
Di JACUSS (al secolo: Sandro ed Andrea Iacuzzi) avete già sentito parlare così come di Montina di Torreano (a breve una scheda completa dell’Azienda di Dario Albano che pure sta lì).
Ma il fatto di averne già parlato non significa che non se ne debba dire ancora.
30 anni di storia (quella recente), 11ha vitati in quel fazzoletto di Colli Orientali del Friuli che è una “enclave” di Pietra Piasentina (quella delle ville del Palladio e, prima ancora, quella con la quale venne eretta Cividale) in terra di Ponca.
50000 bottiglie per 12 etichette suddivise tra autoctoni e meno.
Prendiamo qui, ora, uno dei primi, mettiamoci che ne sono coltivati 4ha in tutto il territorio, mettiamoci pure che definirlo “scorbutico” è un eufemismo e che i pochi (6) Produttori che decidono di dedicarvisi lo domano a suon di maturità del frutto, concentrazione e legno.
Il Tazzelenghe è così!
Duro come i friulani!
Antico vitigno che si stava perdendo e di cui furono recuperate 4 viti sulle colline di Buttrio quarant’anni fa.
Il nome significa “taglialingua” man non deve spaventare perchè, se è vero che negli anni passati era parecchio “strong”, ora è stato ricondotto a più miti consigli.
Vitigno rustico dai tannini ”decisi”, si presta a lunghissimi invecchiamenti e dimenticanze in cantina.
Vinoso e brillante in gioventù, col tempo la variazione di colore introduce ad una esplosione di profumi.
JACUSS usa legni vecchi (6 o 7 passaggio) perchè servono solo a togliere i tannini ammorbidendoli per quel che serve a renderli gradevoli.
Se credete che sia solo la marasca e la mora a caratterizzarlo, state sbagliando di grosso, perchè sotto la scorza luminosa ed ammiccante, nasconde le tenebre di un cuore di spezie scure, cuoio e tabacco.
Il sorso, per quanto fresco, si caratterizza per la masticabilità dei tannini e quella sottile “peposità” che gli regala un anno di cemento.
Vino da cucina mitteleuropea come il gulash o la selvaggina, lo trovate in enoteca a ca. 13.00€.