
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 15 Marzo le accoglienti sale del COURTYARD by MARRIOTT ROMA CENTRAL PARK HOTEL hanno ospitato la nona Edizione di IO VINO, Evento dedicato alle produzioni da vitigno autoctono di Marche e Campania.
Organizzato dagli infaticabili Manilo Frattari e Romina Lombardi IO VINO è l’occasione per accendere uno spot su due Regioni ricche di Storia e patrimonio ampelografico, due Regioni diverse per affaccio marino, per geologia e tradizioni ma unite nel raccontarsi attraverso la grande qualità dei loro vini.
GLI ASSAGGI
Oltre ottanta le Aziende presenti e un numero impressionante di etichette imponevano una programmazione attenta degli assaggi ma, come era prevedibile, chiacchiere, tavoli affollati e curiosità sono stati gli unici punti fermi di una giornata molto intensa.
Tra i circa cento vini assaggiati ne ho scelti una ventina da proporre al Vostro insindacabile giudizio.
Venti vini che hanno tanto da raccontare e che sanno scavarVi nell’anima, venti etichette emozionanti nelle quali Vi invito a ficcare personalmente il naso criticando le mie scelte e condividendo le Vostre osservazioni.

QUELLI DA NOVANTA
– CAMPANIA IGP FIANO 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): la mette subito pesante sul balsamico!
E quella menta piperita si impadronisce dell’olfatto, dando di gomito alla resina, al finocchietto selvatico, a un’arancia che scherza con dolcezze di tiglio e mandorla…
In bocca è materico, voluminoso, glicerico ben oltre quei 13° dell’etichetta, fresco si ma soprattutto sapido, marino.
Un sorso cremoso che s’appoggia a una sottile dose di riduzione per firmare l’anima “contadina” di un vino altrimenti troppo nobile per il mio palato.
Tanta, tanta roba!
90 Punti?
Magari non di più ma 90 sicuramente.

– CAMPANIA IGP FALANGHINA 2018, ALABASTRA (CAMPANIA): una Falanghina (del Taburno) per quelli che “la Falanghina è solo Falanghina”.
Come nel Fiano, il primo impatto “stura il naso” con schiaffi balsamici e di erbe officinali (origano).
Un piglio maschio a precedere l’allargarsi del panorama su toni più avvenenti di ananas e susina, ginestra e zafferano, acacia e pizzicori zenzerosi.
In bocca?
Voluminosa è forse l’aggettivo più azzeccato, una pienezza che vuole essere protagonista ma di cui il sorso non si accontenta, che richiama vieppiù l’attenzione con scudisciate fresco sapide e che, in chiusura, Vi calpesta con tacchi a spillo di vegetale durezza.
Una Falanghina “femmina” (con tutto quel che ne consegue)!
91 Punti.

– TAURASI DOCG 2016, ALABASTRA (CAMPANIA): un Taurasi scuro, profondo, che impone il ferro alla frutta, la torba e il muschio alla violetta e ai frutti di bosco, con quelle spezie dolci che sono smancerie di poco conto sullo sfondo del cacao e dell’atmosfera balsamica
In bocca trovate energia e tannini, freschezza e sapidità profonda, un sorso dal ritmo incalzante e con una scia fresco-sapida che toglie anni a quelli in etichetta e lascia vagare i pensieri.
Un Taurasi arrogante.
91- Punti.

– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOCG CLASSICO “SALMARIANO” 2012 RISERVA, MAROTTI CAMPI (MARCHE): ci sono arrivato dopo un viaggio iniziato con una 2022 marina e vegetale per fermarmi poi nelle stazioni di una 2018 che, scalpitante, iniziava a scaldare i motori regalando i primi accenni di idrocarburo, di una 2017 sorprendente e campestre, centrata su erbe aromatiche e finocchietto selvatico e di una 2015 di mirabile equilibrio e svettante freschezza.
Ebbene, questa 2012 infonde calma con le sue note solari di camomilla e fiori d’acacia e scuote poi con mineralità gessose, amaritudini di salvia piccantezze di senape.
Al palato si mostra con sorprendente, grassa sfericità regalando sensazioni di buccia di mela, burro, caffè e caramello senza mai perdere di vista la freschezza sferzante e la sapidità di mare in burrasca.
90+ Punti.

– LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC SUPERIORE “ORGIOLO” 2017, MAROTTI CAMPI (MARCHE): anche qui ho dovuto scegliere tra questa e una 2023 che, messo da parte le smancerie di certi Lacrima, sa di inciampi di arbusti di macchia mediterranea, una 2021 che dimentica gli arbusti e si dedica alle bacche, una 2016 snella, armonica e ammaliante che sorprende con l’ultima goccia, quella che sporca il calice e tradisce un anima rustica e pellicciosa da cui è difficilissimo non lasciarsi ammaliare e una 2006 pensierosa che, giocata tra infusi di erbe, polvere e meditazioni tabaccose ci lascia con un “boh” che vuol dire “la DEVO riassaggiare”.
E dunque, questa 2017 ci lascia con un palmo di naso quando, ripensando agli impicci di una annata calda e complessa, ne apprezziamo la freschezza vegetale, erbacea, officinale, amaricante di rabarbaro nel suo strizzare l’occhio al Vermouth.
In bocca ha un ché di erotico, una silhouette fasciata di pelle, afrodisiaca di tartufo, piccante di pepe rosa, profonda di prugna, dura di bacche di ginepro.
Un vino da vivere più che da bere.
90 Punti (forse di più).
p.s. mi corre l’obbligo di dire almeno qualcosa anche del LACRIMA DI MORRO D’ALBA DOC “RÙBICO” 2004 che ancor meno degli altri ha bisogno di un punteggio per essere sorprendente.
Qui l’assaggio va oltre olfatto e gusto fondendoli in una esperienza che sa di anni ’70, di chinotto, di “ferrochina Bisleri” sorseggiata al banco del bar, di cenere, ricordi e risate.
Peccato non avergli potuto dedicare il tempo che meritava, peccato davvero.

I QUASIQUASI
– COLLI DI SALERNO IGT FIANO 2024, MILA VUOLO (CAMPANIA): la mela e la pera, le nocciole conservate nel miele, il tiglio e l’albicocca…
Sembra da subito un fino tuttifrutti (e qualche fiore) ma pian piano cresce un’onda salina che sa di terra e sudore e poi…quel tocco di fatica, di rustica eleganza che chiede rispetto per chi china la schiena verso la terra.
In bocca aleggia un’atmosfera di sapide piccantezze, quasi salmastra, che s’accompagna alla viva freschezza che sottolinea l’agrume.
Sostanza e agilità accompagnano il sorso e la chiusura racconta di mandorle e risate.
89- Punti.

– COLLI DI SALERNO IGT AGLIANICO 2011, MILA VUOLO (CAMPANIA): un olfatto subito coinvolgente mette sui piatti della bilancia more e amarene a pareggiare noce moscata e pepe nero, cannella e vaniglia.
Un equilibrio instabile sul quale si muovono funamboliche note di tabacco e spunti terrosi.
In bocca grida sostanza e sfoggia armonia; i tannini si celano dietro il frutto rinvigorendo il sorso laddove serve, la freschezza è d’avanzo e di inesorabile progressione, la sapidità impone attenzione ma senza arroganza.
Un Aglianico che racconta un Territorio e chi lo interpreta, un Aglianico da ascoltare con attenzione e che ha ancora tanto da dire.
89 Punti.

– TERRE DEL VOLTURNO IGT PALLAGRELLO BIANCO “LA LUNA E IL VENTAGLIO” 2024, TERESA MINCIONE (CAMPANIA): un Pallagrello Bianco che “facile” sembra ma non è.
Racconta di frutta gialla estiva, di fieno maturo, di agrumi anche canditi con quell’agguato vegetale sullo sfondo che costringe all’attenzione.
In bocca poi ha volume e agilità disneyane, danza sul filo della frutta tenuto in equilibrio dall’ombrellino di quella sapidità minerale che spinge avanti lo sguardo, oltre il precipizio, e il finale è un applauso balsamico tra risate di mandorla appena amara.
87++ Punti.

– FIANO DI AVELLINO DOCG “ARIANIÈ” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): decisamente minerale, non si vergogna di accennare a fumi di zolfo prima di distendersi su tropicalità di ananas, ben più nostrane sensazioni di pera e nocciola e dolci freschezze di agrumi in confettura.
Macchia mediterranea, misteri di spezie e graffi salmastri introducono un sorso che si rivela subito di grande volume e cicciosa sostanza nonostante il tentativo parzialmente riuscito di snellirsi a suon di esercizi fresco-sapidi.
Chiude ricordando agrumi, mineralità e sottili richiami ortolani.
Sicuramente di nobile lignaggio ma forse un po’ troppo supponente.
89– Punti.

– FIANO DI AVELLINO DOCG “ELLE” 2023, LAURA DE VITO (CAMPANIA): in un contesto ampio e profondo di freschezze fruttate e delicatezze floreali, si fa strada una sottile ma decisa mineralità, gessosa più che vulcanica, accompagnata da un corteo di spezie d’Oriente che dispone al mistero.
Il sorso racconta di una sapidità inattesa e un po’ troppo selvaggia in un contesto di gliceriche morbidezze e acidità tagliente.
L’allungo prova a sedurre con rimandi di frutta e agrumi ma questi paiono essere più un vezzo aristocratico che una sentita realtà.
Indeciso tra 87 e 89 Punti sospendo il giudizio (per avere la scusa di riassaggiarlo con più calma).

– FIANO DI AVELLINO DOCG “LI SAURUNI” 2022, LAURA DE VITO (CAMPANIA): olfatto profondo e complesso, nodo gordiano di spezie (noce moscata e chiodi di garofano) e polvere pirica, esuberanze fruttate e terragne vegetalità.
Muscoli e volume non gli mancano eppure il sorso appare di grande dinamica, morbido e ammiccante, travia con note marine e fumosità di mistero in un crescendo che invita al peccato.
89++ Punti. ricerca

– FALANGHINA DEL SANNIO DOC “KISSÒS” 2015, CANTINE TORA (CAMPANIA): susina e melone s’alternano a ginestre e nocciole inseguendo freschezze di scorza di cedro.
Sono però le spezie a sedurre, il finocchietto selvatico a far sognare, l’incenso a far vagare i pensieri.
E poi miele, talco…
Una Falanghina che in bocca sa di macchina del tempo, una Falanghina che mostra uno struggente equilibrio tra dolcezze della frutta e vegetalità di felce sottolineato da una elegantissima nota salina.
Difficile non pensare che sia ancora “giovane”.
89- Punti.

– SPUMANTE METODO CLASSICO FIANO 48 MESI, DRYAS (CAMPANIA): mille bollicine una sola voce, quella del Fiano, profonda, iodata ma non priva di fiori d’acacia e nespola, pera, nocciola e cedro, una strizzata d’occhio di idrocarburo (ma appena una strizzata d’occhio).
In bocca complessità e bevibilità si tengono sotto braccio regalando un sorso dritto, mai sopra le righe, privo di cedimenti o inutili sovrastrutture.
Il 60 mesi era finito, ma questo 48 non me lo ha fatto rimpiangere per niente.
89– Punti.

– CAMPANIA IGT FIANO “GRISEO” 2019, DRYAS (CAMPANIA): origano, timo…decisamente mediterraneo l’incipit olfattivo.
Poi pera, mela, leggere tostature, dolcezze di miele, idrocarburi pronti a esplodere, fumose intimità…
Il sorso ha polpa, sostanza, freschezza e sapidità vivide ed equilibrate e un allungo degno di nota che ripropone erbe aromatiche e miele in quell’atmosfera fumé che mai accenna a diradarsi.
Beh, per essere un vino di “recupero”…
88++ Punti.

– ROSSO CONERO DOCG “ETERE” 2020 RISERVA, MORODER (MARCHE): un Montepulciano che gioca con le amaritudini e le dolcezze, che mette il carcadè vicino alle more, il rabarbaro alle visciole, la liquirizia alla marasca.
Balsamico di alloro, non dimentico del pepe, umido di terra.
In bocca ha calore da vendere e freschezza per tamponarla, tannini per alleggerire e sapidità per gestire l’allungo.
Profondo e giovane (dentro).
87++ Punti.

– ROSSO CONERO DOCG “DORICO” 2019 RISERVA, MORODER (MARCHE): più scuro del precedente, mette in mostra le cupe profondità del bosco a suon di resina e corteccia, inciampi di radici e humus.
E pare preferisca le tenebre alla luce anche quando, dopo un accenno di fiori rosi, si concentra su china e grafite pescando una presa di tabacco dalla bisaccia di cuoio.
Difficile qui nascondere la potenza dietro la freschezza, l’estratto e i tannini (molto composti) governano il sorso e solo la sapidità sembra non rinunciare al compito di bilanciare l’assaggio.
Lungo, molto lungo ma forse un po’ “troppotroppo”.
88++ Punti.

– VINO BIANCO “TEMPIO” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): da un vigneto misto di Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Maceratino alla bottiglia passando per 12 mesi di confino in anfora, un vino che non si vergogna della propria aromaticità, che strilla lavanda e salvia, che strizza l’occhio agli agrumi, alla frutta candita e alle spezie.
Il sorso è fresco, succoso, astringente, appena fungino, forse funky, di sicuro affascinante.
88++ Punti.

– VINO ROSSO “LEPRE” E “LUNA” 2021, LA LEPRE E LA LUNA (MARCHE): difficile parlare dell’uno senza l’altro, gemelli diversi separati da permanenze e affinamenti ma che insieme raccontano il Montepulciano in maniera essenziale.
Veloce (ma non sbrigativo) come si conviene al nome di fantasia il primo, vegetale, vinoso, rustico nel raccontare il frutto rosso, il pepe, le erbe amare; più cupo e intenso il secondo, di rude ponderatezza nel proporre in primis mentolo, eucalipto, qualcosa di ortolano che fa pensare al sedano rapa e solo dopo una marasca che ben si abbina con il suo carattere selvatico.
In bocca, là dove il primo scorre succoso, allegro e scanzonato, il secondo si ferma a riflettere sottolineando materia e freschezze che diventano quasi medicali, note umide, erbacee e terragne che sanno di notte e nascondigli.
88 Punti, per entrambi.


– VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC CLASSICO SUPERIORE “DISINVOLTO” 2024, LA FOLLONICA (MARCHE): dà subito una sensazione di freschezza e la frutta prova a tamponare l’incedere più montano che marino di un Verdicchio segnato già in gioventù da un’evoluzione verso note di anice stellato e piriche mineralità.
Il sorso, decisamente saporito, segue invece la strada delle dolcezze vivendo del contrasto tra queste e le unghiate aspre di una scorza di limone che segna la chiusura.
86+ Punti (ma sto alla finestra in attesa del futuro).

E QUINDI?
E quindi Grazie a Manilo e Romina per avermi voluto ospitare ancora una volta e a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di darmi retta e quelli che hanno avuto la fortuna di vedermi solo passare davanti al proprio tavolo
IO VINO ha saputo ricavarsi un proprio spazio ben definito nel caotico mondo romano degli Eventi enoici, uno spazio che ogni anno si riempie di molto più che solo vino e winelovers, uno spazio nel quale, se non siete mai entrati, beh…fate come me: mettete in agenda l’Edizione 2027!
