
IL COSA E IL DOVE
Il 30 e 31 Agosto, Bussi sul Tirino ha ospitato la seconda Edizione di ENOTIRINO, Evento fortemente voluto da Giorgio d’Orazio, Luca Di Carlo e Marco Giuliani con il duplice intento di valorizzare e promuovere le eccellenze enologiche abruzzesi e contribuire alla rinascita di Bussi e di tutta quella Valle del Pescaraviolentata per anni dai veleni e dal menefreghismo della MONTEDISON.

Un Bussi dal quale ha mosso i primi passi la storia del vino di tutta la Regione, un Bussi dove Montepulciano e Cerasuolo raccontano autenticità e Tradizione.
Circa 100 le Aziende presenti in rappresentanza di un Abruzzo fatto di Territori spesso duri come le popolazioni italiche che lo abitavano ma sicuramente in grado di accogliere, Territori dai quali è necessario e fondamentale partire per conoscere il vino.
Una manifestazione organizzata e partecipata come poche che nelle sale di un Castello Cantelmo tornato a vecchi splendori ha riunito tanta ma tanta Qualità.

A tutto questo (che mica è poco) si aggiunge il piacevole pomeriggio trascorso solo pochi giorni prima con un Giuliano Pettinella che, nella nuova e ormai pienamente operativa cantina di Tocco da Casauria mi ha voluto regalare due ore del suo preziosissimo tempo e tutte le emozioni che i suoi vini mi sanno regalare ogniqualvolta ci ficco il naso dentro.

Un Giuliano Pettinella che troverete più avanti accostato all’altro amico Alessandro Filomusi Guelfi nella bellissima masterclass dedicata alla sottozona Casauria e ai suoi tesori.

Dodici i vini di cui leggerete, sei quelli della masterclass, cinque tra i pochi che il poco tempo di un Sabato impicciatissimo mi ha lasciato assaggiare e un’ultima etichetta (che in realtà sarebbero tre) assaggiata da Giuliano nell’occasione di cui Vi ho detto.
Come sempre Vi invito a leggere ma mai come questa volta Vi invito ad assaggiare!
LA MASTERCLASS
“CASAURIA: TRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÀ”, titolo che ha suscitato qualche perplessità soprattutto pensando ai protagonisti dell’incontro, un Giuliano che ha rappresentato sin dalle sue prime bottiglie il futuro del Montepulciano (inteso come vitigno) pur dimostrando di voler rimanere fortemente ancorato alla Tradizione e un Alessandro che, gravato del peso di un’eredità importante come quella lasciatagli dal padre Lorenzo, sembra avere ben chiare le idee sulla strada da intraprendere, una strada che corre parallela a quella di Giuliano con i dovuti distinguo e lo stesso traguardo ben fissato in mente.
Sei i vini in degustazione, tre per ciascuno dei due “contendenti”, sei vini “uguali”, sei vini profondamente diversi, cinque annate con una 2019 presa come ponte sul quale stringersi la mano guardando al domani.

Date una letta alle mie personali considerazioni e vogliate perdonare l’essere stato prolisso nel descrivere quel primo vino che, come dettoVi, ho avuto sotto il naso tre volte nel breve periodo.
Leggete ma soprattutto assaggiate (e stavolta dovrete impegnarVi per cercare ‘ste bottiglie, ché non ce ne sono mica tante in giro).

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2022, PETTINELLA: dall’ultima volta che l’ho assaggiato ha scontato un altro anno di pena in quel vetro che lo costringe.
Un anno durante il quale ha potuto riflettere, educare il proprio comportamento, iniziare a pensare al futuro.
Ha rinunciato al “satana” dello sgarbo alcolico lasciatogli in eredità da un’annata torrida e s’è lasciato andare totalmente alla freschezza.
S’approccia al Vostro naso come un vino di pancia, quasi dimentico dello spirito se non di quello orgoglioso e viscerale che porta in dote da quel Territorio che mai come ora sembra voler “tenere fuori”, rivendicare la propria unicità.
Racconta la campagna delle visciole e delle marasche, ricorda la mora e il graffio della spina, la liquirizia che Vi guarda passare dal bordo della strada…
Un appena boschivo di funghi e cortecce e poi il sorso…
Vivace, impulsivo prima, compulsivo poi.
Non Vi abbraccia, Vi avvinghia, difficile scrollarselo di dosso.
Inciampate nella sua calcarea, spigolosa mineralità, nel suo cilicio di tannini e cercate nuovamente conforto in quel naso che ora Vi regala l’Oriente delle spezie e un’amarena che ora è, la gentilezza della vaniglia e lo sgambetto monello del vinacciolo.
A questo punto mi è d’obbligo innestare in questa folle narrazione l’over-time dedicatogli una settimana prima in quel di Tocco da Casauria, laddove nasce e cresce, dove Giuliano ha voluto regalarmi due preziosissime ore di emozioni.
Quel giorno era passata un’oretta da quando il bicchiere lo aveva accolto, un’ora di chiacchiere, nasi ficcati dentro alla traditora, assaggi e grandi sorsi, refill e pensieri.
E in quell’ora, seguendo lo slancio naturale proprio dei vini “artigianali” ha mostrato tutta la sua mutevolezza, quella dei vini fatti così, con passione e sapiente artigianalità.
In una sorta di danza verticale fatta di posati avanzamenti s’è innalzato dalla terra e dalle radici verso il sole di un frutto pieno e rotondo e quell’amarena, prima sconosciuta, si è poi palesata nel calice riempiendo il palato del suo succo.
Da Femmina a Donna, da amante a moglie, dal sesso all’amore.
Alla fine, tornando all’oggi e tirando le somme, penserete a un’eresia ma mi sembra ancor più giovane della volta scorsa e quel fondo del calice che sa di sagrestia mi pare oggi quasi una preghiera, uno “stappami” cantato dalle sirene cui noi, novelli Ulisse, dobbiamo essere bravi a resistere.
Vuole farcelo credere ma ancora non s’è redento.
Da bere ascoltando LA GUERRA È FINITA dei BAUSTELLE.
È forse per questo che a un anno di distanza si ritrova con un meno in meno (89- e tantetante speranze).
Monellaccio.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2021, PETTINELLA: un olfatto inatteso, firmato da un graffio di alcol.
S’atteggia a più maturo di frutto e di carattere, sfoderando da subito quell’amarena prima celata ai più frettolosi ma forse è solo apparenza, ché subito porta aria di temporale.
Ed è proprio quella ferrosa atmosfera che si percepisce quando l’aria è carica di elettricità a tradirne l’animo scalpitante.
Imbrigliato nel resto dei suoi stessi profumi morde il freno, muore dalla voglia di raccontare macchia mediterranea, spezie, pot pourri di fiori secchi, la freschezza delle erbe aromatiche, la voce balsamica della liquirizia.
Un suo andare di fretta che impone calma perché questa sua irruenza mal si confà alla sostanza che comunica.
In bocca è il tannino il padrone.
Governa il frutto con pugno di ferro in guanto di velluto, esaltandone la massa senza consentirgli di valicare quel confine oltre il quale scadrebbe nella scontata opulenza.
Nel finale la calcarea mineralità s’accosta e accompagna il sorso lasciando spazio ancora alla freschezza nel finale sottilmente balsamico.
Sicuramente non ancora arrivato ma prossimo al traguardo della prontezza.
89-.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019, PETTINELLA: austero nel suo abito tessuto di balsamicità da sagrestia.
Un abito talare che comunica la sacralità dello scricchiolio sotto i piedi delle tavole di una soffitta ingombra di ricordi, l’attenzione e la meraviglia di aprire un vecchio album impolverato dal quale ammicca lo sguardo dello zio Giovanni (che in realtà amava il rosato) quasi imponendo la cura che con un’uva ricca e “rustica” come il Montepulciano si deve avere per coglierne gli aspetti essenziali evitando inutili ridondanze.
L’olfatto si muove attento come un funambolo sul filo teso e sottile dell’equilibrio, un Philippe Petit che tra le Torri Gemelle della luce e dell’oscurità incontra in armoniosa successione l’amarena (ma dio ci scampi dal confonderla con quella dei topping da quattro soldi), i fiori appassiti, le erbe aromatiche, la liquirizia, la china e un tocco animale che è firma in calce a un lavoro di conservazione della storia viaggiando nel futuro.
Il sorso è di pesante leggerezza, massiccio eppure sveltissimo nell’assolvere il suo compito dissetante richiedendo un immediato refill.
La freschezza sostiene, il tannino coinvolge, il frutto rapisce, la spezia fa sognare, la mineralità…la mineralità chiude il sipario, ricordando la pietra e la terra da cui nasce la pianta, a chiudere un cerchio perfetto con l’etereo incipit.
Da bere ascoltando DON’T SPEAK dei NO DOUBT.
91+ Punti.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019 RISERVA, FILOMUSI GUELFI: a memoria m’era successa la stessa cosa con l’annata 2014, stesse sensazioni, stesso impatto emotivo.
Un Montepulciano “al contrario” questo di Alessandro (anche pensando a quello che Lorenzo cercava di ottenere dai suoi vini).
Un vino che costringe a ripensare la dinamica dell’assaggio facendoci fare autocritica laddove abbiamo peccato di omologazione.
Il naso Vi porta a passeggio nell’orto e Vi lascia apprezzare lattuga e sedano rapa, peperone, foglia di pomodoro.
Il frutto c’è, arriva!
Ma dovete aspettarlo un po’, sta maturando, la visciola ha appena virato di colore, è aspra e pungente.
E poi arrivano le note scure, del legnetto di liquirizia, del caffè, fors’anche il cacao, di sicuro l’ispido della pelliccia, di una firma “animale” che tiene il vino ancorato alla terra dalla quale proviene.
In bocca non fa sconti, nessuna piacioneria, nessun ammiccamento.
Il tannino è ruvida carezza, forse scappellotto, di sicuro contraltare alla dolcezza di una frutta ben più evidente che al naso.
Chiude su balsamici ricordi di liquirizia lasciandoVi soli a dialogare con l’anima.
88+ Punti; meno, molti meno di quanti gliene darei pensando a quanto mi piace.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “FONTE DEI” 2015, FILOMUSI GUELFI: dalla saggezza del cru che Lorenzo immaginava potesse rappresentare il “cos’è” Casauria, un vino che porta la firma di chi l’ha voluto.
Al naso non si schermisce e mostra tutta la potenza di cui il Montepulciano dispone.
Se vi confronto i Montepulciano di Giuliano, sembra che quelli ne vogliano seguire le tracce.
Hanno una falcata molto più agile, una frequenza di corsa più rapida, tre passi dei loro per uno di questo “FONTE DEI” eppure viaggiano affiancati nel solco della tradizione verso il traguardo di un futuro mai dimentico del passato
Qui è di nuovo evidente il frutto, uno spot su un palcoscenico scuro fatto di inchiostro, china, liquirizia, funghi forse, note vegetali sicuramente.
Terziari morbidi e intimisti per pensare il giusto prima del sorso.
In bocca è potenza e agilità, dinamica freschezza a snellirne la struttura imponente.
Succoso, legno ben integrato, tannini cavalcati a pelo ma ben domati e un finale lunghissimo di frutta, spezie e…caffè.
Forse non il mio Montepulciano, ma forse perché sono il solito iconoclasta.
89+ Punti con forse un altro +.

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2012 (CAMPIONE DI BOTTE), FILOMUSI GUELFI: imbottigliato a tradimento per l’occasione, sembra essersela presa a male.
Sbuffa, ringhia, drizza il pelo, scansa le carezze…
Scorbutico al naso, chiuso, introverso, quasi scocciato di essere stato tratto fuori da quel suo buio esilio che dura ormai da ben tredici anni.
È reticente nel raccontare di prugne e visciole, meno a far parlare della liquirizia, del giusto di pepe…
Anche in bocca si mostra poco accondiscendente.
Sottolinea i tannini, si spinge fino a mostrare un animo di frutti neri, poi un allungo di spezie e…mette di nuovo il broncio.
Forse è il caso di parlarci un po’ (ma oggi non ce n’è il tempo) oppure è meglio che se ne stia ancora qualche tempo a rimuginare su quello che è e quello che vuole essere.
Mi meraviglio nello scrivere “non pronto” ma tant’è.
88 Punti e tante belle speranze anche per lui.

A LATERE
– CONTROGUERRA DOC PECORINO “CASANOVA” 2024, BARONE CORNACCHIA: un Pecorino diverso da quanto mi aspettassi (è la seconda volta che mi capita quest’Estate!).
Sicuramente vi colpirà la vibrante, agrumata freschezza, sicuramente la frutta matura guida le danze e quella tropicale non sta certo in finestra a guardare ma è quell’atmosfera calda e ventilata che fa tanto “collina” a sorprendermi, quell’idea di erba di campo e fiori piegati dalle brezze adriatiche.
In bocca freschezza e sapidità marina si danno di gomito e…quel tannino sottile e birichino…
In chiusura agrumi ed erbe aromatiche per un Pecorino da assaggiare.
85 Punti con forse un -.

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “POGGIO VARANO” MACERATO 2022, BARONE CORNACCHIA:
un naso concentrato come l’occhio suggerisce, sostanzioso nei suoi profumi di mela macerata, pesca gialla, nespole.
Tanta frutta in una atmosfera selvatica e vegetale che in fondo lascia intravedere note amaricanti di frutta secca non ancora matura e freschezze d’agrume.
Sorso voglioso, materico, scorrevole, di grande coerenza, che aggiunge amaritudini di erbe aromatiche al plot olfattivo e chiude lungo, davvero lungo.
88 Punti con forse un +

– MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “VIGNA LE COSTE” 2019 RISERVA, BARONE CORNACCHIA:
E la frutta?!
Dov’è la frutta!?
L’incipit è balsamico e speziato, pizzicoso di pepe, dolce di cannella e chiodi di garofano.
Poi verde di corteccia, umido di bosco, vispo di resina, amaricante di liquirizia, caffè e cacao per le tostature e poi…ecco la frutta, rossa (con qualche fiore).
Sorso caldo, materico, educatamente tannico, elegante nonostante la decisa sapidità, morbido quanto serve per soddisfare i palati più omologati ma senza prestare il fianco a inutili piacionerie.
87+ Punti.

– COLLI APRUTINI IGT PECORINO “CORTALTO” 2019, CERULLI SPINOZZI: Pecorino (e siamo a tre)?!
Sicuri che non sia Trebbiano?! O forse Riesling?!
Vegetale anche nel suo proporre quegli agrumi cui al frutto sembra preferire la foglia, nei fiori di mughetto, nella freschezza della mentuccia.
Amaricante di timo…
Ma che sto dicendo!?
Gli idrocarburi sono quelli che strillano!
Da quando la Mosella ha cambiato corso ed è diventata un affluente del Vomano!?
Appena lo assaggiate “il sale Vi assale”, dovete berne un secondo sorso, subito, prima di ritrovare nuovamente un agrume fresco-amaro che è quasi lime (altro che Margarita!).
Bellobello!
89—Punti.

– TREBBIANO D’ABRUZZO DOC “PER INIZIARE” 2017, RABOTTINI: intenso nel proporre fiori secchi, mela matura, nespola, sambuco, un appena di smalto, idrocarburi appena accesi, mandorla e un tocco di miele.
In bocca è compatto, tannico quanto serve a tener per mano la minerale sapidità, ripropone la mela e svela la paglia, il confetto, le erbe aromatiche.
Completo ed elegante, l’ho già assaggiato più volte ma…farò finta di non ricordare e riassaggerò con più calma.
Da non perdere.
89—Punti.

– CERASUOLO D’ABRUZZO “TAUMA” 2024, PETTINELLA: beh, di questo “Cerasuolo” (tra virgolette perché deve ancora capire da che parte stare) ho già scritto diverse volte (andateVi a cercare gli altri articoli, ché mica posso dirVi tutto io!).
Rispetto alla 2022 che è l’ultima in cui ho ficcato il naso, questa appare molto più solare e, forse, marina.
Sottolinea subito il sudore e la fatica ma poi s’allarga in un sorriso di frutta rossa, carnosa, palpabile, presente; ma non la banale ciliegia, ci sono i ribes, i lamponi, qualcosa di piccolo che dovete scarpinare su per i monti per raccogliere.
Ché, qui niente è scontato e tutto ha un senso che DOVETE cercare.
Ed è solo VOLENDO che riuscirete a passare al secondo livello, quello che sbloccate pensando a un legno che c’è ma è diafana presenza, quello che regala liquirizia e cioccolato fondente, un’impronta nera sulla sabbia dorata, là dove nessuno si sarebbe aspettato di trovarla.
Frutta, sale e…calore.
Un calore che sorprende quando Vi accorgete che i gradi alcolici che il naso supponeva sono tanti di meno, un calore che diventa grande freschezza quando, impossibilitati a resistere, Vi lasciate andare al sorso.
Importante eppure godurioso, un urlo quasi blasfemo di sale e graffianti acidità, quella della melagrana, quella del chinotto…
Lunghissimo in bocca come lo sguardo che si perde nel blu cangiante dell’Adriatico, a ricordare la frutta rossa e, questa volta si, la ciliegia sorprendendo ancora una volta con una nota scura di oliva.
88++ Punti.

E QUINDI?
E quindi grazie a Giorgio per avermi invitato anche quest’anno a una manifestazione che avrei voluto avere il tempo di gestire con la calma che merita e di cui metto in agenda sin da ora l’Edizione 2026.
Un Evento davvero bello in un posto davvero bello, un Evento degno di entrare nel novero di quelli estivi cui non si può mancare.
Vi aspetto lì l’anno prossimo!
