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Due giorni con VINODABERE. #2: L’Italia del Pinot Nero.

IL COSA E IL DOVE

Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio scorsi VINODABERE ha organizzato L’ITALIA DEL PINOT NERO E DEL SAUVIGNON, una due giorni dedicata a due vitigni totalmente diversi tra loro non solo nel colore ma anche e soprattutto nel modo di presentarsi ai nostri sensi.

Sfrontato il secondo, con quelle sue pirazine in primo piano che lo rendono inconfondibile, addirittura “facile” direi, uno di quei vini che ti fa credere che sia facile riconoscerlo a occhi chiusi; leggero, elegante, fors’anche supponente il primo, principe dei vitigni per molti Produttori e re di tante bollicine di qua e di là delle Alpi.

IL PINOT NERO

Presente in Borgogna da quasi duemila anni, legato a filo doppio con le abbazie cistercensi è arrivato in Italia intorno al XVII Secolo in quell’Oltrepò Pavese dove nel 1865 venne creato il primo Metodo Classico italiano.

Difficile da coltivare, “cagionevole di salute”, sensibile come pochi alle muffe e alle bizze del tempo, poco accondiscendente in cantina, capriccioso, gioia e dolore di quei Produttori che decidono di accettarne la sfida vede nel nostro Paese il secondo areale più grande al mondo per superficie vitata e regala vini estremamente territoriali.

LA MASTERCLASS

Nove le etichette in degustazione in rappresentanza di sei Regioni differenti, nove vini presentati da Pino Perrone e Gianni Travaglini che raccontano idee e Territori e che io provo come sempre a descriverVi invitandoVi però a ficcare il naso personalmente nel bicchiere perché nessuno come Voi può esprimere le emozioni di un sorso.

– TOSCANA IGT PINOT NERO 2023, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): uno sbuffo di alcol rovina in parte l’atmosfera boschiva e appena terrosa che introduce il rosso di fragole e ciliegie.

L’olfatto stenta a schiarirsi e compaiono note di pepe nero e soffi temporaleschi.

In bocca è invece il frutto rosso a dominare il sorso, pieno e croccante, mai svenevole, sostenuto da accenni vegetali e reso vieppiù interessante da un habitus di contadina rusticità che rende questo vino una sorta di ponte tra il cielo e la terra.

Decisamente non banale, forse traviante.

Si prende 89- Punti e il mio personalissimo premio “PECCATO” per quel dualismo naso-bocca che è forse caratteristica di unicità ma che avrei preferito di no.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER (ALTO ADIGE): olfatto scuro che sottolinea i toni erbacei prima dei piccoli frutti e delle viole e che si sviluppa dinamico rivelando peposità speziate e freschezze balsamiche mentre addita ferrosità temporalesche.

Il sorso è succoso e scorrevole, fresco, teso tra sapidità incalzante e tannini piacevolmente grippanti con un finale che si dilunga in ricordi di frutta e spezie in una atmosfera progressivamente fumé.

88+ Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “BACHMANN” 2022 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): olfatto sostanzioso che sciorina il rosso della ciliegia e del lampone, il nero della prugna, le ombre di un bosco di terriccio umido, strobili e resina, le delicate violette e quel giusto di spezie che sa di chiodi di garofano.

Il sorso scorre leggiadro tra i coerenti rimandi olfattivi, sostenuto dalle morbidezze tanniche e da una sapidità minerale che firma di Territorio.

Un Pinot Nero che potrei definire “didattico” ma che sembra limitarsi a svolgere il proprio “compitino”.

87 Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “EXCLUSIV” 2022 RISERVA, PLONERHOF (ALTO ADIGE): un olfatto fresco e profondo regala note di chinotto e marasca prima che le spezie inizino a danzare su un tavolato di legni scricchiolanti, una soffitta di album fotografici che custodisce ricordi di sospiri balsamici.

Sorso muscolare, materico; fresco d’arancia sanguinella e stuzzichevolmente tannico s’allunga sapido ammiccando a note di frutta secca tostata e biscotti della nonna mentre Vi racconta storie di spezie.

Un vino di haute couture che non si vergogna di calzare scarpe infangate.

Gli manca ancora qualcosa (e considerata l’età vorrei ben vedere!).

89 Punti.

– PIEMONTE DOC PINOT NERO “BRICCO DEL FALCO” 2021, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): un olfatto profondo, di lamponi e amarene si fonde con balsamiche amaritudini di tabacco, menta e liquirizia, freschezze di chinotto e ombre boschive tra gli accenni di chiodi di garofano e una gentilezza di rosa.

Sorso sabaudo, di una piemontese eleganza che risulta forse un pochino troppo supposta e cui l’allungo ferroso e saporito non riesce a tenere testa.

Un bel vino che non ha ancora spiegato completamente le proprie ali.

89 Punti (con, forse, un +).

– PAESTUM ROSSO IGP PINOT NERO “PINO DI STIO” 2021, SAN SALVATORE 1988 (CAMPANIA): cupo e potente solca il naso con un vomere di ferro, grafitico, amaricante di genziana, fresco di piccoli frutti, erbe officinali e pepe.

In bocca la freschezza erbaceo-balsamica sposa la morbidezza glicerica mentre la ruvida carezza dei tannini tiene vivo l’interesse per un sorso che si chiude succoso d’arancia e gradevolmente chinato.

87+ Punti.

– ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2020 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): un Pinot Nero “forte e gentile”, vedetta di piccoli frutti scuri che tiene d’occhio i movimenti di spezie come un “Drogo” che attende i Tartari pescando tabacco dalla borsa mentre monta la guardia.

Nebbie fumé precedono un assaggio teso in cui la freschezza è corda di violino che vibra su una cassa di tannini e rocciosa mineralità e le morbidezze qualcosa che non compete ancora sorso.

Un Pinot Nero che racconta di attese come il libro di Buzzati.

89- – Punti (ma forse di più).

– VENETO IGT PINOT NERO “S” 2020, MARCO BUVOLI (VENETO): piccoli frutti rossi e violette introducono vegetali note balsamiche e di sottobosco appena terroso.

Poi sono pensieri di tabacco e voluttuosità di spezie orientali con un’idea di vaniglia che rimanda a grassezze di cioccolato bianco.

In bocca, alle dolcezze della chiusura olfattiva si sostituiscono note vegetali e amaricanti di erbe aromatiche che sostengono la freschezza di un sorso reso scorrevole dalla morbidezza dei tannini e dalla lunga scia sapida.

Pecca forse un tantino di coerenza ma lo aspetto qui tra un annetto o due.

88 Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “VIGNA ZIS” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON(ALTO ADIGE): more, ciliegie e mele rosse s’accostano a note verdi di viticcio masticato ed erbe selvatiche mentre note dolci di spezie d’Oriente scazzottano con amaritudini di rabarbaro e liquirizia accompagnate da note salate di quasi oliva.

In bocca mostra i muscoli ma lo fa con grazia, dai rimandi di frutta s’eleva una prugna secca che tiene al guinzaglio tannini e graffi erbacei mentre le spezie firmano in calce al sapido finale.

Da una annata difficile un vino con gli attributi.

91 Punti.

A LATERE

Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione.

– ABRUZZO DOC PINOT NERO “DIAMANTE NERO” 2018 RISERVA, CASTELSIMONI (ABRUZZO): a un anno di distanza sembra essere salito di rango e, svestito il kilt ha ricevuto le insegne di cavaliere.

Non galoppa più a pelo e, sotto un’insegna luminosa di arancia sanguinella veste una nobile armatura di more e amarene.

Niente più archibugio e pietra focaia di acciarino, ma spada scintillante di cannella e pepe nero in fodero di nobile cuoio.

In bocca chiama all’armi con squilli mentolati e marine, sorprendenti sapidità portate dai due mari separati dal Gran Sasso riunendo sotto il vessillo del Territorio, tannini, mineralità rocciosa, richiami d’agrume e pensieri polverosi.

Meno sorprendente di come lo ricordassi s’atteggia a giovin signore ma ha ancora bisogno delle cure del precettore.

91 Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC PINOT NERO “RISERVA MAZON” 2019 RISERVA, BRUNNENHOF MAZZON (ALTO ADIGE): olfatto magari non così boom come avrei pensato ma con i piedi ben piantati per terra, che racconta le fragole in primis, poi le more e le ciliegie, le prugne e un ardito sconfinare nello scuro delle spezie e della liquirizia e un ché di salato che è più della solita, supposta mineralità.

In bocca ha freschezza da vendere e tannini disposti a pagare il prezzo dovuto per regalarci quell’equilibrio che tanto andiamo cercando.

È succoso, progressivo, lungo…molto lungo.

Gli do 88+ Punti ma lo devo riassaggiare perché c’è in giro ancora qualche Obelix che viene alle degustazioni dopo essere caduto nel pentolone del profumo (a quando uno “scent detector” all’ingresso?).

– VALLE D’AOSTA DOC PINOT NERO “LES FRÈRES” 2022, GROSJEAN (VALLE D’AOSTA): l’olfatto si divide tra le nettissime, luminose note di fragola e i più cupi richiami speziati di chiodi di garofano mentre la progressione evidenzia granitiche pietraie, accenni di caffè e richiami salini (peccato per un accenno di canfora che distrae).

Il sorso è introdotto da profondi respiri balsamici e rivela trasparente profondità, fresco, di beva esuberante, quasi golosa, sostenuta dalla schiettezza dei tannini e con un finale maledettamente montano.

89 Punti.

– SPUMANTE METODO TRADIZIONALE ROSATO 2018, LA PALAZZOLA (UMBRIA): spiazzante già all’occhio, con quella sua mise tenue ma non troppo, svolazzante…un invito a pensieri impuri…

Il naso ne apprezza invece l’animo selvatico, il carattere etrusco, quelle note di torba, silvane.

Ninfa dei boschi richiama l’attenzione con le freschezze e travia poi con succosità di piccolo frutto rosso concesse con smorfiosa ritrosia.

In bocca la frutta reclama invece la propria succosa centralità facendo leva su un’effervescenza ammiccante e sulla viva, minerale freschezza.

E in chiusura pasticceria e note fumé s’accostano a più che accennati richiami di agrume chinotto regalando, a rimandi di carcadè, a spezie d’oriente per un sorso di erotica consistenza.

89 Punti.

– UMBRIA IGT PINOT NERO 2020, LA PALAZZOLA (UMBRIA): basta avvicinare il calice al naso per lasciarsi scappare un poco elegante “porcapaletta”.

Profondamente boisè mixa con sapienza di druido pepe e fragoline di bosco, erbe a mare e ribes…

Un pizzico di ciliegia, il giusto di mineralità per dar sapore, quell’atmosfera fumé che regala mistero e intrigo da svelare…

In bocca riempie senza ingolfare, carico di sapidità e freschezza Vi avverte che non ha intenzione di fare sconti.

Il tannino, appena un po’ duro, c’azzecca maledettamente con quel suo carattere un po’ scontroso, restio a raccontare la chiusura di frutta.

Schivo, si picca di non assomigliare ai cugini borgognoni ma il ricordo non può non correre oltr’alpe in un allungo che sottolinea però il Territorio italico.

93 Punti.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”.

Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no).

Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?

Roberto Alloi

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Archiviato in:Aziende, Eventi, Evidenza, Vino Contrassegnato con: abruzzo, Alto Adige, BACHMANN, BRICCO DEL FALCO, BRUNNENHOF MAZZON, CANTINA BOLZANO, CASTELSIMONI, DIAMANTE NERO, enoevo, EXCLUSIV, Gianni Travaglini, GROSJEAN, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER, ISOLABELLA DELLA CROCE, L'ITALIA DEL PINOT NERO E DEL SAUVIGNON, LA PALAZZOLA, LES FRÈRES, MARCO BUVOLI, Masterclass, Maurizio Valeriani, Metodo Tradizionale, Paestum, piemonte, PINO DI STIO, Pino Perrone, Pinot Nero, PLONERHOF, PRAESULIS, RISERVA, Roberto Alloi, Rosato, S, SAN SALVATORE 1988, spumante, Südtirol, Tenuta Montauto, toscana, umbria, Valle d'Aosta, Veneto, VIGNA ZIS, VINODABERE, vinodentro

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