
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 21 Aprile, nelle ormai consuete sale dello STARHOTELS METROPOLE di Roma, l’instancabile GoWine ha organizzato l’Edizione 2026 di BAROLO, BARBARESCO & ROERO.
Un Evento dedicato al Nebbiolo, un viaggio sensoriale attraverso Denominazioni e Territori di uno dei vitigni più iconici del patrimonio ampelografico italiano che ha consentito ai numerosi winelovers intervenuti di comprenderne più a fondo caratteristiche e peculiarità.

GLI ASSAGGI
Circa quaranta le Aziende presenti, in parte personalmente in parte come “semplice” selezione al banco enoteca, tante etichette in cui ficcare il naso dribblando per quanto possibile le vecchie conoscenze e concentrandomi invece sulle novità.
Alla fine una quarantina di assaggi che mii hanno regalato una bella panoramica del Territorio e tra i quali ho selezionato la “TOP ELEVEN” che Vi propongo.
Undici vini che Vi invito a provare personalmente criticando le mie scelte e/o suggerendomi qualcosa da tenere a mente per il futuro.

QUELLI DA NOVANTA
– LANGHE DOC NEBBIOLO “CLARÈ J. C.” 2025, G. D. VAJRA: dal Piemonte sabaudo e tradizionalista arriva il vino che non ti aspetti, il “coup de theatre” che scuote alla base i preconcetti sul Nebbiolo e che in una serata in cui ti interroghi su quell’impressione che, come il Brunello dia l’impressione oggi di voler assomigliare sempre più a quel suo “cugino povero” che si chiama semplicemente Rosso, il Barolo pare essersi lanciato sulla strada in discesa della beva rinunciando all’erta della pensosa complessità.
Figlio di carteggi ritrovati, di opinioni presidenziali d’oltre Oceano, di appunti canonici, di pratiche enologiche spesso degne di un druido e dei gusti di un tempo passato spazza via la noia con un olfatto dal varietale detonante.
Violette, frutti di bosco neri e croccanti, arancia rossa, pepe, erbe aromatiche, liquirizia…
Il sorso è un sorriso a trentadue denti stampato in faccia, una corsa agilissima giù dalle colline langarole, ha il rapido e preciso riproporsi delle sensazioni olfattive e un’anima succosa che Vi fa avvicinare più volte il calice alla bocca celando la gola dietro la più consona immagine di chi sembra volerci capire qualcosa in più.
Verticale, godurioso, dissetante, saporito, appagante, godurioso.
Pétillant ma affatto pétulant.
Quasi non ci posso credere ma…per lui mi tocca scomodare uno dei miei tiratissimi 90 Punti (con un +).
Cercatelo e fatene scorta, ché la vita è tanto amara.

– BAROLO DOCG “BRICCO DELLE VIOLE” 2022, G. D. VAJRA: pensando all’annata si rimane sorpresi della freschezza olfattiva viva e luminosa, quasi che il vino voglia dirVi che può farsi beffe del tempo.
La viola è lì, nitida e carnosa, presenza immediatamente riconoscibile, mentre i piccoli frutti rossi conservano succo, polpa e una piacevole croccantezza.
L’anice e l’incenso accompagnano il profilo con discrezione, amplificandone il respiro balsamico; gli agrumi aggiungono tensione e slancio, quasi a far socchiudere gli occhi, mentre le spezie si adagiano su una nota terrosa di sana matericità.
Sorso aristocratico ma privo di distanza o compiacimento.
Profondo e misurato, affascina con la sua semplicità solo apparente e quella trama tannica finemente ricamata che accompagna la progressione con naturalezza verso una persistenza lunga, avvolgente, quasi totalizzante.
Inevitabilmente giovane, conserva qualcosa di appena irrisolto: una lieve indisciplina, quasi una sfrontatezza elegante, che oggi ne alimenta il fascino e lascia intuire molto del suo potenziale.
Da seguire con attenzione, ma senza cedere alla tentazione di rimandarne il piacere, ché già ora ha molto da raccontare.
90 Punti.

GLI ALTRI
– DIANO D’ALBA DOC DOLCETTO “SÖRÌ DEL RICCHINO” 2022, CASAVECCHIA: fresco!
Davvero fresco, di anice e liquirizia, appena terroso, boschivo di fragoline e mirtilli maturi, felce e ciclamini, pensieroso di rabarbaro e spezie sottili…
E in bocca freschezza e dinamica non fallano e danno la mano a ruvide piccantezze di cemento che danno una mano ai tannini nel mantenere vivo un sorso che in chiusura, gioca con sapidità e ricordi d’arancia.
88 Punti (con forse un -)

– ALTA LANGA DOCG “DOSAGGIO ZERO” 2018 RISERVA, SAN BIAGIO: si accende nel calice come una luce d’inverno: chiara, nitida, senza orpelli.
Il perlage sale lento e continuo, come un pensiero ostinato, riportando al naso un racconto essenziale, fatto di dettagli sottili.
L’agrume arriva per primo, vivo, quasi tagliente come l’aria fresca del mattino, la scorza di limone, il cedro.
Poi, con naturalezza, si fanno strada note più profonde, la crosta di pane, il lievito, un ricordo di nocciola, la pudicizia della camomilla e infine quella traccia minerale, asciutta, che sa di pietra e silenzio.
Nulla è in eccesso, nulla fuori posto.
Il sorso è un gesto preciso.
Non accarezza: disegna.
L’assenza di dosaggio lo rende diretto, quasi spoglio ma mai vuoto.
La freschezza lo attraversa come una corrente viva, mentre la bolla si fa carezza sottile accompagnando il vino in un equilibrio fatto di tensione e misura.
È una verticalità che non impone ma guida.
E poi il finale…lungo, netto come una linea tracciata con mano sicura.
Rimangono agrumi e sale a rimandare un’eco pulita che invita al silenzio e subito dopo a un nuovo sorso.
È un’Alta Langa che impressiona ma non vuole piacere a tutti e a tutti i costi, preferisce essere compreso da chi sa ascoltare i vini che parlano piano.
È essenzialità, un vino che toglie invece di aggiungere e, forse proprio per questo, lascia una traccia più profonda.
89 Punti portati con distinta leggerezza.

– VERDUNO PELAVERGA DOC 2024, SAN BIAGIO: la cannella e il pepe sono l’incipit di un olfatto monello, sgambetti speziati al passo ritmato delle rose e delle ciliegie.
E poi origano, salvia, erbe amare, pilastri di una progressione aromatica che non si perde in inutili giri di parole e va diretto al punto; brusco (ma efficace) ecco che mette sul piatto della bilancia il ferro e l’arancia lasciando che immaginiate quant’altro serva, oltre alle roselline selvatiche, per bilanciarne la rustica, tangibile presenza.
E in bocca scorre leggero, con disarmante semplicità.
Un fluire di freschezze e tannini che ci tengono a far sapere che ci sono anche loro, così come quei rovi inscindibili dalle bacche, più che solo un appena di gesso, un pepe sempre in agguato e il rumore delle sedie che spostate con poca grazia quando Vi alzate a versarne ancora.
Un vino per quelli che “solo certi vini”, un vino di cui c’è bisogno.
88++ Punti.

– BARBARESCO DOCG “MONTERSINO” 2019, SAN BIAGIO: entra nel calice come una storia di quelle che non hanno fretta di svelarsi.
All’inizio si concede poco, quasi a voler misurare chi ha di fronte.
Poi, lentamente, si apre: la ciliegia croccante, il lampone appena colto, petali di rosa e viola che sembrano portati da un vento leggero.
Un inizio diretto cui seguono sfumature più intime: un’ombra di liquirizia, spezie sottili, una traccia minerale che sa di terra e radici, come se il vino volesse ricordarti da dove viene prima ancora di dirti dove può arrivare.
Il sorso è un passo deciso su un sentiero di collina.
Non cede, non indulge.
La freschezza lo attraversa come una linea tesa, precisa, mentre la gioventù dei tannini ne disegna i contorni con mano ferma.
Non sono lì per compiacere, ma per costruire: danno ritmo, profondità, prospettiva.
E poi il finale, lungo, essenziale, quasi meditativo.
Rimane una scia floreale e balsamica, un’eco asciutta che invita al silenzio più che al commento.
È un Barbaresco che non cerca applausi immediati. Preferisce essere compreso, un sorso alla volta. Qui non c’è esuberanza ma equilibrio in divenire, è una promessa più che una dichiarazione, di quelle che si mantengono solo col tempo.
88++ Punti.

– BAROLO DOCG “RAVERA” 2022, G. D. VAJRA: al naso il quadro è subito leggibile e di bella profondità.
I frutti rossi maturi guidano l’apertura, con una traccia di amarena che richiama quasi la confettura, densa e scura. Poi arrivano spezie pepose, caffè in polvere e un respiro balsamico che alleggerisce e dà slancio, mentre sullo sfondo affiora una violetta discreta, mai invadente.
Ma il punto sembra stare altrove.
Perché a tenere insieme tutto è soprattutto quella firma di mineralità terrosa che attraversa il vino e lo ancora a una dimensione quasi contadina, concreta, profondamente umana.
In bocca mantiene la promessa.
Pieno, equilibrato, di potenza controllata, si muove con sicurezza senza mai eccedere. I tannini, incisi con cura, danno ritmo e vibrazione al sorso, accompagnandone lo sviluppo come un riff ben costruito, nel quale la sapidità sembra davvero essere plettro.
Un vino che non punta tanto sull’effetto, quanto sulla capacità di restare coerente e riconoscibile dal primo all’ultimo sorso.
89 Punti.

– LANGHE DOC NEBBIOLO “CAINASSA” 2024, ADRIANO MARCO E VITTORIO: è il classico vino che appena arriva in tavola sembra già parte della compagnia.
Nessun ingresso teatrale: si stappa, si versa e in pochi minuti c’è già qualcuno che dice “versane ancora un dito”.
Al naso è diretto e invitante, con quei piccoli frutti rossi, la rosa appassita, un po’ di spezie e quella nota balsamica che mantiene il registro teso e ben sveglio.
In bocca ha il passo giusto: fresco, scorrevole, con tannini presenti ma educati abbastanza da non interrompere conversazioni, risate e discussioni sul campionato.
Ha carattere, ma non gli piace essere preso troppo sul serio.
Non è il nebbiolo che pretende contemplazione e sopracciglio corrugato; è più quello che accompagna piatti generosi, pacche sulle spalle, qualche pugno sul tavolo per sottolineare un concetto fondamentale e bottiglie che si svuotano con sospetta rapidità.
Insomma, un nebbiolo sincero e godereccio, di quelli che fanno venire voglia di tagliare ancora una fetta spessa di salame e fare un altro giro.
87++

– BARBARESCO DOCG “BASARIN” 2020 RISERVA, ADRIANO MARCO E VITTORIO: c’è un momento, appena versato nel calice, in cui questo Barbaresco sembra quasi trattenere il fiato, come se il tempo non avesse fretta di raccontarsi.
Poi il vino si apre, piano, come una finestra su una collina di Langa al tramonto.
Arrivano profumi di rosa appassita e viola, sottili ma persistenti, seguiti da piccoli frutti rossi maturi che ricordano mani macchiate di vendemmia.
Ed ecco affacciarsi la liquirizia e il tabacco biondo, in un ben più che solo accenno balsamico che rinfresca il quadro olfattivo rendendolo vivo, pulsante.
In bocca è un racconto sussurrato, non un proclama.
L’ingresso è morbido, avvolgente, con i tannini a tessere trama e ordito, elegantemente presenti, mai ruvidi.
La freschezza guida il sorso con eleganza, tenendo insieme ogni elemento, mentre il vino si allunga con naturalezza, lasciando dietro di sé una scia sottile di fiori e terra, come il ricordo dei passi su un sentiero.
È un Barbaresco che non cerca di impressionare con la forza, ma di sedurre con l’armonia.
Più che raccontare il “BASARIN” evoca: una collina, il silenzio, il tempo che scorre lento.
E tu, nel frattempo, resti lì ad ascoltare, sorso dopo sorso.
88 Punti.

– LANGHE DOC NEBBIOLO “FUSCHÌA” 2023, CORDERO GABRIELE: il naso rivela un Nebbiolo nato per stare a tavola, meglio ancora in compagnia, con quella leggerezza di spirito che non coincide mai con la banalità.
Diretto e invitante, giocato su piccoli frutti rossi, sulla fragolina, la melagrana, la rosa appena sbocciata, con una sottile vena speziata che aggiunge ritmo senza complicare il quadro.
Il sorso è l’asso nella manica: scorrevole, fresco, il tannino c’è, cortese, aiuto, mai ostacolo alla beva.
È succoso, energico, fresco, con una chiusura asciutta quanto serve a pulire il palato e rendere naturale il versarsene ancora.
“FUSCHÌA” interpreta il Nebbiolo in chiave agile e quotidiana, senza rincorrere concentrazione o muscoli.
Un rosso che mette al centro il piacere del gesto, del bicchiere condiviso, della bottiglia che finisce troppo in fretta.
Più che un vino da contemplare, è un vino da vivere: sincero, dinamico, motivo per allungare una conversazione oltre il previsto.
88++

– BAROLO DOCG BUSSIA “DARDI LE ROSE” 2020, PODERI COLLA: c’è una lentezza naturale in questo vino, una calma quasi meditativa che sembra appartenere più al paesaggio che al tempo.
Si apre con gradualità, come fanno le cose che non hanno fretta di rivelarsi e trovano nella misura la propria forma più autentica.
Al naso il primo impatto è delicato, quasi sussurrato: rose e viole appassite, ciliegia rossa, melagrana, scorza d’arancia.
Poi, lasciando emergere foglie secche e terragna ferrosità, tabacco biondo e tè nero, spezie scure, liquirizia e una sottile vena mentolata.
Il sorso è deciso, materico, raccolto, scandito da tannini giovani e ben disegnati, che ne accompagnano lo sviluppo con energia e tensione.
Il frutto resta nitido e succoso, sostenuto da una freschezza vibrante e da una sapidità che dona ritmo e profondità.
Un sorso la cui naturale prosecuzione è un finale che è una scia lunga e pulita di erbe officinali, terra umida, liquirizia, spezie fini e ritorni di piccoli frutti rossi.
Un vino di dettaglio e progressione, costruito su equilibrio, definizione aromatica e profondità gustativa.
Ha ancora molto da raccontare e lo fa intuire con quella compostezza che appartiene ai vini destinati a crescere nel tempo.
89+ Punti.

E QUINDI?
E quindi grazie a GoWine per avermi voluto ospitare ancora una volta e per il grande lavoro che da anni fa per promuovere le piccole Aziende, il Territorio, le storie di uomini che lavorano duro per produrre quel vino che soddisfa il nostro edonismo.
Grazie ovviamente anche a tutte le Aziende presenti, ai Produttori che hanno avuto il buon cuore e la pazienza di sopportare la mia curiosità e grazie a Voi che avete avuto la cortesia di leggermi fino qui.
