
IL COSA E IL DOVE
Nel quadro del sempre troppo vasto calendario romano degli Eventi enoici si sono inquadrati anche gli appuntamenti proposti dall’instancabile GoWine e da Fondazione Italiana Sommelier.
Il primo ha riempito le sale dello STARHOTELS METROPOLE per la seconda giornata dedicata all’Edizione 2026 della Guida CANTINE D’ITALIA mentre la seconda ha dato appuntamento ai winelovers romani nell’iconica cornice del ROME CAVALIERI WALDORF ASTORIA per il 47° FORUM DELLA CULTURA DELL’OLIO E DEL VINO.
GoWine ha portato in degustazione le etichette di circa trenta Aziende in rappresentanza di quattordici Regioni italiane; trenta Aziende tra famose e meno note che ben rappresentano quanto la Guida propone, la scoperta cioè di nuovi Territori guidati dalla bussola del vino di Qualità prodotto da chi, attento a Storia e Tradizioni, si premura di comunicarle al consumatore attento e curioso.

Più complessa invece la proposta della F.I.S. che, a latere del convegno “DA ARTUSI A VERONELLI, L’EVOLUZIONE DELL’ENOGASTRONOMIA ITALIANA”, ha proposto in assaggio oltre duecentocinquanta oli EVO (tutti quelli insigniti delle 5 GOCCE dalla Guida BIBENDA) e i vini di ventinove Aziende selezionate dall’enologo Vincenzo Mercurio tra quelle da lui seguite.
Nelle righe che seguono potrete trovare sedici “consigli per l’assaggio”, otto vini scelti tra quelli degustati da GoWine e otto tra quelli proposti dalla F.I.S. (nessun EVO perché…perché quel giorno m’ero messo in testa di assaggiare il lavoro di Vincenzo Mercurio e basta).

Voi dategli una letta ma, soprattutto, ASSAGGIATE!
Siate Curiosi, SEMPRE!
GLI ASSAGGI
GLI “OTTO”
– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “TENUTA DEL CEPPETE 74” 2020 RISERVA, GUARDIANI FARCHIONE (ABRUZZO): un Montepulciano fresco, quasi tagliente, che si propone con note erbacee e balsamiche accostate con cura a dolci richiami di more di rovo e di gelso.
Seguono garofani noce moscata, rugginosa ferrosità e amaritudini di radice che lasciano pensare più alla genziana che alla liquirizia.
In bocca i tannini scalpitano e la sapidità conduce le danze accompagnata dal ritmico incedere di freschezze e morbidezze sino al finale dominato dai richiami di rabarbaro, tabacco e accenni di agrume.
87++ Punti.

– ALTO ADIGE SÜDTIROL DOC SAUVIGNON “LAFÓA” 2023, COLTERENZIO (ALTO ADIGE): tra sambuco e salvia sbucano mela Fuji, pesca, lime, uva spina e un qualcosa di ortolano su uno sfondo di piccante, salina mineralità.
Il sorso mostra grinta ed equilibrio lungo l’intero percorso gustativo, muovendosi tra affilata freschezza e profonda sapidità al ritmo dei richiami olfattivi in una atmosfera sottilmente fumé.
88+ Punti.

– BARBERA D’ASTI SUPERIORE DOCG “GENIO” 2023, GIANNI DOGLIA (PIEMONTE): prima ancora che le visciole e la prugna arrivano le note vegetali e amaricanti di felce e liquirizia tra richiami di terra bagnata, tabacco, lavanda e sottili peposità.
Il sorso ha calore da vendere e freschezza che, un pochino in affanno, chiede aiuto ai tannini per tenere il passo e gestire con garbo un tenore alcolico tutt’altro che indifferente.
87++ Punti.

– BAROLO DOCG CANNUBI 2020, DAMILANO (PIEMONTE): un Barolo che si presenta al naso con inattese note di fieno, aneto e menta.
Appena segnato da soffi di canfora propone poi prugne e ciliegie mature su uno sfondo di appena cuoio.
In bocca è scorrevole ed equilibrato, più centrato sulla frutta, sembra quasi vergognarsi di quelle vegetali sottolineature che lo caratterizzano ma nulla può, nel finale contro tabacco, liquirizia e un tocco ortolano di quasi sedano.
Giovane, troppo giovane per poterlo lodare, lo aspetto tra una decina d’anni e per adesso lo inquadro come un “nebbiolone” da tenere d’occhio.
88–Punti.

– BAROLO DOCG “MERIAME” 2022, PAOLO MANZONE (PIEMONTE): profondo nel frutto, ruvido nel presentare ruggine, terra e radici, trova nella grinta con cui espone le note boschive la sua vera forza e, dopo essersi lasciato andare a un qualcosa di rosa essiccata si rilassa con una buona presa di tabacco.
Sorso che impone attenzione e mostra grande feeling tra morbidezze e tannini, con una chiusura elegantemente minerale.
Peccato non abbia ancora l’età.
89 Punti.

– LANGHE DOC BARBERA “CADÒ” 2019, ANNA MARIA ABBONA (PIEMONTE): una Barbera “evoluta” forse un po’ restia ad aprirsi (almeno sulle prime) ma che si concede poi a freschi respiri di fiori freschi e frutta macerata, a dolci speziature e, in chiusura, a pensieri di cacao e caffè.
L’assaggio procede su due binari paralleli che, struttura da una parte e freschezza e tannino dall’altra, sembrano incontrarsi laggiù, lontano, dove il sorso sembra finire.
88+ Punti.

– DOGLIANI DOCG SUPERIORE “SAN BERNARDO” 2019, ANNA MARIA ABBONA (PIEMONTE): da subito vegetale si rilassa poi sulle note più dolci di ciliegia e succo di mirtillo e, accennato alle viole, chiude a testa alta raccontando senza vergogna balsamicità di liquirizia e canfora.
Il sorso ha sostanza da vendere e scorrevolezza impensata, compatto nella tessitura tannica, sapido, brioso, mai scontato e lungo…davvero lungo.
Quando il Dolcetto decide di fare il Barolo…
89+ Punti (ma forse 90).

– MALVASIA DI CASTELNUOVO DON BOSCO DOC “GILLI” 2024, CASCINA GILLI (PIEMONTE): sotto quella spuma che friccica vinosa nel calice si nasconde un cuore di gelso, mora e susina, ciliegioso si (sotto spirito) ma sfumato di mineralità, spezia e geranio.
In bocca strizza l’occhio alla freschezza e affianca una sottile sapidità a quella nota piacevolmente dolce che disseta senza mai accennare alla stucchevolezza mentre tiene per il finale l’inatteso di una virgola vegetale.
Pensate che il Moscato sia da “signorine”?
Ecco l’alternativa!
89- Punti.

I “+ OTTO”
– FIANO DI AVELLINO DOCG 2023 RISERVA, DE GAETA (CAMPANIA): il naso ha il suo bel da fare per cercare di dirimere il nodo gordiano dei profumi fruttati, districandosi tra pera e mela, albicocca e melone bianco…
E poi i fiori, di ginestra, gelsomino, acacia, tiglio…
E ancora muschio, timo, spezie, mineralità, un appena di ridotto che quella nuvola di zolfo cerca di nascondere ma che in realtà regala rustica aderenza alla terra.
In bocca regala freschezza acida e balsamica, raffinata sapidità, struttura massiccia e agile svincolo fino al sorso successivo e al finale che richiama a sé agrumi e mandorla.
88+ Punti.

– IRPINIA DOC CAMPI TAURASINI 2014, DE GAETA (CAMPANIA): quando da una annata difficile ti aspetti un vino che ne sia figlio beh…eccone uno che conferma la regola facendo eccezione ad essa.
Profondo nei suoi profumi di prugna e ciliegia, luminoso nel tratteggiare gerani e violette, brillante nel proporre la macchia mediterranea e misterioso nel raccontare l’oriente delle spezie.
Il sorso lascia che freschezza e morbidezza si adoperino per frenare il morso alcolico e lasciare poi campo aperto a una austera sostanza, proposta con una dinamica inattesa e mantenuta con piglio fin nel finale di rimarchevole persistenza.
88+ Punti (con un altro + perché si).

– TAURASI DOCG “DUECAPE” 2015 RISERVA, DE GAETA (CAMPANIA): la frutta spazia da quella a nocciolo a quella a guscio, proponendo ciliegie e noci passando per intermezzi di mela e strilli di arancia sanguinella.
Rose e frutti di bosco precedono poi la freschezza delle erbe officinali mentre, chiudendo gli occhi, si ha netta la percezione di un Oriente speziato che introduce all’abbandono terziario di incenso, tabacco, liquirizia e tanto altro ancora.
In bocca propone un sorso voluminoso, massiccio ma non opulento, di muscolare potenza e agilità sostenuta dalla viva freschezza e dai tannini in splendida forma.
Chiude lunghissimo, in un erotico alternarsi di sale e frutta.
Quasi 90 punti (ma “solo” quasi).

p.s. mentre Vi tengo sulle spine dicendoVi di un Metodo Classico assaggiato “sottobanco” mi preme assegnare una nota di merito alle etichette, quelle “due cape” che sembrano guardarsi di sottecchi in un sottosopra che ben rappresenta il carattere dei vini prodotti.
– CILENTO DOC AGLIANICO “PIETRALENA” 2022, CANTINE BARONE (CAMPANIA): ci vogliono calma e sangue freddo per accettare che questo aglianico scelga di raccontare sottovoce le rotondità della frutta per lasciare libero sfogo alla spigolosa arte oratoria del ginepro e dell’incenso, dei chiodi di garofano e dell’eucalipto mentre un brusio empireumatico riempie l’atmosfera.
In bocca materia, freschezza e mineralità governano un sorso che l’elegante impalcatura tannica sostiene agilmente e che quella nota di rustica terra rende concreto.
89–Punti.

– POMPEIANO IGT ROSSO “TIRSO” 2020, BOSCO DE’ MEDICI (CAMPANIA): olfatto scuro di frutti di bosco e marasche, liquirizia, caffè, chiodi di garofano, screziato di esplosioni pliniane di arancia sanguinella, garofani e gerani e ammantato di una profonda, sulfurea rusticità.
In bocca mostra una netta sapidità, indecisa se propendere per le profondità minerali del vulcano o quelle panoramiche del golfo.
Di equilibristica freschezza allunga il sorso giocando con i tannini ben svolti e i richiami fruttati dilungandosi forse un po’ troppo in inattese smancerie vanigliate.
90–Punti.

– FIANO DI AVELLINO DOCG “PIETRAMARA ETICHETTA BIANCA” 2022 RISERVA, I FAVATI (CAMPANIA): pirico, sulfureo e appena cupo e terroso, mostra presto il proprio animo esuberante sciorinando nuances mentolate e resinose, agrumi, intrichi di macchia mediterranea e orientali speziature di curcuma e noce moscata.
In bocca propone grande freschezza e inarrestabile progressione sapida a bilanciare una componente calorica che regala sostanza e materia.
Chiude con pregevole lunghezza tra rimandi balsamici e di agrume.
89++ Punti.

– TAURASI DOCG “TERZOTRATTO ETICHETTA BIANCA” 2015 RISERVA, I FAVATI (CAMPANIA): netta la sensazione di visciole in confettura e di prugna e forse ancor di più quelle balsamico-amaricanti di eucalipto, rabarbaro, tabacco, liquirizia e ginepro, con un appena di violetta a ingentilire il ruvido substrato pirico e ferroso.
L’assaggio è un caldo e morbido abbraccio, scarno e privato di inutili sovrastrutture, che vive più dei tannini levigati dal tempo che delle morbidezze gliceriche e che predispone all’ascolto dell’eco dei rimandi olfattivi nel finale lungo e preciso dominato dalla sapida mineralità.
90+ Punti.

– IRPINIA DOC CAMPI TAURASINI “LEO CUBANS” 2020, GIOVANNI CARLO VESCE (CAMPANIA): un po’ ciliegia c’è, magari macerata, sotto spirito, ma sono le freschezze di felce e lavanda, liquirizia e resina, eucalipto, chiodi di garofano e ginepro a colpire, quell’idea di after eight che sembra essere inglobata nel substrato vulcanico e sulfureo.
Il sorso è un gioco a rincorrersi tra tannini e sostanza, goloso, scorrevole, mai sovradimensionato e soprattutto mai seduto (alla faccia del “leone che giace”) a ricordare l’olfatto accelerando sul timo e ammiccando alla scorza di limone.
Un Aglianico forse “funky”, sicuramente per chi pensa che l’Aglianico possa essere anche “diverso”.
88++ Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a tutti, agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che mi hanno invece solo visto passare davanti al proprio tavolo.
Sono state due giornate molto intense e ricche di spunti che costringeranno me ad approfondire diversi argomenti nei giorni a venire e Voi a leggere ancora le mie personalissime considerazioni.
