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Azienda Agricola “PRINCIPE PIGNATELLI”: il Molise dentro.

Castello Pignatelli di Monteroduni

 È ora di farla finita con questa storia che il Molise non c’è!

 Il Molise c’è eccome!

 E c’è sempre stato!

 Beh, sicuramente sta un pochino ai margini del turismo di massa ma la colpa è tutta e soltanto nostra.

La storia

 I Romani, il Molise lo conoscevano benissimo soprattutto per quell’oro verde che da sempre produce a livelli qualitativi altissimi.

 Non serve scomodare Marco Porcio Catone, Orazio o Marziale per decantare le lodi dell’agroalimentare proveniente da quella che è stata la terra dei Sanniti e dei Pentri, che Plinio inserì in quella Campania Felix che divenne poi Terra di Lavoro, che fu dominio romano prima e longobardo (ma non solo) poi e che dall’originale nome di Sannio, divenne Contea del Molise nell’XI sec.

 Così come non dovrebbe servire nominare la piana di Venafro che, al centro del Parco dell’Olivo, ospita il paese di Monteroduni e quegli ulivi secolari che probabilmente non saranno quelli piantati da Licinio, ma che di storie ne potrebbero raccontare molte.

 A Monteroduni c’è un castello che fa la guardia all’alta valle del Fiume Volturno, là dove l’Abruzzo fa da sfondo ed i rilievi delle Mainarde e del Matese incombono.

L’Azienda

 A Monteroduni, fin dal 1100, c’è la Famiglia Pignatelli che, longobarda per stirpe, eresse proprio quel castello a sua dimora rinascimentale.

 E a Monteroduni i Pignatelli custodiscono oggi un patrimonio storico di 3000 ulivi secolari che occupano 100ha di un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche, dove gli aromi mediterranei si fondono con il substrato continentale. 

 A Monteroduni, Pignatelli vuol dire olio fin dal 1669 (come testimoniato dall’antico casale sede storica del frantoio e della parte amministrativa e commerciale dell’Azienda.

 La Famiglia Pignatelli è uno dei tanti esempi di Azienda che, pur con solide radici nel passato, guarda con occhio attento a quel futuro che passa per l’innovazione e che vuol dire Qualità elevatissima del prodotto.

 La stessa tenacia nel voler dare importanza alle diverse cultivar autoctone sancisce un legame strettissimo ed inscindibile dell’Azienda con il Territorio in cui opera.

I prodotti

 Paesana Bianca, Paesana Nera, Aurina, un po’ di Cima di Melfi e poi Leccino e Frantoio sono gli ingredienti base per le etichette dei pluripremiati (con gran merito) EVO aziendali: “CLASSICO”, “MOLISE DOP”, “MOLISE DOP BIO” e le monocultivar da Aurina, Paesana Bianca e Paesana Nera, in un packaging forse un po’ troppo “classico” (nobilitato anche dal sigillo in ceralacca).

Non mancano poi i condimenti a base di oli EVO, i prodotti conservieri e 3 etichette di vino che sarei curioso di assaggiare…

Infine…

 Alla fine di queste righe, permettemi poi di spendere alcune parole per Fabrizio Fazzi.

Fabrizio Fazzi

 Fossimo nella “perfida Albione”, potrei definirlo “brand ambassador”, ma qui siamo in Italia e Fabrizio non è solo un “ambasciatore” ma una vera e propria macchina da guerra!

Grandissimo comunicatore e amante della Qualità ancor prima che esperto assaggiatore professionista, è un vero e proprio “plus” all’interno di una filosofia aziendale improntata al costante miglioramento di quanto, da secoli, la natura ha donato a quella terra molisana che Vi invito ad esplorare con occhio attento.

Archiviato in:Aziende, Olio Contrassegnato con: Aurina, Campania Felix, Cima di Melfi, Contea del Molise, EVO, Fabrizio Fazzi, Famiglia Pignatelli, Frantoio, Leccino, licinio, Longobardi, Marco Porcio Catone, Marziale, molise, Monteroduni, Orazio, Paesana Bianca, Paesana Nera, Pentri, Plinio, Romani, Sanniti, Terra di Lavoro, venafro

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