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“I MIGLIORI VINI ITALIANI” 2020

Folle delle Grandi Occasioni a “I GRANDI VINI ITALIANI” 2020

IL CHI

Anche con i “vecchi standard” la Manifestazione “I Migliori Vini Italiani” organizzata da Luca Maroni, quest’anno sarebbe maggiorenne!

 21 edizioni dedicate dall’Analista Sensoriale per definizione, alla presentazione di quelli che sono stati, sono e saranno i vini italiani più apprezzati e venduti al mondo.

 Una voce parzialmente “fuori dal coro” quella di Maroni, che se da una parte ha saputo attrarre decine di migliaia di appassionati alle proprie manifestazioni, dall’altra ha attirato su di sè più di qualche critica da parte dello “status quo” della cultura enoica nazionale.

 Non posso non confessare che anche io ho qualche remora nell’avallare completamente l’opera di Maroni, ma devo assolutamente riconoscergli il merito di essersi riuscito a ritagliare una professionalità per altri invidiabile.

IL COSA

 Venendo comunque ai numeri, nell’edizione 2020 si parla di ca. 140 Cantine e più o meno 800 Etichette in degustazione (laboratori  e seminari a parte).

 Davvero “tanta roba”! TROPPA per i miei standard e le mie possibilità e anche di più per coloro che ogni anno vedo uscire su gambe malferme dall’elegante Salone delle Fontane.

Il “Salone delle Fontane” illuminato con “garbo”.

ALL’OPERA

Mi ero fatto una check List di aziende da scoprire e riscoprire ma nonostante l’impegno, non sono riuscito a completare l’opera.

 Complice la sovrabbondanza di alcol sicuramente, ma soprattutto l’impossibilità di annusare il proprio calice senza avere sotto il naso profumi altrui o urtare la folla in delirio.

 In ogni caso ne ho assaggiate di cose!

 E sono riuscito quindi a dare anche i miei personali riconoscimenti (e non me ne vogliano quelli che ho dimenticato).

IL LAZIO

 Cominciamo dal Lazio e da GAFFINO.

“TUBBO”, “FOJETTA” e “SOSPIRO” ci riportano subito ai tempi del “PAPA TOSTO”.

 Quel Sisto V che tanto aveva a cuore la Qualità del vino che, per primo ne regolò la vendita.

 E “OPIMIAM” voleva riposare 25 anni prima di finire sulle tavole dell’antica Roma.

 Ora sono 4 etichette di questa nuova realtà del panorama enoico laziale che quasiquasi vincono il PREMIO per il packaging “PIÙ FIGO”.

 Di sicuro, “SOSPIRO” vince nella categoria “PROFUMI” per quella nota sulfurea in pieno stile Belzebù che ben si raccorda ad una sapidità salina tutta Tirrenica.

 E pure “FOJETTA” c’ha tanto da dire al naso, con una evidentissima pesca acerba mixata in un sottofondo di limongrass.

GAFFINO nel nome del “Papa Tosto” e della Qualità.

 C’è poi CANTINE SILVESTRI, che è la prima azienda spumantistica del Lazio ma di cui Vi invito ad assaggiare il Sauvignon per scoprirne una “peposità” tutta da cemento anche se fa solo acciaio.

SILVESTRI: bollicine e Sauvignon “degni di nota”.

L’ABRUZZO

 Nella folta pattuglia abruzzese iniziamo da TENUTA ULISSE, i cui “AMARANTA” e “10 VENDEMMIE” Vi mettono al tappeto!

 Peccato per una leggera nota smaltata del primo che mal si confà ad una bocca rotonda e tannica.

 Il secondo è un piccolo capolavoro di armonie che raccontano la storia intera di questa cantina nata tra il 2006 ed il 2009.

 Austero, terragno, scuro, legnoso di quel bosco umido la cui immagine Vi appare ben chiara in mente non appena ficcate il naso nel calice e si rafforza all’assaggio arricchendosi eleganza e freschezza.

TENUTA ULISSE: “AMARANTA” e “10 VENDEMMIE” (LA summa).

 JASCI E MARCHESANI sono presenti con 3 declinazioni dei Montepulciano e l’accento lo pongo su “JANÙ”: cioccolatoso, rotondo con una intrigante nuance di cipria.

 Decisamente “oltre” il Montepulciano!

JASCI E MARCHESANI: tre declinazioni di Montepulciano.

 CANTINE MUCCI è un altro pezzo della Regione più naturalisticamente protetta d’Italia.

 E della Loro ampia proposta, Vi dico qui di “SANTO STEFANO”, che nella magnum del 2014 dimostra in pieno l’annata complicata, e nella bottiglia del 2018 c’ha invece tanto caffè e tanta vita davanti!

 “KUBBADÌ” (2011) sono poi le quattro corde del violino in etichetta: Montepulciano, Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot a regalarci intense armonie.

JASCI E MARCHESANI: “KUBBADÌ” quattro corde per un’armonia.

 Ed infine, “PROIBITO” lo è per il prezzo! Perchè una Falaghina vendemmiata tardivamente e di tale spessore, la vorresti offrire agli amici mentre chiacchieri davanti ad un tagliere di formaggi ma…devi giustamente fare i conti con il portafoglio!

“C’è chi dice che è PROIBITO”…(cit. LITFIBA)

 COLLEFRISIO è “L’ETICHETTA”! Quella che ti ricordi e che ti lascia di sasso!

 “IN & OUT” non c’era ma…andatevela a vedere! E quella che vince il PREMIO “MISTERO”, l’ho vista in anteprima e, per scoprire che questo alloro lo vince a mani basse, beh, sarete costretti a seguire enoevo per sapere di cosa si tratta!

 “APPASSIMENTO” dimostra che quando uno è bravo, anche nelle annate complicate come questa 2017, riesce a portare la vigna in bottiglia.

 Un naso difficile e da scoprire con calma ed un sorso da “femmina elegante” (chè “donna” è riduttivo”).

 Ci sarebbe anche da dire della “didatticità” di un Montepulciano come “SEMIS” (2012) ma assaggiatevelo da soli!

COLLEFRISIO: “LE” etichette fuori, “IL” Territorio dentro.

 CASCINA DEL COLLE spinge sul BIO (serio) e sullo Stelvin con un Trebbiano che vi fa capire le potenzialità del vitigno ed un Montepulciano freschissimo che sarei curioso di aspettare qualche anno.

 “MAMMUT” fa solo acciaio ma c’ha tanto pelo quanto quello che ricopriva l’antenato dell’elefante  e quanto ce ne vuole per coltivarlo in una DOC restrittiva quanto quella dei 40ha di VILLAMAGNA.

 “NEGUS” è l’Africa che il nonno riportò in Abruzzo dalla guerra.

CASCINA DEL COLLE: il BIO, quello serio.

 Scuro come una bellezza Abissina sulla Domenica del Corriere.

 A questi ultimi 2 assegno pure una menzione d’Onore nella categoria “PACKAGING” per il certificato di proprietà e la numerazione “home made” delle bottiglie.

CASCINA DEL COLLE: “proprietari” della Qualità.

IL FRIULI VENEZIA GIULIA

 PIERPAOLO PECORARI è un altro pezzo del Friuli che NON conosco e che continua a sorprendermi, ed “OLIVERS” e “TAO” sono un Pinot Grigio didatticamente sapido e minerale ed un Refosco che deve ancora crescere ma in cui il rotundone c’ha il suo perchè.

 L’uno e l’altro da riassaggiare con calma perchè si meritano un supplemento di indagine anche per l’entusiasmo del produttore.

PIERPAOLO PECORARI: c’è sempre un altro pezzetto di FVG che non conosci!

LA TOSCANA

 IL DRAGO E LA FORNACE: Sono 30ha di vigneto a Colle di Val d’Elsa in piena DOC Chianti Colli Senesi e nel pieno di quel Sangiovese con cui non ho mai avuto un grande feeling ma che ultimamente, devo confessare, mi sorprende sempre di più grazie alla tenacia di quelle Aziende che credono davvero nel territorio.

 A loro va il PREMIO “CONTROCORRENTE” per aver osato etichette davvero troppo “ardite” per la Toscana ed il Chianti.

 Tra le proposte, mi piace sottolineare “RIBOLLITO”, che è la Toscana! quella del BUON “GOVERNO”

IL DRAGO E LA FORNACE: “RIBOLLITO”, il “buon” Governo, quello Toscano.

 “GIALLOPAGLIA” è poi un Vermentino che si merita un applauso per ogni pallino colorato della sua bella etichetta e “CONCALMA” strizza l’occhio alla sensualità e vince per il nome più aderente al contenuto e per l’invito alle tempistiche con cui farne uso.

IL DRAGO E LA FORNACE: la Toscana “differente” (sull’etichetta).

ED ORA?

Ed ora?!

Appuntamento al 2021!

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