enoevo

The New Quality Era

  • Vino
    • Aziende
    • Territori
    • La Bottiglia
  • Olio
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Pasta
    • Aziende
    • Territori
    • Ricette
  • Eventi
  • Storie
  • Viaggi
  • Dai Produttori

da

Concours Mondial de Bruxelles 2026. Dolcezze dal mondo (la masterclass).

IL COSA E IL DOVE

Lo scorso 6 Luglio, gli eleganti spazi di Palazzo VALENTINI a Roma hanno ospitato la premiazione dei 475 vini italiani che si sono guadagnati una medaglia al CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES 2026.

22 le medaglie Grand Oro, 172 quelle Oro e 281 quelle Argento in rappresentanza di tutto lo stivale ma con Puglia, Veneto e Toscana sul podio.

Un Concorso, quello di Bruxelles, che nelle lunghe sessioni di assaggio ha coinvolto 320 giurati provenienti da tutto il mondo, che ha visto l’Italia essere seconda solo alla Francia per numero di riconoscimenti ottenuti e che, ormai, è ben più che un semplice concorso enologico, piuttosto uno strumento per mettere in contatto i mercati internazionali con i Territori, valorizzando storia e identità di ogni singola etichetta.

53 le Aziende presenti ai banchi di assaggio allestiti nel cortile del Palazzo per soddisfare la Curiosità dei numerosissimi ospiti intervenuti (stampa e operatori del settore).

Tante etichette in cui ficcare il naso e, a latere, tre interessanti masterclass di approfondimento.

LA MASTERCLASS

Delle tre una, la prima, quella che, sotto il titolo di “DOLCEZZE DAL MONDO: VIAGGIO TRA I GRANDI VINI DOLCI”.

Condotta da Marco Sciarrini, ha acceso uno spot su quei vini che, spesso relegati solo al fine pasto delle grandi occasioni, hanno dimostrato di avere, invece, ben più di qualche asso nella manica.

Cinque le etichette in degustazione in rappresentanza di altrettanti paesi e aziende; cinque etichette che ho provato come sempre a descriverVi confidando nel fatto che cerchiate quanto prima di assaggiarle di persona.

GLI ASSAGGI

– RIESLING ICE WINE 2023, CHATEAU VARTELY (MOLDAVIA): il profilo olfattivo è ampio e composto, costruito su una successione di aromi che raccontano, con nitore, albicocca disidratata, pesca sciroppata, scorza di mandarino candita, miele d’acacia e confettura di agrumi seguiti da sfumature di ananas e mango maturo senza mai scadere però nell’esotico caricaturale mentre s’apprestano leggere sensazioni floreali che ricordano il tiglio e i fiori di campo essiccati.

Non manca quella caratteristica vena minerale e appena idrocarburica che il Riesling sa sviluppare con eleganza anche nelle interpretazioni più dolci e che gli conferiscono profondità e complessità, ma dovete aspettare un po’ per averne contezza.

L’assaggio è la conferma di un equilibrio costruito con grande attenzione.

La dolcezza è importante, inevitabilmente protagonista, ma non risulta mai opulenta grazie a un’acidità vibrante che sostiene il sorso dall’inizio alla fine.

La tessitura è densa, vellutata, quasi cremosa, e non ci pensa proprio a perdere slancio.

Ogni componente sembra trovare il proprio posto in un insieme armonico, dove la concentrazione non diventa mai pesantezza e la ricchezza aromatica rimane costantemente attraversata da una freschezza che invita immediatamente al sorso successivo fino alla chiusura che si prolunga su ricordi di agrumi canditi, miele, frutta tropicale e una sottile nota minerale che lascia la bocca sorprendentemente pulita, dimostrando come anche un vino “da dessert” possa conservare dinamismo e precisione.

Da una “piccola” realtà di 550ha (sic) della Moldavia un vino che racconta, con autenticità, il volto nobile dei Riesling delle terre dell’Est.

86++ Punti.

– TOKAJ 6 PUTNOVY 2019, CHATEAU GRAND BARI (SLOVACCHIA): arriva generoso, come un amico un po’ sbronzo alle tre di notte, straparlando di miele, albicocca matura che gioca a fare la padrona di casa, arancia e caramello, con pesca e mandarino che fanno capoccella da dietro il sipario.

Non è timido, non è etereo, è presente.

Profuma di pasticceria vecchio stile, di dispensa di nonna che “non butta via niente” e, mentre sottolinea un tocco di propoli sorprende con una menta che rinfresca e pareggia le dolcezze.

Il sorso è dolce, oh se è dolce! ma l’importante acidità lo salva dall’orribile da quel destino orribile di “sciroppo da supermercato”.

Delicato si ma con spina dorsale, a raccontare di albicocche candite e crema alla vaniglia, con un finale lungo che continua a ronzarti in testa come una zanzara ubriaca.

Non stanca subito, anzi, ti invita a un secondo giro…e un terzo…poi ti ritrovi a fissare la bottiglia mezza vuota chiedendoti dove siano finite le ultime due ore.

Un vino che non chiede scusa per essere dolce, che ha zuccheri ma soprattutto carattere.

Non so se si meriti una canzone ma penso non stonerebbe vicino a un To https://maisoncastel.wine/en/m Waits in modalità ubriaco-poeta o a una Amy Winehouse che Vi ricorda quanto sia bello rovinarsi con stile.

88 Punti.

– JURANÇON DOUX ATC “LES AMOURS DE LA REINE” 2022, CASTEL (FRANCIA): naso intenso di ananas confit, miele, mela cotogna, note di albicocca e un velo di spezie dolci tipo cannella.

C’è aromaticità, c’è frutta esotica, c’è quel profumo da “dolce delle grandi occasioni”…

Non è timido, anzi: si fa sentire.

Peccato manchi quel guizzo minerale o quel lato più selvatico che hanno i Jurançon dei piccoli produttori.

Qui è tutto un po’ troppo educato, quasi fosse una dama che ha preso lezioni di bon ton.

Dolce ma non stucchevole grazie a un’acidità che fa il suo compitino e niente di più.

Ci trovate frutta gialla matura, miele, tocchi di agrumi canditi e una cremosità vanigliata sul finale.

È piacevole, bilanciato, di buona persistenza.

Si beve senza fatica e magari ne assaggi un altro goccio.

Si, ti lascia soddisfatto, è educato, corretto, democratico ma…manca di azzardo.

Beh, se speravate in uno “Jurançon” che con un’imboscata di acidità Vi salvasse dalla morte per zucchero…qui siete di fronte a una bottiglia che gioca a fare la seduttrice di corte ma resta… damigella.

84+ Punti (forse).

p.s. per emozioni e Territorio da pianto, andate dai piccoli vigneron.

– DR PORT WHITE 20 YEARS OLD (BOTTLED 2021), QUINTA DA LEVANDEIRA DO RONCÃO(PORTOGALLO): già il colore ti fa capire (e il naso conferma) che non sarà una passeggiata.

Intenso e complesso, un groviglio di vaniglia, cannella, mandorle caramellate, frutta tropicale candita, tostature di caffè, miele e un tocco di resine esotiche sovrastate da un alcol poco incline ai modi educati.

C’è profondità, evoluzione, quel tocco ossidativo che sa di tempo e non di oblio.

Certo non è timido

In bocca la dolcezza è importante ma comunque misurata e tenuta a bada da una coerente acidità mentre il sorso ripropone quanto apprezzato dal naso soffermandosi un po’ sulla nocciola tostata e sugli anacardi salati.

Certo avrebbe spessore, carattere e una lunghezza che racconta dei vent’anni di affinamento ma…

quell’alcol!

Peccato.

81+ Punti.

– KOIMANDARIA PDO “ST. JOHN COMMANDARIA” 1984, KEO (CIPRO): il colore…quel mogano scuro che ti conduce su un sentiero olfattivo fatto di fichi secchi, caffè, cioccolato fondente, noci, caramello bruciato, spezie dolci, kumquat e quel tono ossidativo che solo i vini che hanno visto Reagan alla Casa Bianca possono permettersi.

Non è fresco, è profondo.

Non è fruttato, è evoluto.

Un bouquet che sa di dispensa antica, di chiesa ortodossa e di nonno che nascondeva la bottiglia buona.

Dolce si, ma con un’acidità residua che tiene botta come un vecchio guerriero.

Denso, forse sciropposo ma non stucchevole, a tirar fuori note di dattero, cioccolato amaro, caffè, frutta secca, caramello e una mineralità terrosa che, nel lungo finale, ti ricorda che questo vino è nato su un’isola rocciosa in mezzo al Mediterraneo.

Un fossile dolce fatto con uve (Mavro e Xynisteri) appassite al sole di Cipro secondo metodi che odorano di Bibbia e Crociate.

Non è perfetto (la freschezza china un po’ la testa sotto il peso degli anni) ma è comunque un pezzo di storia liquida.

88 Punti, forse di più.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare a un Evento ormai tra i più attesi tra quelli che compongono il vasto panorama romano, grazie a Marco Sciarrini per la conduzione di una interessantissima masterclass e grazie anche a Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a questo punto.

È stata una gran bella serata, appuntamento al 2027 per la 34a Edizione!

Roberto Alloi

  • Facebook
  • Instagram

Archiviato in:Aziende, Eventi, Evidenza, Vino Contrassegnato con: CASTEL, CHATEAU GRAND BARI, CHATEAU VARTELY, Cipro, CONCOURS MONDIAL DE BRUXELLES, DR PORT WHITE, enoevo, Francia, ice wine, Jurançon, KEO, KOIMANDARIA, LES AMOURS DE LA REINE, Marco Sciarrini, Mavro, Moldavia, portogallo, Putnovy, QUINTA DE LEVENDEIRA DO RONCÃO, Riesling, Roberto Alloi, Slovacchia, ST. JOHN COMMANDARIA, Tokaj, Vini dolci, vinodentro, Xynisteri

« Moscato vs. Bollicine. Un confronto serrato sul ring di GoWINE.

Cerca

Chi sono

Instagram

Segui su Instagram

Facebook

Mail: roberto.alloi@enoevo.com | Cell: 339 898 4378  | Privacy Policy  Cookie Policy

Copyright © 2026 EnoEvo