enoevo

The New Quality Era

  • Vino
    • Aziende
    • Territori
    • La Bottiglia
  • Olio
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Pasta
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Eventi
  • Storie
  • Viaggi
  • Dai Produttori

da

MARRAMIERO. L’abruzzo che non ha bisogno di gridare.

IL COSA E IL DOVE

Lo so, dovevo scriverne molto tempo fa, ma le parole seguono strade spesso misteriose, si accavallano, si sgambettano, sono poco inclini a rispettare la fila.

E così mi ritrovo solo ora a dire della mia visita all’Azienda di Enrico Marramiero in un Agosto in terra d’Abruzzo in cui le lunghe giornate sono fatte per il mare e per il vino.

Una visita improvvisata, resa possibile solo dalla disponibilità di un Enrico sempre pronto a raccontare la sua idea di vino quale ponte tra tradizione e futuro con i piedi ben piantati in una realtà imprenditoriale consapevole e attenta, imprescindibile a questo punto del nostro terzo millennio.

MARRAMIERO

Rosciano, provincia di Pescara, lì dove il mare Adriatico e la montagna si guardano da vicino e dove, all’orizzonte, il Gran Sasso disegna la sagoma inconfondibile della “Bella Addormentata”.

Un paesaggio che non è solo sfondo, è presenza quotidiana, è misura, radice.

Tra oliveti, vigneti e boschi di lecci, la Famiglia Marramiero coltiva la vite dall’inizio del Novecento, lungo quel tratturo calpestato da greggi che andavano e venivano come se il tempo fosse una cosa relativa.

Un’agricoltura di necessità, non di progetto.

Marramiero non è una data precisa da appendere al muro, ma una continuità di gesti ripetuti nel tempo: restare, investire nel luogo in cui si è nati, creare lavoro, tramandare.

Negli anni Novanta, Dante e soprattutto Enrico impongono il cambio di passo.

Con loro che la vite smette di essere solo coltivazione e diventa qualcosa di più strutturato.

Enrico, economista, porta in azienda uno sguardo da imprenditore.

Non il vignaiolo che parla di “ascolto della terra” a ogni intervista, ma quello che decide di organizzare, investire, modernizzare.

Il vino esce dalla dimensione familiare e prova a presentarsi come prodotto capace di stare sul mercato senza chiedere scusa.

Oggi Enrico Marramiero guida l’azienda avendo ben chiaro che tradizione e innovazione non sono opposti ma due facce di una stessa medaglia coniata nel rispetto delle persone e della terra.

Quattro tenute raccontano questo legame.

Sant’Andrea, il cuore storico, dove la famiglia possiede terra fin dall’Ottocento, Tratturo, Milano e poi Amarello, lassù, verso Ofena, dove le uve guardano il caldo e il freddo picchiarsi giorno e notte e maturano un carattere che non chiede permesso.

Per Marramiero il vino non è solo prodotto, è memoria, gesto, offerta.

Nella cantina di Contrada Sant’Andrea convivono saperi antichi e tecnologie moderne.

C’è attenzione quasi maniacale alla purezza del frutto e al rispetto dell’ambiente.

Selettori ottici, fermentatori, un impianto di fitodepurazione, il primo in Abruzzo.

Tecnologia al servizio di un’idea piuttosto semplice e un po’ scomoda: non sciupare quello che la terra ti dà.

Recuperare l’acqua.

Rispettare chi lavora.

Non fare i furbi.

I vini di Enrico Marramiero sono “compagni di emozioni” capaci di attraversare le generazioni e la sua Azienda racconta di un posto e del sogno ambizioso e un po’ testardo che questo non viva solo di turismo mordi e fuggi ma di valore vero.

Una cantina che sta diventando anche casa per chi vuole restare.

Un’azienda che esporta senza mai tradire il canale della ristorazione e dell’ospitalità, rifiutando con una certa eleganza la grande distribuzione.

Quando una bottiglia nata qui arriva su un tavolo lontano, non porta solo il suo contenuto, porta un pezzo di Rosciano, un pezzo di famiglia e quella strana convinzione abruzzese secondo cui il vino, prima di essere merce, è un gesto di civiltà.

Marramiero è l’Abruzzo che non ha bisogno di gridare.

È la “Bella Addormentata” del Gran Sasso che, dal tramonto, guarda le vigne e ricorda a chi le coltiva che le radici forti non impediscono di cambiare.

I VINI

– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT: s’approccia al naso con quella nota un po’ brusca tipicamente “abruzzese”, quasi stranito del fatto che Vi meravigliate della sua ruvida mineralità.

È il Pinot Nero a ricordargli di essere “gentile” oltre che “forte”, lisciandogli il pelo a buffetti di piccoli frutti rossi.

Senza esagerare…quel tanto che serve a bilanciare le freschezze di mentolo e incenso prima che l’olfatto si rilassi di fronte alle dolci grassezze di una pasticceria affatto dimentica di creme al cioccolato bianco e mandorle caramellate.

L’assaggio è brillantemente diretto da un’effervescenza che armonizza i descrittori olfattivi dandogli compiuta, completa e materica presenza al palato.

Sostanzioso, è sicuramente fresco ma ha nella sua piccante mineralità il quid che vivacizza la beva rilanciandone continuamente la piacevolezza.

Un vino, ma con le bollicine.

88++ Punti.

– SPUMANTE METODO CLASSICO ROSÉ: prima che la croccante sfericità della ciliegia arrotondi gli spigoli vivi dell’agrume si percepisce l’Abruzzo nobile dello zafferano.

E se pian piano si distende il morbido tappeto del cioccolato e della frutta secca non manca un pizzico di pepe a stuzzicare il naso verticalizzando vieppiù l’olfatto.

Il sorso è ampio, fresco e di adriatica sapidità, l’effervescenza un placido sciabordio che accarezza il palato ricordando i descrittori olfattivi e lasciando impresse memorie di pasticceria lievitata e candita.

88 Punti ma solo perché credo debba scontare un residuo di pena nella clausura della bottiglia.

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “ANIMA” 2024: il naso è un morso succoso di mela matura, la carezza delle brezze adriatiche sulle messi mature, la semplice bellezza dei fiori di campo e il simpatico rincorrersi di dolcezze d’acacia e freschezze d’agrume.

In bocca, le delicate astringenze tanniche aprono il sipario mentre l’orchestra ritma l’incedere della piccante sapidità.

Fresco e sostanzioso, disseta e coinvolge; leggiadro richiama il sorso senza mai appesantirsi e lasciando che lo svuotarsi del calice ne sottolinei lo sviluppo espressivo.

87++ Punti.

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “ALTARE” 2023 RISERVA: una “sposa in giallo” fedele di albicocca e rosa dalla gelosia verso speziate amanti orientali.

Sfiora le labbra con la dolcezza di un casto bacio d’acacia, graffia la schiena con erotiche unghie di erbe aromatiche, soffia in un amplesso di scorza d’agrume amaro.

Sarà il fondo del calice a rivelare la quiete e la tempesta, in un susseguirsi di nocciole e burro d’arachidi, tabacco da pipa e castagna, cioccolato bianco e cuoio, mou e rabarbaro.

In bocca è una scudisciata, un cavalcare a pelo di freschezze e piccanti sapidità che le morbidezze fruttate provano a ridurre a trotto composto ma che la lussuria dei tannini ravviva inducendo al peccato di un secondo sorso e di un altro ancora.

Chiusura vitale, lunga come uno sguardo perso nel vuoto, fatta di mandorle dolci, rosmarino, accenni di camino spento e…della voglia di farsi un secondo giro di giostra.

Giovane…TROPPO giovane!

Da bere ascoltando “IS IT A CRIME” (performed live at LIVE AID 1985) di SADE.

Gli darei i cabalistici 90 Punti ma deve scrollarsi ancora di dosso il giogo di una morale fatta di un legno un pochino troppo oppressivo quindi…88++ con tanta, troppa voglia di riassaggiarlo tra qualche tempo.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “INCANTO” 2022: l’olfatto è immediato, netto nel distinguere la frutta rossa e nera polposa, un sottobosco ombroso e fresco, folate balsamiche, fiori appassiti e spezie appena macinate.

Lo spettro gustativo è piacevolmente fresco e alcol e sostanza glicerica sono ben stemperati da una vena sapida che va via via crescendo non spegnendosi neppure nel lungo finale.

87+ Punti.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC TERRE DEI VESTINI “INFERI” 2020 RISERVA: “INFERI” è un nome e di fatto un luogo in cui si precipita assaggiando questo Montepulciano che racconta di misteri profondi celati dalla terra d’Abruzzo.

Avvicinando il naso al calice si entra in una nebbia di speziate dolcezze che celano in parte la sostanza di frutto rosso e tabacco mentre un quid di animale presenza fa da “Minosse” tenendo il vino con i piedi ben piantati per terra evitando così di perdersi in voli pindarici di descrittori poco credibili.

E quelli che sceglierete nel mucchio, quelli che contano, sono scuri come le tenebre dell’Inferno: liquirizia, ferro, grafite, caffè e l’eucalipto ad allungare una nerbata.

Il sorso è rigoroso, potente ma misurato, mai sopra le righe, illustra senza inutili ridondanze lasciandosi andare appena alle “frivolezze” della piccola pasticceria e della cannella.

Ma è peccato veniale, ché freschezza e adriatica sapidità raddrizzano subito la barra del timone.

Chiude lungo, mooolto lungo nascondendo a colpi di rimandi balsamici quell’idea di ricordi e soffitta che s’annida nell’ultima goccia in fondo al calice.

89- perché mi pare s’affanni a nascondere le vegetalità varietali e perché serbavo un ricordo della 2019 che…dovrei riassaggiare ma mi pareva meritasse un paio di punti in più.

– VINO COTTO “LIVIA”: nel calice ha un colore magnetico e il naso è il primo prigioniero di tale campo d’attrazione.

Percepisce distintamente il caramello bruciato, il fico secco, la frutta rossa in confettura, cioccolato e spezie quasi fosse panpepato e, in chiusura, arriva una piacevole brezza mentolata a rinfrescare.

In bocca la dolcezza è ovvia ma l’imperante freschezza fa si che non si scada mai nello stucchevole e così, tra note di agrume amaro e ricordi speziati, si rimane invischiati in un lunghissimo, aromatico finale.

87 Punti con un + per la tradizione.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE a Enrico Marramiero per la squisita ospitalità e la pazienza dimostrata nell’aspettare queste mie poche e insufficienti parole spese per cercare di descrivere i suoi vini e, anche e soprattutto, l’idea che c’è dietro.

Un’idea che va oltre la bottiglia in sé e che coinvolge il Territorio e un’economia di cui Marramiero vuole, può e sa essere volano.

Roberto Alloi

  • Facebook
  • Instagram

Archiviato in:Aziende, Evidenza, Vino Contrassegnato con: abruzzo, ALTARE, ANIMA, Brut, enoevo, Enrico Marramiero, Incanto, INFERI, LIVIA, MARRAMIERO, metodo classico, Montepulciano d'Abruzzo, RISERVA, Roberto Alloi, rosé, spumante, Terre dei Vestini, Trebbiano d'Abruzzo, Vino cotto, vinodentro

« Metti un giorno da PASETTI. Gli Arimanni a guardia del vino d’Abruzzo.

Cerca

Chi sono

Instagram

Segui su Instagram

Facebook

Mail: roberto.alloi@enoevo.com | Cell: 339 898 4378  | Privacy Policy  Cookie Policy

Copyright © 2026 EnoEvo