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CHIANTI CLASSICO Vintage Edition. Un viaggio nel tempo e nella storia.

IL COSA E IL DOVE

Lo scorso 3 Novembre, negli ampi ed eleganti spazi del PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI di Roma, il CONSORZIO CHIANTI CLASSICO (in collaborazione con VINÒFORUM) ha organizzato CHIANTI CLASSICO VINTAGE EDITION, un Evento dedicato a un vino, a un simbolo (il Gallo Nero) e a una storia lunga cento anni.

Più di 40 Produttori, più di 150 vini in degustazione…un viaggio tra le annate più iconiche di uno dei vini più iconici del nostro Paese e come se non bastasse spazio anche all’Olio DOP Chianti Classico e al Vin Santo del Chianti.

LA MASTERCLASS

Riservata alla stampa e agli addetti del settore, nella mattinata si è tenuta una masterclass “unica”.

Condotta da Giuseppe Carrus ha presentato ai presenti 10 etichette di 10 Aziende differenti che abbracciavano cinquant’anni di Storia.

Un viaggio nel tempo iniziato nel 2015 e conclusosi nel 1974 alla ricerca di Emozioni trattenute da un tappo, bottiglie che come lampade di Aladino liberavano geni dedicati al nostro edonistico piacere.

Mi sono trovato di fronte arzilli vecchietti e signori di mezza età con qualche acciacco ma è stata davvero una gran bella esperienza che come sempre condivido con Voi per tramite delle mie consuete scempiaggini che Vi invito a prendere con le molle.

I VINI

– CHIANTI CLASSICO DOCG “VIGNA BARBISCHIO” 2015 RISERVA, MAURIZIO ALONGI: da una annata esemplare un Chianti scuro come il bosco che avvolge la vigna, scorbutico come solo i Sangiovese di razza sanno essere, racconta terra e pietre, la ciliegia si (ma con moderazione) e le amaritudini di liquirizia a gogo, il rabarbaro e un soffio di menta a rinfrescare.

In bocca è lungo e profondo, a rimarcare pietrosa mineralità e terra umida e fungina facendo leva su tannini bischeri ma che mai vanno contro il sorso, anzi…

La frutta ha corpo ma non mostra i muscoli e l’allungo è un gioco di sguardi tra spezie e liquirizia mai doma.

Paradossalmente ancora giovane e, al di là del punteggio, un vino per emozioni forti BDSM.

Da bere ascoltando “FIRE WOMAN” dei THE CULT.

88+ Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “CAPANNELLE” 2012 RISERVA, CAPANNELLE: il naso picchia duro sul frutto, rosso e molto maturo, nero addirittura, lasciando poco spazio ai fiori, più alle erbe aromatiche e tanto al bosco con le sue balsamicità (compreso un accenno di selvaggina).

In bocca il frutto percepito al naso è tangibile, materico, quasi cremoso e il tannino ancora “hard” dà la mano all’acidità per tenerlo a bada.

Chiude evidenziando liquirizia e amaritudini erbacee di vermouth.

87++ Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNETO DI CAMPOLUNGO” 2010, LAMOLE DI LAMOLE: rosso di frutto, ruggine e passata di pomodoro si allunga poi sui toni più scuri della nocciola tostata, del cuoio, del tabacco, del cioccolato a maro e del caffè.

Anice e legna sopravvissuta al camino salutano l’olfatto e introducono un sorso che, da una annata così vispa mi aspettavo più “aggressive” e forse meno profondo, tannini e verticale freschezza battono il ritmo tra squilli di spezie e graffi di sale lasciando a balsamicità di liquirizia il compito di gestire il lungo finale.

88- – Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA LA PRIMA” 2010, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO: la ciliegia matura cede all’irruenza della prugna in un incedere di morbidezze scure e quasi tronfie; un peccato di superbia da confessare nel raccoglimento di legni benedetti di una sacrestia.

In bocca quel quid di Merlot s’atteggia a Cabernet regalando note vegetali da accostare a i ritorni di frutta e alle spezie e il finale gioca la carta dell’alcol per nascondere la palpebra un po’ calata di una comprensibile stanchezza.

86++ Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “LE CINCIOLE” 2009, LE CINCIOLE: un olfatto boschivo e resinoso che tra spezie e menta non lesina la ciliegia e i piccoli frutti, la cannella e lo sparo del fucile, la terra e le viole.

Sorso di vibrante acidità, energico, elettrizzante, una spinta verticale che bilancia perfettamente quell’appena di alcol lasciato in eredità dall’annata calda facendo leva anche sui tannini delicatissimi e su una sapidità profonda che sembra voler allungare il sorso all’infinito.

Un vino splendido.

89 Punti (con forse un -).

– CHIANTI CLASSICO DOCG “BERARDO” 2008 RISERVA, CASTELLO DI BOSSI: l’olfatto racconta sfumature di frutti di bosco tra freschezze di eucalipto, erbe aromatiche, arancia rossa e tamarindo.

Sottile ma acchiappante la nota di tabacco dolce, elegante quella della rosa, terragna quella del bosco secco punteggiato di funghi.

Sorso brillante e cremoso, scarno pur nella sua ricchezza di rimandi fruttati, dettagliato nelle didascalie minerali e speziate, profondo nel finale.

87+ Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “CASTELLO DI VOLPAIA” 2003 RISERVA, CASTELLO DI VOLPAIA: da un’annata torrida un olfatto che tradisce un “di troppo” di alcol prima di regalarVi tutta la sua freschezza medicale, il frutto ancora presente (anche se sotto spirito), le viole, il pimento, il cuoio, una stretta terragna e screpolata…

Il sorso ha la tensione e la grinta di chi non vuole arrendersi al trascorrere del tempo, l’incedere ritmato di una freschezza ancora vivissima e di una sapidità mai doma, s’aggrappa coi tannini a un palato di more e spine, si concede una gentilezza di viole e si lascia andare a una chiusura piccante, speziata, peposa che il Syrah “levate proprio”

Grintoso come pochi.

Quasi 90 Punti (QUASI).

– CHIANTI CLASSICO DOCG “LA SELVANELLA” 1990 RISERVA, VIGNETI LA SELVANELLA – MELINI: timo e mentuccia aprono un lungo corteo balsamico che introduce un olfatto di profonda ed elegantissima complessità.

Focalizzate bene un bosco secco, il rumore delle foglie sotto le scarpe, cogliete le more e bestemmiate le spine, l’appena di selvatico è presenza che incute timore ma non spaventa.

Poi s’acquieta tra prese di tabacco e liquirizia, legni nobili e scorze d’arancio sulla piastra dell’economica.

L’assaggio aiuta a percepire l’evoluzione a livello tattile, vi viene la pelle d’oca nel sentire dal frutto racconti di una gioventù che era e di cui non si vuole serbare soltanto il ricordo, l’acidità è guizzo che sorregge un tannino sfinito ma non ancora domo e/o stridente.

Lucido nel suo infinito viale del tramonto.

Da un’annata storica un vino imperdiBBile!

93 Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTERAPONI” 1988, MONTERAPONI: il naso racconta di una evoluzione spintissima, di una maturità raggiunta e di qualche acciacco “di gioventù”.

Apprezzabile il tentativo della vena “campagnola” di distogliere l’attenzione da un frutto ormai stanco lasciandoci concentrare su un bordo del calice che racconta freschezze di sottobosco e tostature.

In bocca rialza la testa, il sorso sembra caricarsi di energia con il trascorrere dei minuti, la freschezza stampella il frutto rendendolo più pieno e vivace.

Nel complesso va sottolineata l’omogeneità tra sorso e olfatto e soprattutto va ricordata l’estrema variabilità tra bottiglie differenti quando si tratta di annate del genere.

85++ Punti con tanto rispetto.

– CHIANTI CLASSICO “IL POGGIO” 1974 RISERVA, CASTELLO DI MONSANTO: facevo la terza elementare quando questi 75cc di vino finivano in bottiglia e, anche solo per rispetto, vale la pena aspettare che si stiracchi le membra intorpidite.

L’ultimo della batteria, quello che non sai cosa ti riservi, si presenta con un’introduzione di salvia, origano e soffi di eucalipto, introduzione a un dopo umido e vegetale che tra fresche succosità d’arancia lascia cresca un quid animale, un cavalcare a pelo ma con nobile portamento tra ombre scure di liquirizia e sottobosco.

In bocca è ampio e passionale, ancora fresco (quel tanto che serve a gestire l’alcol), a mostrare con orgoglio tannini d’altri tempi e lasciare spazio a quella frutta prima solo accennata al naso, a ricordarne di secca e disidratata, a sorprendere con una spezia d’Oriente inattesa in un vino dell’Ovest.

Un capolavoro ammantato di complessità e vita.

Bottiglia fortunata la mia?

Può essere, mezzo secolo di vetro fanno saltare il banco delle possibili variabili, in ogni caso un vino esperenziale.

Quasi 96 Punti e il mio personalissimo premio RITORNO AL FUTURO.

A LATERE

Impossibile rinunciare a dedicare l’intero pomeriggio al vagare tra i banchi d’assaggio chiacchierando con i tanti Produttori presenti sempre disponibili a presentare e condividere i frutti del proprio lavoro.

Tra il tanto che ho assaggiato ho scelto sette etichette che ho ritenuto essere particolarmente degne del Vostro interesse, cercatele, assaggiatele di persona e condividete le Vostre impressioni.

– CHIANTI CLASSICO DOCG 2003 RISERVA, CASTELLO DI VERRAZZANO: un naso da esplorare, da subito scuro di bosco, a declinare cortecce verdi e muschio, terra umida e funghi.

Poi luminoso di ciliegie rosse e nere, prugne, datteri, mandorle e direi…ginestre su uno sfondo minerale rinfrescato da brezze di eucalipto.

In bocca non china il capo e mostra ancora una fiera acidità pur cedendo alle morbidezze della frutta nera e alle carezze di tannini ormai canuti.

Chiude sottolineando sapide piccantezze e strizzando l’occhio a balsamicità di tisana.

88 Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “ROLANDO 2009” 2020 RISERVA, GIACOMO GRASSI: il naso racconta della maturità del frutto, quella prugna appena ossidata, la confettura di mirtilli…

Ma colpiscono le note dure della noce, la presenza della terra quale legante con il cielo, ancora per non perdere la rotta seguendo le sirene di quel velo di spezia che fa sognare…

Sorso succoso, a richiamare una frutta che i bischeri tannini strappano un pochino sul palato a suon di verdi scudisciate.

Un vino affatto facile, che sa di Territorio e Tradizione ma che guarda avanti.

Da riassaggiare con calma, molta calma.

88++ Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “BRAGANTINO” 2020, MONTERAPONI: olfatto potente e profondo, che sciorina note scure di bosco, erbe, spezie, caffè e cacao amaro prima ancora che la succosa freschezza delle ciliegie e la delicatezza delle viole.

In chiusura s’incupisce di nuovo, evidenziando una precisa mandorla amara e grafitica mineralità.

In bocca, quella timida inclinazione rustica prende coraggio e si mostra senza vergogna governando un sorso basato, sulla tensione gustativa, sul frutto preciso, su una progressione gustativa che freschezza e minerale sapidità rendono sempre più succosa

Davvero un bel bere!

89 Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “SILLANO” 2020, TERRENO: naso poco incline a farsi accarezzare, selvatico, rustico, scontroso nel proporre prima le durezze erbacee e le sapide impressioni di pomodoro essiccato piuttosto che le dolcezze fragolose e l’incedere lento ma inesorabile di una ciliegia che ben si delinea al sorso.

Un sorso segnato in verticale dalla freschezza e in orizzontale da quella terra dalla quale il vino non sembra volersi staccare.

Svuotato il calice resterete incollati a quell’ultima goccia che ne sporca le pareti e, cercando di etichettare un vino cui l’etichetta sembra stare stretta, lo definirete forse un po’ punk ma prenderete questo come scusa per riempire di nuovo il calice.

Un vino che fa pensare, un vino per non pensare.

88++ Punti (ma solo perché io sono cattivo).

– CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE “VIGNA MONTEBELLO SETTE” 2022, TOLAINI: olfatto ricco, a evidenziare il frutto pieno, la fragola, la prugna, le more e i graffi sulla pelle per coglierle, il tutto avvolto in una vena balsamica che racconta la calma di una presa di tabacco dalla sacca di cuoio, la radice di liquirizia, l’alloro, una viola colta e tenuta in bocca dal gambo ad allargare il respiro.

Sorso generoso, morbido, reso leggiadro dalla dinamica dell’impronta salina e da tannini scarmigliati e ancora poco avvezzi ad annodarsi la cravatta.

Ricordo ancora la 2021 assaggiata qualche mese fa e qui siamo un po’ più di un gradino sotto, sempre molto in alto, per carità, ma la gioventù è un peccato che va scontato.

90 – – Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “MONTEBELLO VIGNETO N° 7” 2010 RISERVA, TOLAINI: nell’ultima annata prima di trasformarsi in GRAN SELEZIONE unisce la maturità del frutto (ciliegia nera, prugna e lampone) a note di sottobosco pigiando forte il piede sull’acceleratore delle spezie d’oriente, sulla cannella, sui legni nobili, il sandalo, l’incenso, la menta…

Il sorso ha la saggezza degli anni, la calma dei tannini, la rilassatezza di chi sa.

Ha perso un po’ di verve, ma la criniera imbiancata non doma lo spirito del leone.

89 Punti.

– CHIANTI CLASSICO DOCG “FANATICO” 2020, VILLA TRASQUA: il naso dipinge un bosco di ombre, terra e piccoli frutti cui ciliegia, melagrana e arancia rossa aggiungono luce e le spezie sognanti atmosfere rese vieppiù misteriose da sensazioni cinerine.

Il sorso è goloso e di grande freschezza, inciso da graffiante sapidità e tannini sicuramente di rango ma un po’ chiusi nel pur elegante finale.

89 Punti con forse un +.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE al CONSORZIO CHIANTI CLASSICO per avermi ospitato e a tutti i Produttori che hanno avuto pazienza e buon cuore nel raccontarmi e nell’ascoltare le mie personalissime impressioni.

È stata una giornata davvero unica che spero possa ripetersi anche in futuro, perché il vino sa scavare nei nostri ricordi come le foto che conserviamo gelosamente in soffitta e racconta cose che troppo spesso non abbiamo la predisposizione d’animo per ascoltare.

Roberto Alloi

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Archiviato in:Aziende, Eventi, Evidenza, Vino Contrassegnato con: BERARDO, BRAGANTINO, CAPANNELLE, CASTELLO DI BOSSI, CASTELLO DI MONSANTO, CASTELLO DI VERRAZZANO, CASTELLO DI VICCHIOMAGGIO, CASTELLO DI VOLPAIA, Chianti Classico, Consorzio Chianti Classico, enoevo, FANATICO, Gallo Nero, GIACOMO GRASSI, Giuseppe Carrus, Gran Selezione, IL POGGIO, LA SELVANELLA, LAMOLE DI LAMOLE, LE CINCIOLE, Masterclass, MAURIZIO ALONGI, MONTEBELLO VIGNETO N° 7, MONTERAPONI, RISERVA, Roberto Alloi, ROLANDO, SILLANO, TERRENO, TOLAINI, VIGNA BARBISCHIO, VIGNA LA PRIMA, VIGNA MONTEBELLO SETTE, VIGNETI LA SELVANELLA - MELINI, VIGNETO DI CAMPOLUNGO, VILLA TRASQUA

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