
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 1 Luglio l’instancabile GoWINE ha organizzato negli ambienti dell’Hotel Diana la tappa romana di un MOSCATO WINE FESTIVAL che festeggia quest’anno le nozze d’argento.
In una sala invero un po’ troppo “raccolta” ma sufficiente a contenere un pubblico che il caldo cattivo di questo Luglio romano ha purtroppo ridotto c’erano una ventina di etichette per raccontare da Nord a Sud un’Italia di dolcezze e aromaticità, un’ampia panoramica delle molteplici interpretazioni possibili di Moscato affiancate dalla freschezza e dalla vivacità di un’ampia scelta di bollicine Metodo Classico e Martinotti.
GLI ASSAGGI
GoWINE ha ben presente il senso della misura.
Quel tanto che non stroppia, etichette scelte con cura, che stimolano la curiosità e in numero tale da non rischiare di essere “snobbate”.
E dunque, schivando l’Africa che attanagliava il pomeriggio romano, mi sono lasciato trasportare nel mood di calici di cui troppo spesso ci si dimentica anche nelle “feste comandate”.
In quel valzer di dolcezze aromatiche che ha saputo sfidare senza la minima soggezione il tango delle bollicine ho scelto cinquepiùcinque etichette che mi fa piacere sottoporre alla Vostra attenzione.
Dieci vini che sanno raccontare il Territorio con coraggio ed eleganza.

LE FRIZZANTEZZE
– SPUMANTE METODO CLASSICO DOSAGGIO ZERO ROSÉ “ESSE” 2015, DUBL (CAMPANIA): un naso da rosé affatto frivolo e immediato, che evoca piccoli frutti rossi, lampone, marasca…che evolve verso nespola, marzapane, biscotti al burro e zenzero…
Una complessità ossidativa elegante e un bouquet intenso e stratificato che parla di Irpinia vulcanica e pazienza enologica.
In bocca è di accogliente austerità, fresco, secco, strutturato, avvolge senza mai appesantire.
I ritorni di frutta rossa si intrecciano a note speziate, con una persistenza lunga e sapida che lascia il palato pulito e voglioso del sorso successivo.
Un “dosaggiozzero” che esalta l’anima dell’Aglianico e dei suoli campani, senza concessioni alla morbidezza zuccherina.
Uno spumante che esalta il Territorio e “osa” NON copiare i cugini d’oltralpe.
88+ Punti.

– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “OLUBRA” 2016, TORRE FORNELLO (EMILIA ROMAGNA): mentre la cremosa effervescenza lo stuzzica, il naso svela un bouquet di straordinaria eleganza, segnato (ben oltre l’immaginato), da quel “diecipercento” di Malvasia di Candia Aromatica e fatto di mela verde, pera, biancospino e gelsomino.
Sentori che si intrecciano a quelli più complessi di crosta di pane e frutta secca che si stagliano su una distintiva sapidità marina, salmastra, di quasi alga.
Secco, fresco e ben equilibrato, con una struttura snella ma definita che non appesantisce mai.
E se l’acidità vibrante e perfettamente integrata gli conferisce una beva dinamica e scattante, la sapidità è una costante, un filo conduttore che attraversa il sorso lasciandoci di fronte a un finale lungo e appagante, un manifesto di eleganza e territorialità.
88++ Punti.

– LAMBRUSCO DI SORBARA CRU “LECLISSE” 2025, PALTRINIERI (EMILIA ROMAGNA): se l’occhio rimane affascinato dal colore e il cuore respira la vivacità della schiuma, è però al naso che questo Lambrusco rivela la sua anima più traviante.
I piccoli frutti rossi portano la firma di lamponi e ribes e si fondono con note agrumate di scorza d’arancia e sentori floreali di viola e rosa canina.
Non mancano poi accenni più complessi, come una leggera sfumatura di fragola (si, forse un po’ caramellosa), la freschezza della mela Fuji, il carcadè, il garofano, spezie piccanti e un inaspettato quid erbaceo che ricorda la rughetta
In bocca…in bocca conferma e atterra.
Il sorso è brioso e di dinamica freschezza, ritmato da un’acidità vibrante e affilata che pulisce il palato e da una sapidità che ci tiene a non arrivare seconda, con un finale che è un trio jazz nel quale performano rimandi di dolcezze fruttate, sensazioni vegetali e succosità di agrume rosso che regalano un’esperienza coinvolgente e dissetante.
Più che un vino un racconto liquido dell’Emilia, un sorso che evoca nebbie e opulenze felliniane, capace di imprigionare in un calice la vivacità di un Territorio.
89 Punti.

– DAUNIA IGP BOMBINO BIANCO SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “RN” MILLESIMATO 2020, D’ARAPRÌ (PUGLIA): una “Riserva Nobile” dal naso intenso e avvolgente, che sciorina note di pasticceria al burro, frutta matura a polpa gialla, sentori di vaniglia e frutta un po’ troppo esotica che, per fortuna, timo e agrumi fanno presto dimenticare.
In bocca è suadente e vellutato, pieno eppure equilibrato, con una struttura importante sostenuta da una bella acidità che dona freschezza e persistenza.
Un sorso complesso ed elegante, con ritorni di frutta matura, burro e una mineralità discreta che allunga il finale.
Un Metodo Classico Mediterraneo.
88++ Punti perché…perché la 2019 aveva più “cazzimme”.

– SPUMANTE METODO CLASSICO BRUT “VIOLA” 2019, FONGARO (VENETO): al naso è un abbraccio caldo ma mai pesante di crosta di pane, burro di arachidi, nocciola tostata che poi evolve verso frutta esotica, pompelmo giallo, mela limoncella, vaniglia e un tocco di tabacco dolce.
La profondità del vulcano e una nota autunnale introducono un sorso asciutto e teso, ma al tempo stesso morbido e vellutato, nel corso del quale slancio minerale e freschezza elegante duettano per poi evolvere in note tostate e di frutta esotica fino alla chiusura armonica e persistente.
Davvero ben fatto.
Da provare, senza fretta.
88 Punti

LE DOLCEZZE
– MOSCATO D’ASTI DOCG 2025, LA TRIBULEIRA (PIEMONTE): un naso di intense, intrecciate delicatezze di pesca, albicocca e pera matura, di zagare e gelsomini, con quella salvia irriverente a rinfrescare il tutto rendendoci curiosi quel tanto che ci impone di ficcare di nuovo il naso nel calice.
E, nell’ovvia dolcezza del sorso, apprezzerete la freschezza e quella sapidità che bilancia perfettamente il residuo zuccherino, ritrovando quella pesca di cui serbavate memoria amplificata dalla sottile e cremosa effervescenza.
Forse non è un vino “da concorso” ma racconta onestà e tradizione senza retorica.
Mica ce ne sono tanti così!
87+ Punti.

– MOSCATO D’ASTI DOCG “LA SELVATICA” 2025, ROMANO DOGLIOTTI (PIEMONTE): l’olfatto è più compita apertura che esplosione, un ordinato susseguirsi di pesca bianca, lime, sambuco, salvia, fiori d’arancio, uva appena colta.
Poi una sfumatura erbacea, quell’appena di finocchietto selvatico che, insieme alla freschezza agrumata, impedisce al corredo aromatico di risultare semplicemente dolce.
Un olfatto che è aria di collina.
Il sorso conferma le promesse del naso senza cercare effetti teatrali.
La dolcezza c’è, naturalmente, ma non è mai protagonista assoluta.
Lavora insieme all’acidità e a una vena sapida sorprendente che attraversa tutto il palato e allunga la beva.
La bolla è cremosa, minuta, quasi tattile; accompagna il vino invece di gonfiarlo.
La pesca ritorna, insieme agli agrumi, ai fiori bianchi e a quella sensazione di mosto fresco che è quasi un marchio, precedendo un finale fatto di una persistenza che parla più di equilibrio che di zucchero.
Un Moscato capace di cambiare ritmo, schivando il prevedibile e rimanendo fedele al Territorio senza trasformarsi in mero esercizio di nostalgia.
88 Punti.

– MOSCATO D’ASTI DOCG “LA CAUDRINA” 2025, ROMANO DOGLIOTTI (PIEMONTE): il naso è intenso ma mai ridondante, il profumo dell’uva appena colta domina la scena, accompagnato da glicine, fiori d’acacia, sambuco, salvia fresca e una sottile sfumatura agrumata fatta di richiami di cedro e bergamotto.
Poi, senza mutare una trasparenza del registro aromatico basata sulla purezza del frutto e sulla precisione, è la volta di pesca bianca, albicocca, pera Williams e litchi
L’assaggio conferma immediatamente le promesse del naso.
La dolcezza è piena ed evidente ma perfettamente domata da una freschezza viva e da una trama acida che sostiene il sorso senza irrigidirlo.
La lieve spuma naturale accarezza il palato con estrema delicatezza, amplificando la sensazione di leggerezza e contribuendo a una progressione dinamica, mai appesantita dagli zuccheri residui.
Il frutto rimane sempre protagonista, succoso e croccante, mentre il finale si allunga con eleganza su ritorni di pesca, agrumi maturi e fiori bianchi, lasciando una persistenza sorprendentemente lunga per la tipologia.
Un vino di luminosa immediatezza.
87+ Punti.

– MOSCATO D’ASTI DOCG “LA GIOSTRA” 2025, GIANNI DOGLIA (PIEMONTE): un profilo olfattivo ampio e nitido, composto da fiori d’arancio, gelsomino, salvia, menta fresca, pesca bianca, pera Williams, albicocca, litchi e una delicata nota agrumata compongono una “GIOSTRA” gioiosa nella quale nessuno sembra volersi atteggiare a “capo”.
Varietale a trecentosessantagradi, ma varietale vero, nessuna caricatura!
In bocca la dolcezza non rappresenta il punto di arrivo; è piuttosto il punto di partenza di un equilibrio costruito su acidità vibrante, sapidità e una bollicina cremosa che alleggerisce continuamente la materia.
Il vino scorre con sorprendente dinamismo, evitando qualsiasi sensazione di pesantezza, la frutta rimane croccante, il finale è un continuo ricordo di richiami floreali, sfumature di agrume candito e di erbe aromatiche, e la persistenza, che è spesso merce rara…beh, qui ce n’è anche per altri.
Lontano dagli stereotipi, dentro il Territorio (con discrezione).
88 Punti.

– MOSCATO D’ASTI DOCG 2025, G. D. VAJRA (PIEMONTE): un naso ricco, con le zagare in primo piano e pesca gialla matura ma croccante, albicocca e mela golden su uno sfondo nel quale non manca un tocco di ananas e frutti tropicali discreti.
La salvia e le erbe aromatiche arrivano poi, con un graffio minerale quasi gessoso che riporta alla collina, e quel sentore di uva fresca, vera, come raramente capita di trovare.
In bocca, l’affilata acidità e quella sapidità che fa spesso da discrimine tra un Moscato e un “buon” Moscato, domano con maestria una dolcezza tutt’altro che contenuta mentre la sottile e cremosa effervescenza pulisce il palato da qualsiasi sensazione “appiccicosa” e veicola e mantiene fedeli alla realtà i ritorni di albicocca candita, miele d’acacia pesca ed agrumi fino al lungo finale.
Un Moscato con la schiena dritta, da bere senza troppe cerimonie e…con il sorriso.
88– Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a GoWINE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti Voi per aver avuto la pazienza e la gentilezza di leggermi fino a qui.
È stata una bella serata, all’insegna di una Qualità fuori dagli schemi e affatto banale che, all’appeal suscitato inevitabilmente dalle effervescenze, ha voluto coraggiosamente contrapporre l’eleganza (molto spesso sabauda) delle dolcezze aromatiche.
E per non lasciarVi “con l’amaro in bocca” Vi do appuntamento alla prossima settimana spoilerandoVi che si parlerà ancora di dolcezze.
