
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 16 Marzo, nelle sale dell’Hotel COURTYARD ROME CENTRAL PARK (MARRIOTT) è andata in onda l’ottava Edizione di IO VINO, il bell’Evento organizzato da Manilo Frattari e Marina Lombardi e dedicato alle produzioni da vitigno autoctono di Marche e Campania.
Nuova location per un Evento ormai collaudatissimo, un focus sulle produzioni enologiche di due regioni distanti geograficamente che per un giorno, riunite sotto lo stesso tetto, raccontano attraverso i loro vini, areali ancora autentici e in molti casi intatti.

GLI ASSAGGI
Come sempre c’era tanto da assaggiare, troppo!
Diciamo 100 Aziende e un numero imprecisato di etichette.
Marche e Campania serenamente mescolate l’una all’altra e il foltissimo numero di addetti del settore ed enoappassionati serenamente intenti a scegliere il percorso più stimolante inseguendo estro, consigli, spazi miracolosamente liberi.
Un sentiero tortuoso e stimolante fatto di tanti puntini da unire con il bicchiere per vedere infine disegnarsi nitido il disegno della Qualità.
Dei miei circa 100 assaggi ve ne propongo una ventina, a comporre la mia ormai consueta, personale e cattivissima “classifica”.
E ve li propongo in rigoroso ordine d’assaggio a iniziare dagli unici due cui ho affibbiato “novantapunti”.
Vabbè, date una letta, correte ad assaggiare, criticate, consigliatemi qualcosa che mi sono perso e che dovrei mettere in agenda per la prossima Edizione e…condividete!

QUELLI CHE “NOVANTA”
– MARCHE ROSSO IGT “ROSSO DI SERE” 2019, I TRE FILARI (MARCHE): Merlot (ma non solo) polputo di frutta rossa, succoso di ciliegia e lamponi che colano…
Si, succoso ma solo dopo essere passato sotto le forche caudine dell’erba dei prati, dei graffi balsamico-mentolati, dei misteri della spezia, solo dopo essersi abbassato e piagato la schiena a rivoltare la terra con la vanga.
Sorso concentrato, nel succo e nell’alcol, ancora privo della sfericità che va ricercando ma traviante proprio per questa sua sottile inquietudine che rende disinvolta una beva di pur alto lignaggio.
Un vino per chi non ama i sentieri battuti.
Da bere ascoltando POLVERE di ENRICO RUGGERI.
91 Punti.

– CAMPANIA IGT AGLIANICO “LE STARSE” 2020 MAGNUM, CIANCIULLI (CAMPANIA): da un vigneto del 1929 un Aglianico che sa di crisi e mette in crisi.
Un olfatto austero, mai sopra le righe, scuro di pepe nero, che mette fianco a fianco l’eterea santità dell’incenso e la diabolica fatica di lavorare la terra, la schiena piegata, le mani dolenti, la polvere che riempie le narici e lo sguardo rivolto al cielo.
Una breve pausa di tabacco, more mature e susine selvatiche regala calma e dolcezze prima che sul palcoscenico scendano le erbe amare, la cenere del camino e ancora il cozzo del martello che colpisce le pietre e l’aria satura di scintille e piccantezze piriche.
Nel bicchiere è agilità e in bocca controllata potenza, di selvatica freschezza e animo sapido regala un lungo finale in cui la frutta e solo dettaglio e la mineralità goccia che scava.
Da bere ascoltando THE ROAD TO HELL di CHRIS REA.
92 Punti (e forse di più).

GLI ALTRI
– CAMPI FLEGREI DOP FALANGHINA “VIGNA ASTRONI” 2020, CANTINE ASTRONI (CAMPANIA): olfatto vulcaniche complessità, una ignimbrite rapidissima sulle cui tufacee solidità vanno a depositarsi piroclastiti amaricanti di salvia e finocchietto selvatico e lapilli fruttati di nespola e susina.
Un appena di nocciola e un tocco d’agrume introducono un sorso dinamico sorretto da geologiche spalle sapido-minerali e paragonabile freschezza.
Disseta, invoglia, travia, insiste…chiude ponendo in risalto soffi balsamici e un vulcano assolutamente attivo.
Svuotate il bicchiere e…riempitevelo ancora!
89 Punti, ma solo perché ha avuto la “sfortuna” di essere stato il primo assaggio.

– COLLI MACERATESI DOC RIBONA “LE GRANE” 2022, BOCCADIGABBIA (MARCHE): un profluvio di fiori e dolcezze.
Ginestre, acacia, mughetti…
E poi la pesca e un po’ troppo di esotico, quell’ananas e quella papaia che poco c’azzeccano con la mineralità che fa da sfondo.
Sorso morbido e sostanzioso, quasi salato e lungo sui rimandi olfattivi.
Forse un po’ troppo femminile e poi…quell’esotico…
87+ Punti.

– ROSSO PICENO DOC 2021, BOCCADIGABBIA (MARCHE): il naso è subito di dolce, “marchigiana visciolosità” ma si distende poi sui toni più scuri del pepe, del timo, della menta selvatica, della china, del tabacco, del sottobosco cespuglioso e intricato.
Sorso morbido e intensamente sapido, sorretto e vivacizzato da un’impalcatura tannica ancora non stabile ma forse per questo ancora più piacevole e da una chiusura simpaticamente agrumata.
88 Punti con, forse, un +.

– TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LA VOLTA” 2023, TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): l’anfora è qui contenitore di emozioni e contrasti.
Racconta sottovoce bianche gentilezze floreali mentre alza a palla il volume del mandarino cinese e spinge il piede sull’acceleratore della salvia, del timo, del finocchietto selvatico e di una mineralità che mette a tacere la pescanoce.
Sorso fresco, sapido e puntuale, fin troppo semplice e con una chiusura che quel mandarino cinese non ve lo fa più dimenticare.
88- – Punti.

– TERRE DEL VOLTURNO IGT FALANGHINA “L’ASTRALE” 2022 TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): il Sannio, tra Campania e Molise, il vulcano della prima a “contaminare” i terreni del secondo e la Falanghina a fare da trait d’union tra una regione che ne è la patria e un’altra nella quale era mescolanza nei vigneti di un tempo.
Una Falanghina che qui tiene unite le fila delle dolcezze di mela golden e pera e le amaritudini di mentuccia, salvia, mandorla e scorza di agrume amaro grazie al proprio animo profondamente tufaceo.
Il sorso sottolinea la congiunzione tra gli opposti dei descrittori, delle dolcezze e della mineralità, vergando la chiusura con firma d’agrume.
89 Punti, perché 90 mi sembrano troppi.

– TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO NERO “IL TEMPO” 2020 TERRE DELL’ANGELO (CAMPANIA): Pallagrello nero e Anfora, questi gli ingredienti di un vino che al naso sembra mescolare bosco con un ché di mare, il nero delle more con il rosso delle ciliegie, le durezze vegetali con l’eleganza delle rose, l’agrume e il minerale.
Il sorso è vispo, traviante, goloso, peccaminoso…
Quei tannini di sannitica baldanza, quella freschezza d’altopiano, un tocco di supponenza borbonica e quella succulenza d’agrume…
Un vino per l’unica cosa che nessuno potrà mai restituirci (così come quella 2017 assaggiata anni fa).
Da bere ascoltando TIME dei PINK FLOYD.
88+ Punti, anzi…89.

– MARCHE IGT BIANCO “TELUSIANO” 2022, RIO MAGGIO (MARCHE): a un incipit caldo e giallo di mela matura, susina, pesca, fieno, burro e cedro (forse candito), segue una lunga scia minerale interrotta qua e là da note verdi di nespola, erbette e rosmarino che chiude su piccantezze di senape.
In bocca mostra abbracciante calore, una sostanza glicerica ben supportata dall’incedere ritmato di sapidità e freschezze agrumate che regalano al lungo sorso una incredibile bevibilità.
88+ Punti.

– MARCHE IGT BIANCO “VINUM 62” 2017, RIO MAGGIO (MARCHE): un naso complesso frutto dell’intreccio tra le dolcezze della pesca gialla e le note amaricanti e officinali dell’anice, tra la frutta candita e lo zafferano, tra la carezza del miele d’acacia e la profonda cicatrice minerale.
Sorso importante eppure privo di pesantezze, fresco, molto sapido, inciso dai tannini del Trebbiano, screziato di piccantezze cementizie e soffi di fieno, con una lunghissima scia saporita e piacevolmente ammandorlata.
Da bere ascoltando NO ROOTS di ALICE MERTON.
89 Punti ma, forse, 89+ e il mio Premio SURPRAIS.

– OFFIDA DOCG PECORINO “COLLE SAN GIUSTO” 2022, PODERI SAN LAZZARO (MARCHE): un Pecorino che lascia si riconoscano finocchietto selvatico ed erbe amare tra le ventate di frutta secca, susina e sulfurea mineralità.
Sorso di iniziale avvolgenza che diviene ben presto più dinamico e birbante mescolando sapientemente la sensualità con la pietrosa mineralità.
Lo lascerei ancora un po’ in vetro ma intanto si becca 87+ Punti (o forse 88-).

– OFFIDA DOCG ROSSO “GRIFOLA” 2016, PODERI SAN LAZZARO (MARCHE): un Montepulciano in cui il frutto soccombe alle durezze varietali del vitigno.
In evidenza, dunque, radice di liquirizia, spezie, humus, una presenza di quello che i cugini d’oltralpe chiamerebbero goudron.
E poi cannella e cacao mischiati a graffi vegetali.
In bocca il calore alcolico non manca e aiuta ad addomesticare le riproposizioni dei descrittori olfattivi lasciando più spazio a un frutto che diventa ciliegia in confettura e a una chiusura cui freschezze e tannini allungano la vita.
Forse un po’ scontroso ma 88- Punti se li merita.

– VERNACCIA DI SERRAPETRONA DOC “TRAVENANO” 2018, PODERE SUL LAGO (MARCHE):
al naso colpisce prima l’intensità dell’incenso che non la tipica e marcata peposità mentre visciole, succo di mirtilli, chiodi di garofano, cuoio conciato, china e liquirizia riempiono lo sfondo del panorama olfattivo.
Sorso fresco e vivace, potente e dai tannini ben tessuti, con una lunga scia sapida che sprigiona allegria e invita a pensare.
88 Punti con, forse, un +.

– MARCHE IGT MERLOT “IL RUGGERO” 2015, PODERE SUL LAGO (MARCHE): un Merlot “non Merlot”, di compite fruttosità di more e rovi dedica molto spazio ai grani di pepe e alle balsamicità di liquirizia, rabarbaro ed eucalipto.
Dimentico affatto dell’humus del sottobosco e dei solchi minerali, chiude poi su tostature di caffè e frutta secca (arachide).
Sorso di nordica freschezza e adeguata glicericità che, insieme alla vellutata trama tannica e alla spinta sapida conduce a un finale persistente di richiami fruttati e speziati.
89+ Punti.
Merita di essere menzionato anche il Pinot Nero “ADELAIDE”, fresco, minerale, appena fumoso e più attento alle note amaricanti che non a quelle floreali e dei piccoli frutti.
Lo aspetto però ad un assaggio più attento.

– CAMPANIA IGT FIANO “ARENARA” 2021, CIANCIULLI (CAMPANIA): un Fiano di montagna che racconta pietrisco e freschezze balsamico-mentolate, ginestre ed erbe d’alpeggio.
D’un tratto la calma, quella della mela, della pesca, dell’albicocca e della camomilla, ma solo per un breve istante, ché nuove birbantezze di scorza d’agrume e uva spina bussano alla porta.
Il sorso è scattante e propone con burbera gentilezza il continuo alternarsi di quei richiami di scorza d’agrume amaro e pietra focaia che il tattile solletico dei tannini aiuta ad evidenziare.
Chiude lungo e mentolato invitandoVi a riempire nuovamente il bicchiere.
89 Punti.
Della stessa etichetta meritano di essere citate anche le annate 2020 e 2022, totalmente diverse tra loro e da quella sopra descritta.
La prima, ricca di fiori secchi, erbe di campo e screziata di miele mostra un appena di cedimento e sembra imporre un “bevi subito” che l’altra rifugge invece come la peste mettendoVi sotto il naso diabolici sbuffi sulfurei e lasciando presagire una evoluzione che mi fa mettere in agenda sin da ora il suo assaggio futuro.

– CILENTO DOP AGLIANICO “NOTARIUS” 2021 RISERVA, DONNA CLARA (CAMPANIA): inizia mostrandosi con dolcezze di composta di frutti di bosco per poi incupirsi e raccontare radice di liquirizia, legni nobili, felci e tabacco su uno sfondo balsamico minerale.
Sorso di decisa freschezza che la sapidità quasi piccante e i tannini decisi rischiano di mettere in secondo piano e con una lunga chiusura dedicata alla frutta e a leggere tostature.
87+ Punti.
– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “LA POSTA” 2018, CASALETA (MARCHE): gialle dolcezze di mela renetta e susina introducono note amaricanti di nespola e balsamiche di anice e finocchietto selvatico e una profonda mineralità che è poi incipit di un sorso di pari freschezza.
Scorrevole e bilanciato si allunga sulle aromaticità dell’olfatto lasciando spazio anche a un incipit di idrocarburo che lascia immaginare future evoluzioni.
L’ho riassaggiato a distanza di quasi un anno e mi sembra avere una marcia in più.
88- – Punti.

– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG “BARASTA” 2015 RISERVA, CASALETA (MARCHE): giallo di pesca e di composta di mele si copre di un mantello di spezie d’Oriente, di cannella e noce moscata.
E mentre della pesca iniziale apprezzate l’armellina ecco che la calcarea mineralità diventa idrocarburo.
Glicerico quanto serve a domare la dinamica progressione fresco-sapida, si allunga ricordandoVi con coerenza i descrittori olfattivi.
88- Punti, perché m’aspettavo qualcosa di più.
Una segnalazione la merita anche il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico “CASTIJO” Senza Solfiti Aggiunti che, oltre ai diversi punti di contatto con il “BARASTA”, evidenzia ancora una volta come il sentiero degli “zerosolfiti” sia stretto e tortuoso.

– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT 2016, DRYAS (CAMPANIA): 60 i mesi sui lieviti di questo Fiano dall’olfatto gordiano.
Un nodo da dirimere fatto di intrecci tra la crosta di pane e la nespola, tra la mela e il glicine, tra l’idrocarburo e la pera, tra l’incenso la nespola e le erbe mediterranee.
E poi nocciola fresca, mineralità, un filo di fumo e un pizzico di spezie prima del sorso.
Fresco, di suadente effervescenza e saporita corrispondenza gusto-olfattiva, lungo quel tanto da chiederne ancora con la scusa di voler controllare qualcosa.
88+ Punti, ma tenete conto del mio metro di giudizio.

– CAMPANIA IGT FIANO “GRISEO” 2022 DRYAS (CAMPANIA): gemello diverso del precedente entra a gamba tesa con mediterraneità di timo e origano per poi raccontare mela verde e pera ma, soprattutto ben più che un accenno fumé, di quasi povere da sparo “sparata”, un’idea tostata e una grassezza mielosa che…già mi fanno venir voglia di assaggiarlo tra qualche anno (o di assaggiarne qualche vecchia annata).
Il sorso mostra polso, pienezza e avvolgenza senza mai perdere di vista il dettame della piacevolezza.
Freschezza e sapidità giocano a suo favore e l’allungo Vi lascia tutto il tempo per decidere se di esso preferite le erbe aromatiche, il miele o i toni fumé.
Da bere ascoltando CHOOSE ME dei BAND-MAID.
89- Punti (ma con lo stesso metro di giudizio del precedente).

– FIANO DI AVELLINO DOCG “PIÙ ALTO” 2021 RISERVA, I SATOLI (CAMPANIA): all’olfatto lascia trasparire il proprio umore dolce-amaro raccontando di miele di castagno, frutta candita e pesca tabacchiera cui fanno da contraltare le note amaricanti delle erbe aromatiche e quella pietra focaia che…
L’ampio sorso, di affilata freschezza, si regge sulla solida impalcatura minerale raccontando agrumate astringenze e allungandosi su ritorni fruttati e salini.
88+ Punti.

– FIANO DI AVELLINO DOCG “LAPIANO” 2021, IL SOLE E IL LUPO (CAMPANIA): un Fiano che colpisce da subito con la propria impronta mediterranea.
Macchia intricata e cespugli di erbe aromatiche si fondono con complesse dolcezze amaricanti di scorza d’arancio candita e nocciola e si evidenziano poi note di frutta bianca e grano cui si affianca una singolare nota sapida di oliva.
Sorso fresco e decisamente sapido che ripropone con fermezza le note erbacee, trasforma in mandorla la nocciola e sorprende per il mix di complessità e facilità di beva.
89- Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE agli Organizzatori e a tutti i Produttori, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che, per oggettiva impossibilità, hanno avuto la fortuna di non vedermi al proprio tavolo.
È stata davvero una bella giornata, ricca di emozioni per le quali valeva la pena sfidare la meteo avversa.
Qualche piccola imprecisione in avvio e la mia ancora insuperata difficoltà a trovare dei reali punti di contatto tra le regioni protagoniste non hanno inficiato in alcun modo la riuscita di un Evento ormai collaudato nella formula e nella realizzazione che merita di essere messo tra quelli “da non perdere” e del quale metto in agenda sin da ora un’Edizione 2026 che già so “più bella e più splendente che pria” (cit.).
