
IL COSA E IL DOVE
Nel fine settimana del 7 e 8 febbraio u.s., VINODABERE ha organizzato la seconda edizione del L’ITALIA DEL PINOT NERO che, per la prima volta, ha viaggiato parallelamente a un’ITALIA DEL SAUVIGNON che lo scorso anno era stata solo un accenno e che ora ha vita propria ed è il tema di questo primo articolo dei due che Vi racconteranno l’evento.
È stata una “dueggiorni” intensa, vissuta tra masterclass condotte con cura e professionalità, chiacchiere con i Produttori, assaggi mirati e/o sbagli consapevoli.

IL SAUVIGNON
In principio era la Francia (la Loira, Sancerre, Pouilly-Fumè), vini complessi si, ma mai coì “boom” come quelli che, dall’emisfero dove venti e acqua girano al contrario, hanno oggi totalizzato i nostri sensi con concentrazioni aromatiche che neppure i tropici conoscono.
Friuli Venezia Giulia, Trentino, Alto Adige…agrumi e sapidità di mare antico nei primi, frutta tropicale e piccantezze pepate nei secondi con un “resto d’Italia” che si ispira di volta in volta a stili e/o mode dimenticandosi spesso del respiro del Territorio.
Ettari vitati, percentuali, bottiglie prodotte, sono numeri che contano poco; conta invece assaggiare, distinguere, interpretare filosofie produttive confrontandole con leggi di mercato, cercare di capire dove finisce l’identità di un vitigno, dove quella di un Territorio, se abbia ancora un senso parlare di “stile”, se sia più onesto parlare di “mode”.

LA MASTERCLASS
Diecietichettedieci, un viaggio da Nord a Sud (vabbè, ci fermiamo al centro), dieci Aziende per 4 (forse 5) interpretazioni cui ne va sommata un’altra che racconta sentieri non battuti, inciampi e voglia di essere altro.
Condotta agilmente e con grande competenza da Pino Perrone e Salvatore Del Vasto, ve la racconto presentoVi in primis le mie personalissime considerazioni e invitandoVi poi a ficcare il naso di persona nel calice per farVi un’idea, criticare le mie opinioni, suggerirmi temi di approfondimento e condividere.

– LAZIO IGT SAUVIGNON 2025, CASALE DEL GIGLIO (LAZIO): olfatto di un verde che acceca, con mentuccia e salvia in primo piano, pompelmo poco maturo e pesca bianca a seguire e profonda sapidità minerale sullo sfondo.
In bocca è un pugno di sapida freschezza, di graffiante vegetalità strizza appena l’occhio alla pesca verde facendosi bello con spigolosità di studiata piacioneria.
84 Punti.

– LAZIO IGP SAUVIGNON “OMNIA MATER LIMITED EDITION” 2024, MARCO MERGÈ (LAZIO): al naso si presenta moscateggiando dolcezze di acino maturo prima di dedicarsi a nette tropicalità di frutto della passione ricamate di spezie e note vegetali (c’è pure un’interessante appunto di erba cipollina).
Sorso carnoso e glicerico, di giuste proporzioni fresco-sapide e ben deciso a sottolineare la frutta esotica.
85 – – Punti.

– MAREMMA TOSCANA DOC SAUVIGNON “ENOS I” 2024, TENUTA MONTAUTO (TOSCANA): olfatto che propone con delicatezza ben distinte note di finocchietto selvatico ed erbe aromatiche distinguendole con ordine quasi maniacale da quelle della frutta gialla, dell’arancia e della ginestra.
In bocca lascia che la frutta si diverta a chardoneggiare mentre sottolinea agile freschezza e tesa sapidità richiamando nel sorso note ferrose e di foglia di pomodoro.
Magari pecca di gioventù ma l’avrei preferito più “dichiarato”.
86++ Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “GREEL” 2023 RISERVA, CANTINA BOLZANO (ALTO ADIGE): tra sottili nebbie fumé e accenni burrosi si stagliano nette le note di uva spina, i richiami boschivi, verdi sottolineature di foglia di pomodoro, basilico e menta mentre la mineralità si impegna a fare da collante.
Entra in bocca con sapidità di roccia bagnata e focalizza il sorso sulle note balsamico-aromatiche di menta, salvia, timo e forse origano lasciando alle morbidezze di agrume maturo il compito di chiudere il sipario gustativo.
88- – Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “EXCLUSIV” 2023, PLONERHOF (ALTO ADIGE): sorprende subito per la sua insolita introversione.
Ha tanto da raccontare ma il tono di voce è un po’ troppo flebile e dovete fare molta attenzione per ascoltare le erbe aromatiche, il fieno, una brezza di foglia di pomodoro, un sussurro di pompelmo, una pesca ancora verde…
Il sorso è salino e di dolomitica freschezza, intriga strizzando l’occhio ai descrittori olfattivi e invitandoVi ad inseguirli tra un sorso e l’altro in un gioco di sguardi seducente e di lunghezza “che intender non la può chi non la prova”.
Sicuramente “EXLUSIV” ma non ancora “explosiv”.
Adesso si becca 88++ Punti ma è un ragazzo da tenere d’occhio!

– PIEMONTE DOC SAUVIGNON BLANC 2023, ISOLABELLA DELLA CROCE (PIEMONTE): da un’Azienda che lascia riaffiorare ricordi di Vermouth e gioventù un Sauvignon erbaceo di potatura di siepi e basilico che, non vergognoso di esotismi di ananas, li accosta con leggerezza a mineralità di terra e sassi.
In bocca fonde frutta e mineralità in un sorso di equilibrio e struttura che si chiude con richiami di erbe aromatiche.
86++ Punti.

– LAZIO IGT SAUVIGNON “SESTO 21” 2023, CASATA MERGÈ (LAZIO): l’aplomb non è certo il suo forte.
Ampie florealità di gelsomino e glicine introducono a note di timo e salvia mentre sottili piccantezze pepate s’accostano a soffi d’agrume e richiami gessosi.
Decisamente sapido e di freschezza adeguata dà il meglio di se in una corrispondenza gusto-olfattiva che, in chiusura, abbandona i fiori per sciogliersi in svenevolezze esotiche.
87+ Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON BLANC “PRAESULIS” 2023, GUMP HOF MARKUS PRACKWIESER (ALTO ADIGE): olfatto elegante e distratto, quasi incurante dell’attenzione che noi mettiamo nel cercare di dirimere il nodo della frutta tropicale separandola dall’uva spina e dagli agrumi, dal sambuco, da una pesca bianca che, timida, alza la testa tra cespugli di erbe aromatiche che affondano radici contorte nella pietra tagliente.
Il sorso è uno strapiombo di freschezza costellato di microappigli, grasso, impone calma e concentrazione, movimenti lenti tra un richiamo olfattivo e l’altro, inarrestabile nella progressione lascia la nostra memoria solo perché non abbiamo la pazienza di aspettare.
Il Forrest Gump dei Sauvignon.
Punti?
Gliene darei 91 ma forse…

– VINO BIANCO “GARNELLEN” AMPHORA 2020, TRÖPFLTALHOF (ALTO ADIGE): l’olfatto ha il passo pesante, e dopo un leggero affanno di volatile rimbomba di terra bagnata e porfido muschioso.
Netto nel presentare una frutta che sa di mela cotogna e albicocca, lascia presto spazio al timo e all’origano, a piccantezze pepate e zenzerose.
Il sorso è puro succo di frutta, un palcoscenico di grassezze sostenuto da dolomitica freschezza e sapidità preistorica sul quale le spezie danzano come Dervisci Rotanti che ipnotizzano il palato distraendolo da quei tannini che si ostinano a irruvidire le gengive.
Chiude salato e infinito lasciandoci con domande cui forse riusciremo a rispondere dopo molti altri sorsi.
Il GGG dei Sauvignon.
Il punteggio?!
Beh, qui è complicato…è un Sauvignon che interpreta il Territorio come pochi altri ma che sembra dimenticarsi di raccontare il vitigno (o forse è semplicemente un profeta poco accetto in patria): tecnicamente vale 87 Punti ma, se dovessi seguire il cuore…forse 90+.

– COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2019, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto è un susseguirsi di versi, una poesia fatta di terzine d’agrume e zenzero candito lette con metrica ritmata da altalene di miele e mallo di noce.
Intrigantemente fumé lascia intravedere timo e origano tra menta e frutta esotica nel momento che appena precede il sorso.
Fresco?
Sapido?
Morbido?
In bocca è tutto e il suo contrario, sinuoso Vi avvinghia e non Vi lascia se non dopo aver sottolineato un’albicocca che, padrona del lungo finale, ricorda i succhi di frutta di quand’ero bambino.
90 Punti.

A LATERE
Tra tutto il resto (mica poco) che ho assaggiato ho poi selezionato una “TOP FOUR” che credo valga la pena teniate in considerazione.
– TERRE DELL’AQUILA SAUVIGNON BLANC “PURE IO” 2022, CASTELSIMONI (ABRUZZO): lo riassaggio un anno dopo e mi sembra più fresco, nitido, luminoso.
Giallo di una frutta che strizza l’occhio ai tropici, racconta la pesca e s’accende di pompelmo, ci lascia camminare tra inciampi d’erbe amare e pruriti di foglia di pomodoro.
In bocca la calcarea sapidità è imprecazione come un inciampo tra i sassi e la freschezza sa dell’aria frizzante dei “quasi mille” (metri).
Un sorso che sottolinea e conferma l’olfatto calcando la mano su amaritudini di erbe officinali che riportano indietro nel tempo fino a quegli anni ’70 quando il Vermouth sapeva delle risate della Domenica in famiglia.
89 Punti.

– COLLIO DOC SAUVIGNON “EXTEMPORE” 2018 (MAGNUM), VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): riassaggiato a un anno di distanza sembra aver scelto la strada della saggezza rinunciando (ma solo in parte) al Satana delle erbe aromatiche.
Dolcezze di frutta esotica (anche candita) sposano spezie d’Oriente mentre ricordi d’agrume ancora fresco s’alternano a sottili tostature e accenni di idrocarburi.
Il sorso è una monarchia democratica governata da morbidezze tenute a freno dal parlamento fresco-sapido.
Lungo e succoso srotola ricordi di frutta matura, fiori e ben più che un’accennata mineralità.
Continua a non piacermi (sic) ma 90 Punti se li merita tutti.

– COLLIO DOC SAUVIGNON “RONCO DELLE MELE” 2015, VENICA & VENICA (FRIULI VENEZIA GIULIA): il naso ha tutta la saggezza dei diecianniinbottiglia.
Racconta di discorsi pacati davanti al camino spento, di risate sguaiate di pompelmo…ha il calore del burro fuso e il brio della salvia, l’aspra strizzata d’occhio dell’uva spina e l’istintivo asciugarsi dalle burle di una pesca troppo succosa.
In bocca è rotonda presenza, sapiente mescolanza dei descrittori olfattivi declinata ritmicamente dai precisi rintocchi fresco-sapidi.
Lungo da far pensare chiude tra sapidità di mare sepolto, amaritudini officinali e un appenaappena di rustico che lo rende fortunatamente umano.
93- Punti.

– UMBRIA IGT SAUVIGNON “UBI CONSISTAM” 2021, LA PALAZZOLA (UMBRIA): un olfatto che va ben oltre quell’idea botritica che può inizialmente distrarre da un’attenzione che va invece rivolta al timo, al finocchietto selvatico, all’origano, un corteo di erbe aromatiche che precede dolci ricchezze di frutta esotica e zafferano in aperto contrasto con una sapidità nettamente percepibile che sa di quasi oliva.
Una sapidità che è porta d’accesso al sorso e sentiero da seguire, tra rimandi d’agrume e sottolineature di spezie, per raggiungere il lungo finale balsamico.
Ispirato ai Sauvignon degli antipodi, strizza forse l’occhio alla Loira e si rivela assolutamente felliniano.
È giovane e sfrontato quindi non se li meriterebbe, ma io 90 Punti glieli do lo stesso.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a VINODABERE per avermi ospitato ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto il buon cuore di sopportare le mie elucubrazioni e quelli che hanno altresì avuto la fortuna di “schivarmi”.
Sono state due giornate intense, ricche di spunti di approfondimento, due giornate dopo le quali il mondo del Sauvignon e del Pinot Nero sono meno misteriosi (o forse no).
Appuntamento all’Edizione 2027, io l’ho già messa in agenda, e Voi?
