enoevo

The New Quality Era

  • Vino
    • Aziende
    • Territori
    • La Bottiglia
  • Olio
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Pasta
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Eventi
  • Storie
  • Viaggi
  • Dai Produttori

da

Metti un giorno da PASETTI. Gli Arimanni a guardia del vino d’Abruzzo.

ANTEFATTO

Da Silvi a Francavilla sono poi solo una ventina di minuti di macchina e l’Azienda di Mimmo Pasetti merita sicuramente il viaggio.

Vacanza nella vacanza dunque per assaggiare tutto quello che già conosco ma stavolta con l’impagabile compagnia di Annesa e Debora e la calma che il caos degli Eventi normalmente non consente.

Certe volte mi chiedo cosa mi spinga ad assaggiare ancora e ancora vini che già conosco a memoria, cosa ci sia da cercare di nuovo in un sorso se non l’eredità di un’annata ogni volta diversa (che comunque non è poco).

E mi chiedo come sia possibile che tutti i vini mi sembrino ogni volta diversi dal giorno prima, come sia possibile che il vino segua così fedelmente i capricci del nostro animo restituendoci emozioni mai uguali (e non necessariamente sempre positive).

E stavolta, mentre la macchina mi trasporta dal punto A al punto B, ripenso a quanto mi è capitato di scrivere negli anni riguardo i vini di PASETTI, cercando di far mente locale alle “cattiverie” che potrei aver messo nero su bianco in modo tale da avere subito pronta una scusa che possa giustificarmi.

Ma il passato è passato e il presente che mi aspetta con Annesa e Debora già so che mi strapperà almeno un sorriso.

PASETTI

Ci sono famiglie che non scelgono la terra, la terra sceglie loro.

La storia dei Pasetti comincia in epoca borbonica, quando Silvestro, trisavolo con più visioni che soldi, compra tomoli di terra e pianta.

Poi arriva la fillossera a fare tabula rasa e tutto sembra finire ma…

Ma non finisce.

Si ricomincia come produttori e mediatori di uve, si diventa punto di riferimento regionale negli anni Cinquanta, si apre il primo punto vendita a chilometro zero, negli anni Sessanta, quando nessuno sapevo cosa volesse dire. 

E Mimmo…Mimmo decide che non basta più, che il vino, per essere vero, deve nascere da una scelta più radicale.

Lascia la costa di Francavilla, va in montagna, non “nel” ma “dentro” il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Nel 1998 compra un pezzo di terra a Pescosansonesco (550m/slm) e un rudere che un tempo fu casa del Barone Trojani, finanziatore del primo elicottero italiano (i visionari non si incontrano mai per caso).

È lì che nasce la TENUTA TESTAROSSA.

Non un’azienda, una dichiarazione.

“TESTAROSSA” non è un nome di fantasia.

È il colore dei capelli di Francesca Rachele (la primogenita) e di tutte le donne di famiglia prima di lei così, quando nel 1983 nasce la figlia, Mimmo imbottiglia il miglior Montepulciano prodotto e lo chiama così.

È un omaggio e un inizio.

Da lì in poi ogni etichetta porterà un pezzo di storia privata: “RACHELE”, “MADONNELLA”, “HARIMANN”,“GESMINO”.

Settanta ettari vitati tra Pescosansonesco e Capestrano, tra il “Deserto” e i mille metri di Forca di Penne.

Montepulciano, Trebbiano, Pecorino, Passerina, e ora anche Chardonnay e Pinot Nero per un metodo classico che ancora non c’è ma…arriverà (io l’ho assaggiato e, nella sua scapestrata e irriverente gioventù, ha già qualcosa da dire).

Nessuna scorciatoia, la difficoltà come parte del percorso.

Il vento e la quota decidono, impongono scelte, rinunce, attese.

Qui il vino non è una scienza esatta, è un pezzo di vita.

E la vita, a Pescosansonesco, sa di capelli rossi, di montagne testarde e poco inclini al perdono e di una Famiglia che ha deciso di restare.

GLI ASSAGGI

Ve ne racconto due, solo due, perché sono cattivo e perché il Cerasuolo (che è l’Alfa e l’Omega del vino d’Abruzzo e che non ho assaggiato in questa occasione) me lo voglio tenere da conto per un’altra cosa che c’ho in testa.

Dunque spazio al bianco e al nero, allo Ying e allo Yang, al Dr. Jekyll e a Mr. Hyde, a…continuate Voi.

– TERRE AQUILANE DOP TREBBIANO D’ABRUZZO “TESTAROSSA” 2023 RISERVA, PASETTI: le storie tornano, come i capelli rossi di certe donne di famiglia, come la terra di un Capestrano dove il sole picchia di giorno, la notte scende fredda e il suolo non regala niente a nessuno.

Lì “TESTAROSSA” non un’etichetta, ma un’eredità, un omaggio e una dichiarazione insieme.

Parla il Trebbiano, quello che da giovane è fresco e delicato, e con gli anni diventa qualcosa di più: balsamico, tostato, minerale, capace di sorprendere chi sa aspettare.

Diecipercento di legno a fare cento con il resto che vede solo l’acciaio, precisione, misura…

Un naso di pesca e albicocca, di agrumi che seguono il filo di una pietra che è forse focaia ma sicuramente pietra.

C’è sapidità, c’è mineralità, c’è quella freschezza che è regalo del Territorio.

Sisi, struttura, rotondità, finale ammandorlato, grande equilibrio, un Trebbiano di razza ma…

Quel diecipercento!

Piccolopiccolo, piccolo come i legni ma con il piede pesante, che lascia un’impronta di tostatura levigata che sa di Francia più che di Abruzzo.

Fighetto, curato, un po’ troppo educato per essere figlio di una terra dura, di venti che spazzano e di montagne che non perdonano.

Mette da parte la schiettezza ruvida del Trebbiano e si atteggia.

In bocca la freschezza e la sapidità tengono ancora il punto; è pieno, avvolgente, di buona persistenza, ma quella nota di legno, sottile e davvero insistente, continua a farsi sentire.

Non copre (anzi si), non rovina (anche se) ma rende tutto troppotroppo.

Certo è scelta e non difetto, ma le scelte, si sa, si prestano a disquisizioni che, con il bicchiere in mano…

Si abbina benissimo al…dubbio, quello che nasce quando un vino di terra dura e fatica decide di diventare darsi un tono.

86 Punti.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TESTAROSSA” 2022 RISERVA, PASETTI: ci sono storie che non hanno bisogno di essere inventate.

Bastano i capelli rossi di alcune donne di famiglia e un pezzo di terra che guarda il Gran Sasso dai 550 metri di Pescosansonesco, dentro il Parco, dove il vento non perdona e la terra custodisce tutto quello che conta.

Lì i Pasetti hanno deciso di “restare”.

Non di tornare, di “restare”.

E di chiamare “TESTAROSSA” non una linea di marketing, ma un omaggio e una dichiarazione insieme: questo siamo noi.

Il Montepulciano, in queste vigne esposte a nord-est, non ha fretta.

Matura tardi, quasi di nascosto, concentrando colore e tannino come chi sa di dover durare, fermentando in acciaio, facendo la malolattica…tutto da solo.

Cemento e barrique francesi che prima hanno custodito altro vino lo segregano per ventiquattro mesi.

Solo tempo e silenzio.

Dal calice non ti saluta con cortesia, ti arriva addosso.

Prima ancora della frutta matura, della prugna dell’amarena (mannaggia), della ciliegia sotto spirito che faceva nonna e della viola appassita, c’è lei: la curcuma.

Non un’eco, non un ricordo.

È forte, terrosa, amaricante, quasi insolente, si pianta nel mezzo del bouquet e da lì governa tutto il resto: l’eucalipto, la liquirizia, il cacao, il tabacco, un’ipotesi di oliva.

È come se il vino avesse deciso di non somigliare a nessun altro “TESTAROSSA“, di portare sulla lingua il sapore di una terra che ha qualcosa da dire e non intende farlo piano.

In bocca è caldo, pieno, robusto quanto si conviene a un Montepulciano che non intende chiedere scusa.

I tannini sono setosi, eleganti, ma presenti, la struttura c’è, la freschezza non manca e…nel finale torna la curcuma, magari sottile ma insistente come la goccia nei Piombi di Venezia, a lasciare un amaro speziato che allunga la persistenza e ti fa restare con il bicchiere in mano più del dovuto, a guardarlo e meditare sul fatto che si, hai trovato “il naso di Rossy de Palma”, la perfetta imperfezione, quella che fa abbassare le penne al vino e lo rende umano e memorabile.

L’abbinamento perfetto?

Una sera vuota e il tempo di ascoltarlo davvero.

Confesso che non è mai stato il “mio” Montepulciano ma questo, quest’annata, questa bottiglia, con questa compagnia…magari si merita di ascoltare “CAPELLI ROSSI” di FIORELLA MANNOIA, ma a volume basso, quasi in confidenza.

89 Punti (con “forse” un +).

E QUINDI?

E quindi GRAZIE a PASETTI per la squisita ospitalità e per il tempo che ha voluto concedermi.

È stata una mattinata intensa, trascorsa in piacevole compagnia, tra scambi di idee e risate, tra seriosità tecniche ed emozioni che entravano a gamba tesa, tra vecchie conoscenze, ricordi scolpiti e nuove emozioni, conferme e sorprese.

Mi spiace non poter ricambiare che con poche parole ma spero che la Curiosità spinga molti di Voi ad assaggiare perché il “restare” non è da tutti e per capire bisogna ficcarci il naso dentro.

Roberto Alloi

  • Facebook
  • Instagram

Archiviato in:Aziende, Eventi, Evidenza, Vino Contrassegnato con: abruzzo, Annesa, Chardonnay, Debora, enoevo, Francesca Rachele, GESMINO, HARIMANN, MADONNELLA, MIMMO PASETTI, Montepulciano d'Abruzzo, PASETTI, Passerina, Pecorino, Pinot Nero, RACHELE, RISERVA, Roberto Alloi, Tenuta Testarossa, TESTAROSSA, Trebbiano d'Abruzzo, vinodentro

« ROMA IN BOLLE 2026. La leggerezza alla conquista della Capitale.

Cerca

Chi sono

Instagram

Segui su Instagram

Facebook

Mail: roberto.alloi@enoevo.com | Cell: 339 898 4378  | Privacy Policy  Cookie Policy

Copyright © 2026 EnoEvo