, alloro, tè, ginepro, un ché di vulcanico e, mi azzardo a dire, per la prima volta in tanti anni di bicchieri annusati, cardamomo (ma non andate a dirlo in giro altrimenti perdo la faccia).
In bocca mantiene le distanze, evita svenevolezze e graffia con unghie green prima di accarezzare con la polpa del frutto, mescola freschezza e sapidità con sapienza di druido aggiungendo qua e là pizzichi di ginepro e cumino mescolati al tannino con rustica sapienza.
Un Aglianico che…
88 Punti.

– CAMPANIA IGT FIANO “CAPODANIELLO” 2021, BALDASSARRE FIORENTINO (CAMPANIA): “bottiglia 234 di 863”, coì recita la retroetichetta…
Beh, prendete quello che sapete del Fiano (e magari di quelli della Costiera) fatene una bella palla e dategli un calcio.
Renano sin dal vetro che lo contiene, sciorina stranezze d’agrume, erbe selvatiche, fiori delicati e succosità esotiche e di pesca ma soprattutto caramello bruciato, arancia candita…precursori di un idrocarburo che Vi pentirete di aver abortito stappando troppo presto ‘sta bottiglia.
In bocca ha personalità e decisione, spiccata acidità e animo iodato.
Quasi irruento suggerisce presto la calma e l’attesa di qualche grado in più per riflettere sulle riproposizioni olfattive e aggiungere fieno e miele suggeriti dall’acacia che lo ha custodito, preziosità di spezie e una chiusura fumosa e wagneriana.
Nonostante i peccati di gioventù gli darei 90 Punti ma…assaggiatelo (se lo trovate) e fatemi sapere.

– SFORZATO DI VALTELLINA DOCG 2021, ALFIO MOZZI (LOMBARDIA): colpiscono subito le note vegetali, quasi ortolane di anche lattuga, quasi che per scherzo le ricchezze fruttate di prugna secca, amarena e frutti di bosco vogliano giocare a nascondino.
Poi arriva lo scuro della china, del ginepro, della liquirizia, del pepe, dei chiodi di garofano, la grassezza amaricante del cacao.
In bocca è caldo e profondo, ha carattere e grinta da vendere; austero senza farlo pesare racconta i tannini e la mineralità un po’ scorbutica e chiusa della Valtellina.
Chiude sottolineando note boschive di terra umida e funghi senza dimenticarsi di far filtrare un raggio di luce di piccante intensità.
88+ Punti.

– COSTA TOSCANA IGT CILIEGIOLO 2021, SENZA RETE (TOSCANA): un ciliegiolo figlio della Maremma Toscana, “SENZA RETE” e “senza niente” (controllo della temperatura, solfiti…).
Si muove scaltro sul filo del difetto, con quel naso appena “pollaiolo” a precedere l’impeto dei frutti rossi.
In bocca mostra contadina baldanza, freschezza e succo da vendere.
Interessantissimo.
87 Punti.

– SPUMANTE METODO CLASSICO “PERSCHERS” 2015, CASCINA ALBANO (PIEMONTE): beh, 102 mesi non sono pochi e sicuramente non sono uno “scherzo” ma…
Il naso sembra raccontare il contrario, confondendoVi le idee e presentandoVi un vino esuberante come un Metodo Martinotti ma profondo come solo le Langhe sanno essere.
Ha l’anima amaricante dell’Arneis, con quell’armellina difficile da nascondere ma che qui lo Chardonnay riesce a domare con sabauda rigorosità.
La crosta di pane è un afflato sullo sfondo di un palcoscenico sul quale danzano frutta secca e croissant salati e che abbraccia anche i tropici.
In bocca l’effervescenza riempie il palato e veicola i rimandi olfattivi sottolineando freschezze agrumate e amaritudini di salvia e mandorla.
Corretto?
Forse no, ma sicuramente identitario.
87- Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE agli organizzatori di questa new entry nel panorama degli appuntamenti enoici della Capitale, GRAZIE e COMPLIMENTI per essere riusciti a mettere insieme un’Italia del vino completa e diversa dal solito evidenziando l’impegno nella ricerca e la voglia comunicare, condividere e connetere.
BRAVI e…ci si vede alla prossima.
