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LIFE OF WINE 2025. Il vino alla prova del tempo.

IL COSA E IL DOVE

Lo scorso 30 Novembre, le ampie sale dell’HOTEL VILLA PAMPHILI di Roma hanno ospitato la quattordicesima Edizione di LIFE OF WINE, Evento unico nel panorama nel mondo del vino.

Nato nel 2010 da un’idea di STUDIO UMAMI e Roberta Perna (e con l’aiuto, dal 2019, di Maurizio Valeriani), propone agli appassionati romani una vera e propria esperienza, un viaggio attraverso le età del vino compiuto grazie alle etichette in degustazione declinate in diverse annate e raccontate dai numerosi Produttori presenti.

Un format ormai collaudato e atteso per un anno intero dai winelovers romani, l’occasione unica di confrontare l’oggi con lo ieri in termini non solo di evoluzione ma anche di stile produttivo.

GLI ASSAGGI

Circa 60 Aziende e un numero imprecisato di etichette in degustazione, tanta Toscana (per tanti motivi), una bella iniezione di Nord e qualche voce da Sud, un percorso complicato da seguire perché è sempre difficile dire “questo si e questo no” di fronte a tanta abbondanza.

Regola numero uno avere tempo a disposizione, regola numero due avere pazienza, regola numero tre improvvisare; questo in breve e da sempre il mio approccio a una giornata impegnativa da gestire con calma e sangue freddo.

Dai circa centotrenta assaggi ho estrapolato ventuno vini da sottoporre alla Vostra attenzione, date una letta alle mie personalissime impressioni e trovate il sistema per assaggiare di persona, ché ne vale davvero la pena!

p.s. se doveste pensare che stavolta sia stato particolarmente “cattivo” beh…avete ragione (ma davvero m’aspettavo qualcosa in più).

QUELLI DA NOVANTA

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC COLLINE TERAMANE “TORRE MIGLIORI” 2008 RISERVA, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): certo nel 2008 era difficile sbagliare ma qui si rasenta la perfezione.

Olfatto evoluto a scimmiottare la Toscana con piglio d’Abruzzo evidenziando il selvatico di marasche (anche sotto spirito) e visciole, le more con le spine, intrichi di ginepro, ombre di grafite, graffia amaricanti di liquirizia e un’idea grassa di gianduia a strizzare l’occhio.

In bocca non ne vuole sapere di chinare il capo!

Vivo, vibrante per freschezza e tannini.

Un assaggio luminoso di frutto di frutto che in chiusura s’incupisce lasciandoVi soli davanti al calice, in ascolto dei Vostri pensieri.

90 Punti.

– MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2015, PLONERHOF (ALTO ADIGE): nel loro giocoso rincorrersi sui ripidi sentieri delle diverse annate, qui è il Riesling ad arrivare primo, tagliando dritto sul pendio della grafite e staccando di ruota le freschezze di mandarino e grassezze opulente di frutta matura non dimentica della banana.

In bocca accenna invece a volersi mettere a ruota di un Sauvignon che, impaziente, sembrava finora dover mordere il freno e che adesso, libero da giochi di squadra, si lancia all’attacco a colpi di pesca e finocchio selvatico.

Interminato il finale, perso nell’abbraccio del Pinot Bianco…minerale, riassuntivo, totale.

91++ Punti.

– SÜDTIROL – ALTO ADIGE DOC BLAUBURGUNDER – PINOT NERO “EXCLUSIV” 2014 (MAGNUM), PLONERHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto veste il frac, elegantissimo nel suo “pinguino” di balsamicità e legni nobili calca la guida rossa dei piccoli frutti di bosco tra applausi fumé e di cuoio.

Il sorso corre via leggero su ghiaioni minerali, tra tannini intriganti e frutti rossi che ammiccano sullo sfondo erotico delle spezie.

Annata difficile trattata con esemplare maestria per un risultato che sarebbe un peccato lasciar chiuso nella sua cornice di vetro.

90+ Punti.

– ROMAGNA ALBANA DOCG PASSITO “AR” 2021 RISERVA, FATTORIA ZERBINA (EMILIA ROMAGNA): ci sono vini che vanno raccontati, ci sono vini che parlano da soli…

“AR” è un vino che si capisce guardando gli occhi di chi lo fa.

Di suo ha ben poco da dire (che vuol dire tanto), è tutto scritto lì, evidente.

320 gr/l di zucchero (avete idea di quanti siano treettitre di zucchero in un litro d’acqua?!), trecentosettantamezzebottiglie (trecentosessantanove dopo questa), esiliato in vetro solo nove volte dal lontano 1966, torchiato a mano (un giro ogni due ore per massimo un giorno), filtrato a lino…

TrockenBeereAuslese “levateve proprio!”

Profuma di frutta candita e più che matura, scorza d’agrume, cera d’api, tiglio, acacia, tabacco, anice…

È dolce, palesemente dolce, ma sapido, minerale…

Un esercizio di stile, competenze e capacità in un sorso.

92 Punti?

Forse, forse di più (o magari di meno), ma non si dà un punteggio a un sogno.

p.s. probabilmente è un vino senza senso ma se ci doveste arrivare dopo aver assaggiato i vari “BIANCO DI CEPARANO”, “TERGENO”, “ARROCCO” e magari quello “SCACCO MATTO” che qui non era presente beh…forse un senso ce lo troverete.

– SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2014 (MAGNUM), GINI (VENETO): da un’annata complessa un vino ridotto all’osso, scarno, essenziale, pietroso ma screziato di ginestre, rude nel dire di timo seccato al sole.

Il sorso ha la ruvida delicatezza dei vecchi, mani di ruvida grafite che accarezzano con la delicatezza della crema di limone e dell’acacia e della cera d’api e la vivacità di una freschezza che non vuol saperne di chinare la testa.

Un vino per pochi, che vuole pensieri profondi e poche parole.

91+ Punti.

– VENETO IGT PINOT NERO “CAMPO ALLE MORE” 2016 (MAGNUM), GINI (VENETO): a chi si chiedesse cosa ci fa il Pinot Nero in zona Soave bisognerebbe dire di esperienza, lungimiranza, visione…

E il naso nel bicchiere dice di Borgogna, forse troppo, o forse no vista l’esuberanza che poco c’azzecca con i cugini d’oltralpe.

Il piccolo frutto sale in piedi sulla cattedra e se la comanda arringando dall’alto sbuffi balsamici, profonde vegetalità e spezie scure.

Il sorso è ricco, fresco come pochi, consistente e setosa la trama tannica, piccante la sapidità, caldo quanto serve a smussarne gli spigoli della calcarea presenza.

Come direbbe mio cugino: “in fondo è solo Pinot Nero” (o forse no?)

91 Punti.

I QUASIQUASI

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “TORRE MIGLIORI” 2018, CERULLI SPINOZZI (ABRUZZO): il primo impatto è con le freschezze verticali del mentolo e con le amaritudini della liquirizia, delicate eppure capaci di imporsi sulle ampiezze della frutta gialla, della camomilla, di un ananas che avrei preferito di no.

Poi pepe bianco, vaniglia, burro fuso, pietra…

Il sorso è pieno, sapido, marino, caldo da quasi mettere in difficoltà la freschezza e lungo, molto lungo, a rimarcare tostature e spezie.

88++ Punti.

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “LE VIGNE DI FARAONE” 2014, FARAONE (ABRUZZO): da una annata difficile un vino destinato a sorprendere quelli che “è solo Trebbiano”.

Sfumature di vaniglia accompagnano la mela ancora succosa, il fieno stempera il sambuco, il tutto in una atmosfera fumé e idrocarburica che confonde la memoria e scimmiotta mineralità di Pecorino.

Assaggio snello, fresco, scattante, salato e sottilmente pepato e intrigantemente tannico, screziato di erbe essiccate che s’allunga ancora sul frutto e sulla spezia.

88 Punti (ma da riassaggiare con calma).

– MITTERBERG IGT BIANCO “NÖRDER CUVÉE BLANC” 2018, PLONERHOF (ALTO ADIGE): dei tre moschettieri (Riesling renano, Sauvignon Blanc e Pinot Bianco) è il secondo ad alzare la voce esaltando la pesca matura, strizzando l’occhio alla mentuccia e al timo, scansando quel Pinot Bianco che provava a fare da paciere e dandosi un po’ di gomito con un Riesling che strilla vulcano violento e selce tagliente.

In bocca è salato, succoso, si ricorda della pesca e ci mette vicino l’albicocca, la freschezza del pompelmo e la grassezza della nocciola.

Un sorso complesso, o forse semplice ma da far girare la testa.

Vi serve altro?

Assaggiatelo!

90- Punti.

– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2018, SANTA BARBARA (MARCHE): su un tessuto finemente speziato si disegna una trama di caramello bruciato e delicate tostature che precedono l’incedere arrembante della frutta gialla matura e candita, del pompelmo, della camomilla, della mandorla fresca in una atmosfera che “puzza” di pietre sbattute.

Sorso glicerico che accompagna quella progressione fresco-sapida che governa l’assaggio e conduce al lungo ed estremamente coerente finale.

89 Punti.

– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “STEFANO ANTONUCCI” 2012, SANTA BARBARA (MARCHE): 

olfatto intenso, quasi aromatico, a sciorinare pompelmi maturi e frutta gialla candita (pesca e albicocca) tra inserimenti a gamba tesa di idrocarburi e spuzzate lenitive di vaniglia.

In bocca spicca per una morbidezza che, inattesa, prende il posto di una mineralità che, supposta potente, sorprende invece per la lenta ma inesorabile progressione che dinamizza il sorso senza renderlo scontroso.

Chiude lungo tra ricordi di frutta e ricami speziati.

89- Punti.

– BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2020, CARPINETO (TOSCANA): scuro e balsamico, di alloro e sottobosco di felci, di terra rossa, ferrosa, fresco d’arancia, intrigante di tè e spezie d’Oriente.

Sorso di stimolante freschezza reso ancor più intrigante da una sapidità a tutto tondo e dai tannini obbligati a mordere il freno.

Invogliante il finale cantato a due voci dai ritorni di arancia e dagli acuti di chiodi di garofano.

Un Brunello che strizza l’occhio al Rosso e non se ne vergogna.

89- Punti.

– TOSCANA IGT ROSSO “POGGIASSAI” 2015, POGGIO BONELLI (TOSCANA): gesso e resina si mescolano con visciole in confettura e ciliegie sotto spirito, in pepe e la china sposano note di catrame e quel non so che di animale rende il tutto più legato alla terra.

Sorso fresco, potente ma mai eccessivo, compatto, succoso e di piccante persistenza.

88+ Punti.

– BOLGHERI DOC SUPERIORE “SONDRAIA” 2016, POGGIO AL TESORO (TOSCANA): un’annata che trova la quadra tra le piacionerie internazionali dell’annata 2020 e le note umide di funghi e tabacco messo ad asciugare della 2018.

La ciliegia e il lampone sposano la prugna secca, i legni nobili, la macchia mediterranea, la polvere di caffè, l’eucalipto e la liquirizia.

Il sorso è insieme vivace e opulento, ben indirizzato dalla freschezza e marcato da tannini forse un pelo sopra le righe ma stuzzicanti, in un rimarcare continuo di prugna, cassis, liquirizia e tabacco.

89- Punti.

– TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2012 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): si mostra da subito in tutta la freschezza del suo abito balsamico-boschivo evidenziando resine e funghi prima di virare sull’agrume dolce e financo cremoso, un mandarino che sposa la melagrana e s’allarga sulla mela cotogna tra guizzi di pepe, crosta di pane e mineralità.

Sorso di struggente cremosità, fresco da dare i brividi, sapido da far schioccare la lingua, lungo, accordato con l’olfatto e con una chiusura pasticcera e agrumata.

Proposto qui in anteprima, celebrerà nel 2026 i cinquant’anni dell’Azienda e lo farà in grande stile.

89 Punti.

– TRENTO DOC BRUT ROSÉ “+4” 2010 RISERVA, LETRARI (TRENTINO): olfatto complesso screziato di orientali speziature ma centrato su quei piccoli frutti che in coda di assaggio riveleranno anche la fragolina, sul mandarino e sulla pasticceria.

Sorso elegantissimo segnato dal contrasto tra la suadente cremosità e il modo un po’ rustico di proporre la sua dolomitica freschezza e la calcarea mineralità, rispettoso dell’olfatto, elegantissimo e di lunghezza che insegna.

89- Punti.

– VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2019, SECONDO MARCO (VENETO): un somarello che porta una soma si semplicità disarmante e forse proprio per questo complessa.

Pagine di profumi in perfetto ordine da sfogliare con calma, violette, ciliegie sotto spirito, cioccolato fondente freschezze medicinali e contadine terrosità.

In bocca crea in centro bocca un pianeta di frutta matura attorno al quale orbita lo spazio profondo di una freschezza a molti sconosciuta.

Giovanissimo, 89- Punti e tante belle speranze per il futuro.

– VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2018, SECONDO MARCO (VENETO): un olfatto freschissimo di eucalipto e “buco con la menta intorno”, etereo più che balsamico, a introdurre delicatezze di fragola e ciliegia e piccantezze pepate.

In bocca propone succosa eleganza, tannini calibrati sulla gestione della freschezza, riverenze di spezie e allungo da enciclopedia.

Splendida la performance della Rondinella nel girare la chiave di accensione e magistrale la gestione dell’endurance da parte di Corvina e Corvinone.

89 Punti.

– VALPOLICELLA DOC RIPASSO 2017, SECONDO MARCO (VENETO): il frutto se ne sta in finestra ad osservare con discrezione l’arrembante incedere di freschezze mentolate che, dietro un velo di vaniglia, lasciano che si palesino evidenze erbacee.

Sorso luminoso, di succulenta sapidità, e traviante malia.

Pensate alle difficoltà dell’annata e poi ai Ripasso “da manuale”, alle concentrazioni, alle sottolineature…

Dimenticate tutto (NO, l’annata NO!) e dividete anche Voi la Valpolicella dei “secondo tutti” da quella di SECONDO MARCO.

89+ Punti (ma sapete quanto io sia tirato).

– SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2022, GINI (VENETO): sisi, ci sono gli agrumi (quelli con cui in pasticceria fanno le creme), la nespola, la camomilla…ma è quell’anima di pietrosa mineralità che lascia basiti.

In bocca è morbidezza che seduce e sapidità che schiaffeggia, appena tostato, fumé un po’ di più, minerale e agrumato nell’allungo…

Prefillosserico e fondamentale per comprendere le annate di cui leggerete di seguito.

89+ Punti.

– SOAVE DOC CLASSICO “CONTRADA SALVARENZA VECCHIE VIGNE” 2018, GINI (VENETO): un vino dall’olfatto profondo come le radici delle vigne di centoquarant’anni da cui proviene, grasso di mela cotogna, pesca e pompelmo maturi, accenna al confetto ma racconta la ghiaia, fiori gialli e gelsomini, erbe selvatiche, spezie pasticcere, camomilla e forse basilico.

Sorso ampio che propone, tra nobili maniere e retaggi contadini, albicocca matura e scorza di limone, spezie e sapida, pietrosa mineralità.

Chiude un po’ brusco, sottolineando la mandorla di quel confetto percepito al naso e lasciando intendere che ha ancora molto da raccontare.

90- Punti.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE agli organizzatori e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di dedicarmi parte del loro tempo e la pazienza di starmi a sentire e quelli che per ovvie ragioni non sono riuscito a importunare.

È stata una giornata intensa, forse un pochino al di sotto delle aspettative (complici i troppi Eventi di un fine settimana davvero “overbooked”) ma sempre e comunque imperdiBBile!

Io ho già messo in agenda l’Edizione 2026, e Voi?

Roberto Alloi

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