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d.o.p. TERGESTE

Il Teatro Romano di Trieste

 Diciamo da Monfalcone a Capodistria (quasi).

 Questo è l’areale produttivo della D.O.P. Tergeste.

 Un nome che è già storia

 Fu poi merito di quei “praticoni” dei Romani (Tergeste o Tergestum, di incerta etimologia, era l’antico toponimo di quella che oggi è la Città di Trieste, le cui mura furono erette da Ottaviano) se si arrivò a dotare ciascun podere di un torchio per una spremitura delle olive che seguisse immediatamente la raccolta e se l’olivicoltura si sviluppò da qui sino in Croazia.

 Fu poi merito di quei “praticoni” dei Romani se si arrivò a dotare ciascun podere di un torchio per una spremitura delle olive che seguisse immediatamente la raccolta e se l’olivicoltura si sviluppò da qui sino in Croazia.

 E che l’olio proveniente da queste zone fosse particolarmente pregiato, è testimoniato dagli scritti di Plinio, Marziale e Strabone.

 Con l’Epoca Romana, terminò anche l’importanza data ad una olivicoltura che tornò nuovamente in auge nel periodo bizantino, durante il quale il pagamento delle decime avveniva essenzialmente conferendo l’olio prodotto.

 Durante l’epoca dei Comuni, proprietari e contadini erano obbligati a piantare ulivi nei propri terreni e, nel periodo compreso tra il XIV ed il XVII secolo, Trieste diviene il fulcro del commercio oleario verso il centro Europa.

 Più a Nord di qua l’olivo non cresce, ed era proprio questa zona quella da cui l’Impero Austro-Ungarico si riforniva.

 Un territorio sottoposto ad innumerevoli e periodiche gelate (quelle del 1782 e del 1789 distrussero oltre la metà degli impianti) che però non ha mai cessato di inseguire la propria vocazione grazie principalmente alla tenacia degli agricoltori delle zone di Muggia e San Dorligo-Dolina).

 Della metà dell’800 è la nascita della Società Agraria di Trieste con lo scopo di promuovere l’olio in tutte le sue sfaccettature.

 La pausa susseguente alla grande gelata del 1929 termina all’inizio degli anni ’80 grazie ad una illuminata politica di sviluppo agricolo attuata dalla Regione che nel breve termine porterà da 11 a oltre 300 gli ettari coltivati al uliveto.

 Belica o Bianchera per almeno il 20%, il resto un mix di Carbona, Leccino, Frantoio, Maurino, Pendolino e Leccio del Corno.

Bianchera

 Rigoroso il disciplinare di produzione a partire dall’obbligo di una difesa antiparassitaria basata unicamente sulla lotta guidata ed integrata e/o biologica.

 L’olio prodotto è un fruttato medio ottenuto “calmierando” con attenzione l’elevatissima carica polifenolica delle cultivar principali, caratterizzate da una elevata resistenza al freddo, una buona vigoria delle piante ed una maturazione tardiva che sposta l’epoca della raccolta alla metà di Novembre.

Archiviato in:Olio, Territori Contrassegnato con: Belica, bianchera, Capodistria, Carbona, Frantoio, Leccino, Leccio del Corno, Maurino, Monfalcone, Olivicoltura, Pendolino, Società Agraria di Trieste, tergeste, tergestum, trieste

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