
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 4 Maggio nelle sale della GAMBERO ROSSO ACADEMY di Roma il CONSORZIO TUTELA VINI COLLIO ha organizzato una interessantissima masterclass dedicata al Pinot Grigio ma soprattutto al Collio in quanto marcatore delle caratteristiche sensoriali dei vini prodotti al suo interno e, nel caso del vitigno in oggetto, “valorizzatore” dell’idea comune che se ne ha.

IL COLLIO
Il Collio non è un territorio che si racconta con la geografia, ma con la tensione.
È una mezzaluna di colline incastrata tra pianura, montagne e Slovenia, dove il vino nasce sempre da una forma di contrasto: luce e ombra, Adriatico e Alpi Giulie, morbidezza e verticalità; una terra di confine in senso quasi ossessivo, politico, culturale, climatico.
E il bicchiere lo traduce fedelmente.
Qui la parola chiave non è “minerale” detta a caso, ma equilibrio dinamico.
La famosa ponca (che ormai tutti sapranno essere un’alternanza friabile di marne e arenarie eoceniche tecnicamente definite come flysch) non è folklore geologico ma motore del paesaggio gustativo: drenaggio rapido, vigoria controllata, maturazioni complete ma mai statiche.
Il risultato è una materia che può essere ricca senza diventare larga.
Il Collio è stato storicamente il laboratorio italiano del bianco ambizioso, non quello semplice da sete estiva, ma quello pensato come vino di struttura, profondità e longevità.
Qui il gesto tecnico non è mai stato un tabù: acciaio, legno grande, macerazioni, blend, soste sulle fecce, tutto è stato usato, discusso, estremizzato e poi raffinato.
Il paradosso è che un territorio percepito come “classico” ha in realtà un’anima profondamente sperimentale.
Il registro aromatico raramente urla, piuttosto stratifica: erbe fini, fiori bianchi, pesca non tropicale, agrume maturo, salinità quasi gessosa e una chiusura spesso amaricante che dà firma territoriale.
Il Collio migliore non cerca consenso immediato, cerca progressione.
Le varietà qui sembrano trovare un lessico comune.
Il Friulano parla di mandorla, tattilità e territorio, la Ribolla Gialla è acidità e tensione, quasi architettura liquida, il Sauvignon Blanc perde caricatura aromatica e guadagna precisione e…il Pinot Grigio, quando fatto seriamente, smette di essere categoria commerciale e torna vino.
Poi c’è la frattura identitaria che ha reso il Collio quello che è: la vicinanza con Brda, il confine mobile, la storia spezzata del dopoguerra.
Da una parte Italia dall’altra Slovenia, ma medesima matrice culturale e pedologica.
È difficile capire davvero il Collio se lo si pensa come Denominazione e non come ecosistema storico.
In sintesi: il Collio è uno dei pochi territori italiani in cui il vino bianco ha sviluppato una grammatica adulta.
Non vive di immediatezza, ma di profondità.
Non seduce, convince.
O, per dirla più brutalmente: se cerchi profumo trovi tante zone; se cerchi forma, il Collio entra nella conversazione.

IL PINOT GRIGIO
Il Pinot Grigio è probabilmente uno dei vitigni più fraintesi del panorama contemporaneo.
Ha pagato il successo con la banalizzazione: enorme riconoscibilità commerciale, scarsissima considerazione critica, è diventato categoria prima ancora di essere vino.
Ordinare “un Pinot Grigio” in molti contesti significa non chiedere un’identità, ma una funzione: freschezza, facilità, neutralità.
Ed è qui che inizia il problema.
In un mondo in cui non esiste più il “bianco” e il “nero”, in un mondo che ha scelto il “grigio” per accontentare tutti e non scontentare nessuno, il Pinot Grigio, quando preso sul serio, è quasi un ossimoro.
È un vitigno ambiguo, geneticamente una mutazione del Pinot Noir, e quell’origine se la porta dietro come memoria strutturale: buccia ramata, sensibilità agronomica, resa qualitativa non sempre generosa, capacità di accumulare materia più che semplice aromaticità.
Non è un vitigno da esibizione olfattiva, raramente conquista per impatto; non ha la verticalità acida di una Riesling, né la firma aromatica di un Sauvignon Blanc.
Il suo talento è altrove: tessitura, volume, tattilità.
Vinificazioni “industriali” che lo spogliano di tutto quanto lo rende interessante (raccolta precoce, pressature aggressive, fermentazioni pulite fino all’anonimato) restituiscono il Pinot Grigio che tutti conoscono e pochi ricordano.
Un liquido corretto, funzionale, intercambiabile.
Ma il Pinot Grigio di territorio cambia linguaggio.
In aree come il Collio acquisisce densità senza perdere misura.
La componente fenolica diventa risorsa: lieve grip, finale amaricante, profondità gustativa che lo rende più gastronomico di quanto il mercato abbia lasciato intendere.
Anche il colore racconta molto.
Quelle bucce grigio-rosate permettono interpretazioni che vanno dal bianco cristallino al ramato.
E proprio il ramato, storicamente tutt’altro che eccentrico, restituisce al vitigno una parte della sua identità originaria: più materia, più struttura, meno ossessione per la trasparenza tecnica.
Il Pinot Grigio non è un vino da colpo di fulmine.
È un vino di sottrazione, chiede attenzione a chi beve e rigore a chi produce.
Non perdona scorciatoie ma, nelle versioni migliori, offre una forma di eleganza poco spettacolare e quindi più difficile da raccontare.
Il suo pregio non è stupire ma stare in equilibrio in una zona sottile tra discrezione e carattere.
In un’epoca che premia vini che gridano, il Pinot Grigio migliore resta quasi controculturale: parla piano, ma ha qualcosa da dire.

LA MASTERCLASS
Condotta da Giuseppe Carrus (curatore della Guida VINI D’ITALIA di GAMBERO ROSSO) e Luca Raccaro(Presidente del CONSORZIO TUTELA VINI COLLIO), ha proposto un viaggio in diciannove tappe.
Diciannove etichette prodotte da altrettante Aziende, una sorta di collage del Territorio che ha consentito di evidenziarne le caratteristiche peculiari delle diverse zone in relazione a esposizione, quota e stile del Produttore.
Diciannove etichette che hanno evidenziato come alle annate più giovani spetti il compito di comunicare gli aspetti primari e varietali del vitigno mentre col trascorrere del tempo sia il Territorio ad alzare la testa.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2025, HUMAR: un olfatto delicato che si presenta con una inattesa speziatura per proporre poi calde delicatezze di fiori di campo e fieno, dolcezze di mela Fuji e sprazzi agrumati su uno sfondo moderatamente salino.
La sapidità si apprezza invece in bocca e, spalleggiata dai rimandi di agrume, fa da stampella a una acidità che sembra stentare a tenere il passo del volume glicerico e contribuisce a allungare il finale.
86++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2025, RUSSIZ SUPERIORE: olfatto segnato da note di gesso bagnato e da un’idea di sale marino che contrasta con le note dolci e vezzose del tiglio.
E poi una lunga scia verde di anice e menta e un ché di muschio e precedere il corteo della frutta: melone, mela, agrume…
Giovane e teso propone un sorso di grande freschezza e animo salino ammorbidito dalla carezza del legno e con un lungo finale green punteggiato di intarsi ammandorlati.
87 Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, MARCO SCOLARIS: mela Golden e intrecci tropicali si alternano ad agrumi e acacia mentre un bel corredo di erbe aromatiche adorna l’animo elegantemente minerale e salmastro di un vino che invita al sorso.
E in bocca è gustoso, delicato ma presente, con una freschezza fruttata che poggia su solide basi sapido-minerali e una chiusura vispa firmata dall’anice.
87– Punti

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO “BRAIDE GRANDE” 2024, LIVON: la vaniglia (quella del baccello) è subito padrona del calice ma pian piano cede il passo al più delicato tiglio.
Dolcezze che trovano alleati anche in una frutta bianca che è una macedonia di pera Williams e mela Golden e che fanno a sportellate con una mineralità profonda e importante.
Il sorso è coerente, sostanzioso e dinamico, morbido in ingresso e sostenuto da una freschezza calibrata che accompagna la progressione gustativa e da una sapidità che trova in una sottile peposità un valido alleato per non perdere il passo mentre nel finale si affaccia un alito mentolato che sa del respiro del Collio.
87+ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, FRUSCALZO: c’è una categoria di Pinot Grigio che si limita a esistere e una, molto più rara, che prova ancora a raccontare un luogo.
Quello di FRUSCALZO appartiene con decisione al secondo gruppo: niente costruzioni aromatiche compiacenti, niente profili standardizzati da bianco “internazionale”, ma una lettura del Collio che conserva misura e identità.
Il naso non cerca volume, ma definizione.
Prima la frutta, pesca, pera matura, mela golden, poi scorza d’agrumi, fiori bianchi e una sfumatura appena mielata che allarga il profilo senza trascinarlo verso morbidezze eccessive.
Sullo sfondo emerge una nota minerale discreta, quasi gessosa, che restituisce tensione e profondità.
L’assaggio conferma l’impressione iniziale: ingresso pieno ma non ridondante, materia ben calibrata, acidità che accompagna senza irrigidire.
Il frutto è maturo, leggibile, sostenuto da una trama lineare e da una lieve sapidità che rende il sorso progressivo.
Interessante la chiusura, con una sottile impronta fenolica e un finale pulito, leggermente agrumato.
È un Pinot Grigio che rinuncia volentieri all’effetto facile per lavorare sulla precisione.
Non seduce con immediatezza caricaturale, ma costruisce il proprio equilibrio su dettagli, misura e continuità di beva.
Più che un esercizio di stile, una bottiglia che sembra ricordare come il Pinot Grigio, quando non viene trattato da semplice commodity, possa avere qualcosa da raccontare.
86++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, PIGHIN: profilo olfattivo che solletica con aromi di scorza di pompelmo, pera, mela, un vabbè di banana e ananas che salvia, anice e sambuco nascondono con uno sbuffo e molta sapienza su uno sfondo minerale e iodato.
Sorso che se la mole alcolica rende necessariamente morbido e ciccione, rimane comunque agile e articolato grazie a una componente fresco sapida muscolare e tonica.
87 Punti con forse un +.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, ZORZON: al naso tanta frutta: la mela matura, la pera appena più croccante, un forse di ciliegia, gli agrumi a rinfrescare e una granola pietrosa a porre fine alle smancerie.
In bocca mostra una buona cremosità ma meno sostanza rispetto a quanto l’esame olfattivo avrebbe fatto supporre.
La buona coerenza con i descrittori percepiti al naso regala un assaggio stratificato, con la dolcezza della frutta a dettare il ritmo e le parti dure a prendere pian piano in mano la situazione regalando un assaggio interessante ma di stampo forse un po’ troppo internazionale.
85- Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, RONCO BLANCHIS: dalla parte più a Sud del Collio un Pinot Grigio dall’olfatto inizialmente scontroso come si conviene a un Friulano.
Ma gli basta poco per sciogliersi e allora eccolo, potente, materico.
Frutta matura, una pera Kaiser ad aprire, poi la scorza di mandarino poi l’albicocca e quelle note vegetali che si nascondevano dietro un dito.
Il gelsomino, la menta, una nota fumé che strizza l’occhio a un forse di pietra focaia.
In bocca ha corpo e muscolatura, lo scatto di un velocista, l’agilità di un ginnasta, la forza di chi alza il bilanciere…
Iniziale dolcezza, sapidità che tenta la fuga con la complicità dei tannini, freschezza che lascia andare perché già sa che il futuro sarà suo.
Forse appena corto ma…notevole.
87++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, BORGO SAVAIAN: un incipit arrembante fatto di tattilità di salvia (cicciotta, con le foglie ricoperte di vellutata peluria) e contorni di mentuccia romana seguito da rimandi di melagrana e geranio su uno sfondo di pietra appena bagnata.
In bocca si muove agile sfruttando il gioco di gambe fresco-sapido per tenere a bada una glicericità non arrembante ma presente quanto serve a rendere avvolgente il sorso.
Nell’allungo non proprio da campione mostra tutta la sua giovinezza ma aspettatelo, il ragazzo si farà.
88 Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2024, SKOK: regala al naso note di nocciola e gesso bagnato, fieno e frutta bianca, calore e semplicità ravvivati da arancia candita e albicocca matura, da ricami speziati di zenzero e da freschezze di rosmarino.
Il sorso conferma, lascia che emerga un floreale di rosa, stuzzica con leggiadri tannini e sottolinea soprattutto le note vegetali e le spezie calcando la mano su una sapidità che a Jasbana è firma del Territorio.
87+ Punti

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO “JESERA” 2023, VENICA & VENICA: la mandorla amara è la prima ad alzare la mano per farsi vedere e l’acacia, che provava a dire la sua si ritrova così in un angolino a tenere compagni a una frutta leggera che scomoda anche un’idea di fragola.
In bocca la mineralità impone la propria mole mentre il sottile tannino batte il tempo e sollecita la beva di un vino che spinge sulle durezze ma fa leva sulla materia per evitare che queste siano di ostacolo al sorso.
87++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2023, FERRUCCIO SGUBIN: qui la menta sembra essere fin troppo esuberante nella sua slanciata delicatezza e, insieme col sambuco, introduce un corteo fruttato di pera, mela Golden e frutto della passione in marcia sulla guida rossa di agrumi e sale.
In bocca la frutta è accompagnata da sensazioni di mandorla e miele e il finale è un sostanziale pareggio tra la spiccata acidità e la salinità quasi piccante.
Un Pinot Grigio giovane ma già assennato.
87++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2022, COLMELLO DI GROTTA: tra gelsomini e zest di limone si fanno strada kiwi e pesca gialla macerata con un appena di caramello a fare a cazzotti con una sensazione marina e quasi acciugosa e quell’atmosfera fumé che fa tanto misteriosa eleganza.
In bocca è succoso, glicerico, forse addirittura grasso; decisamente sapido mostra un ottimo equilibrio e una acidità perfettamente integrata con la polpa mentre, nel finale, vive del contrasto tra le sottili amaritudini vegetali e i dolci rimandi olfattivi.
87++? Punti

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO “NOT SVN” 2021 RISERVA, PARASCHOS: riassaggiarlo a un anno di distanza mi consente di confermare che questo Pinot Grigio gioca un campionato a parte.
D’altra parte, quel nome…“NOT”, una negazione asciutta, che sa di definitivo, non questo né quello.
Il naso sembra abitare uno spazio tutto suo, non tanto geograficamente (forse al limite ma il Collio è lì, con le sue colline morbide e la ponca che si sgretola tra le dita) quanto emotivamente, uno spazio fatto di tempi lenti e regole fatte per essere infrante.
Non dà certezze, suggerisce.
La scorza d’arancia, l’albicocca lasciata seccare al sole, il miele di castagno, le erbe amare, il mistero del tè, la certezza del tabacco, della resina, il sospiro di un vecchio libro impolverato, l’imprevedibilità aromatica tipica di certi vini artigianali ben riusciti: non caos ma libertà controllata.
In bocca è materia pura, presenza tattile, energia in movimento.
Sempre leggibilissimo, mai caricaturale, mostra il frutto maturo, la presa tannica, la sensazione ematica, un alcol freddo, immaturo, vegetale, una sapidità che sembra provenire dall’anima stessa di quel mare che ora è polvere e roccia e un finale che…è come ritrovarsi in una storia già iniziata senza che nessuno si sia preso la briga di spiegarVi da dove partire e che…arriverà…forse.
Un vino in cui la macerazione non è estetica né dichiarazione ideologica ma linguaggio.
Non la reinterpretazione del Pinot Grigio ma, forse, il suo manifesto.
Un vino che non è fatto per rassicurare ma per porre domande.
Un vino per chi sa di non sapere.
Coerentemente non 90 Punti, ma quasi.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO “DAR” 2021, MATIJAŽ TERČIČ: dal versante S della stessa collina del precedente un Pinot Grigio diverso, elegante, complesso, per certi versi quasi didattico.
Ci va giù duro con le balsamicità vegetali sottolineando salvia e nepitella ma poi è un profluvio di frutta estiva matura: pera Williams, mela renetta, i cedri maturi a prendere per mano la salinità minerale e piccante, una sgranocchiata di frutta secca…
In bocca è dinamismo puro, uno scalpitio di freschezza e sapidità sapientemente domato da un alcol che qui è di nuovo calore e pienezza.
Coerente in maniera esemplare con l’olfatto si congeda con reticenza lasciandoVi un elegante ricordo di mandorla dolce e il rimpianto di averne acquistato solo una bottiglia.
90 Punti?
Forse si.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO “SKIN” 2019, PRIMOSIC: di due anni più grande ma figlio di un’annata molto simile propone un olfatto decisamente più centrato sulla frutta (anche macerata).
In una atmosfera decisamente salmastra mela e tropici (un po’ troppo presenti) danno la mano a dolcezze d’acacia e caramello bruciato prima, di traghettare l’olfatto verso le durezze grippanti di noce ed erbe amare.
Sullo sfondo zenzero candito, zafferano e fieno attendono che Vi decidiate ad avvicinare il calice alla bocca e…
E allora ecco che calore e struttura salgono in cattedra bacchettando la mineralità del mare sepolto e le astringenze limonose che alzano la voce.
Lungo e ripropositivo il finale che scandisce con coerenza dolcezze e ammandorlati ricordi intrisi di sale.
88++ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2018, RENATO KEBER: un Pinot Grigio di poche parole, friulano dentro.
Mentre avvicini il calice al naso sembra ti guardi e non dica.
Schivo più che timido, pera e mela accennate, un forse di tiglio e ginestra, le erbe aromatiche più sfacciate, l’eucalipto appena maleducato…
Minerale che sembra gesso liquido o forse mare pietrificato.
Uno sfrucuglio di pepe bianco e poi il sorso.
Materico in primis, e poi vivo, scattante, mai seduto, fiero della propria muscolatura fresco sapida gestisce la sostanza con piglio e compostezza.
Ha in sé l’anima di Zegla e tutta la fatica delle vecchie viti da cui viene prodotto e dell’uomo che si chiede perché ci debba essere un di qua e un di là.
Un vino per chi se lo merita.
88+ Punti.

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2016, TENUTA BORGO CONVENTI: al naso propone subito fresche brezze di fiori ed erbe di campo per poi allargare il proprio orizzonte includendo materiche dolcezze fruttate di mela golden e susina gialla, un appena di lime e intarsi di spezie orientali e zafferano.
La sottesa mineralità introduce e il sorso e accompagna la freschezza rendendolo agile nonostante i pensieri suscitati dalle profondità di cera d’api che contrastano sfalci d’erba appena essiccati.
Un vino incurante del tempo.
90 Punti (con un -).

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2015, MUZIC: con un colore che ricorda i pomeriggi lenti di Ottobre propone un naso che procede per sottrazione. Prima il silenzio, poi dettagli.
Pera Williams matura, mela gialla, scorza di cedro, fiori essiccati.
La pazienza…la pazienza lo rende interessante facendoVi riconoscere miele d’acacia, camomilla, erbe fini, la sensazione tattile della ponca appena “roncata”, l’idea del fumo… che sa di cantina fresca e pietra bagnata.
In bocca l’ingresso morbido che firma la generosità dell’annata viene presto dribblato da una vena salina netta, progressiva, priva di cedimenti che Vi accompagna verso una chiusura lunga e adulta, fatta di ritorni di mandorla fresca, agrume candito, lieve speziatura e una mineralità calcarea che resta sul palato come un pensiero rimasto aperto.
Magari non sarà un vino “simpatico” ma dimostra come un vino possa smettere di essere categoria commerciale e tornare a essere linguaggio del luogo.
Da bere senza fretta, magari quando fuori fa abbastanza freddo da giustificare una seconda bottiglia e una discussione che nessuno ha davvero voglia di chiudere.
90 Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a tutti!
GRAZIE a GAMBERO ROSSO e CONSORZIO TUTELA VINI COLLIO per aver organizzato una serata di grande interesse, particolarmente istruttiva e ricca di spunti di approfondimento.
GRAZIE a tutti i Produttori presenti per essersi prestati in prima persona a fare da portavoce al racconto della propria terra.
E infine GRAZIE a Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a questo punto.
