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VINI SELVAGGI 2026. L’indipendenza dei vini naturali sbarca a Roma.

IL COSA E IL DOVE

Gli ampi spazi del SAN PAOLO DISTRICT di Roma hanno ospitato anche quest’anno VINI SELVAGGI, la Fiera dei Vignaioli Indipendenti e del vino naturale giunta ormai alla sesta Edizione.

Oltre 140 le Aziende presenti, a rappresentare un’Italia e un’Europa molto attente alla sostenibilità e a quell’approccio a “interventi zero” che se da una parte sottolinea una visione “conservativa” del Pianeta dall’altro sembra ancora voler cavalcare una “moda” del momento proponendo certi vini ad un certo pubblico.

GLI ASSAGGI

140 Aziende…immaginate quante etichette!

Impossibile pensare non solo di poter assaggiare tutto, ma anche solo di poter tornare a casa avendo una visione d’insieme di quanto proposto.

C’ero andato preparato, con la mia bella “road map” di assaggi in tasca ma, come nella migliore tradizione, mi sono perso praticamente subito e, fatto carta straccia della programmazione, ho deciso lasciarmi condurre dal fato (o quasi).

Ho dunque zigzagato seguendo il sentiero sconnesso segnato dai tavoli meno affollati e, tra gli oltre centocinquanta vini assaggiati ho selezionato venti etichette che mi permetto di segnalare alla Vostra attenzione.

Venti vini in cui Vi invito a ficcare personalmente il naso per capire quanti passi avanti si siano fatti negli ultimi anni in termini di Qualità e di quali tesori si celino là dove, troppo spesso per partito preso, non si va a curiosare.

QUELLI DA NOVANTA

– COLLIO DOC BIANCO 2023, EDI KEBER (FRIULI VENEZIA GIULIA): quasi tutto Tocai (Friulano chiamatelo Voi), fresco di timo ed erbe officinali mostra tutta la sostanza e il calore della frutta tropicale (mannaggia), della mela golden, degli agrumi canditi e della cera d’api mentre una spada calcarea mena fendenti minerali a sfalciare amaritudini di genziana e tarassaco.

Il sorso è un inno alla gioia, un tripudio tropicale che nel mio immaginario è stonatura ma che si accorda magicamente con la rigorosa mineralità del mare sepolto e che un’acidità rivoluzionaria sembra voler allungare all’infinito.

Retroceder nunca, rendirse jamás!

Gli darei 91+ Punti ma quel tropicale…quindi uno di meno: 90+

– KAKOVOSTNO VINO ZGP “BRDA” MEDANA 1ER CLASSE 2022, KRISTIAN KEBER (SLOVENIA): quasi tutta Ribolla, a macerare con il raspo perché nulla si perda di quanto la pianta estrae dalla terra, interventi zero, botte grande, cemento, bottiglia, bicchiere…

Un vino che Vi guarda da dentro e Vi propone albicocca e nespola, erbe di campo, pompelmo (rosa), sapidità minerale, terragna, che quasi fatica a staccarsi dalla terra che lo ha generato.

Il sorso è teso, i tannini una carezza fatta con guanto di crine, l’acidità spiccata ma domata con sapienza da albicocca disidratata, miele d’acacia e burro, pepe bianco, erbe aromatiche e anice sono impunture tra imprecazioni e inciampi di pietre di cui è lastricato l’allungo.

Un vino per chi crede che si debba credere ai sogni.

91 Punti.

p.s. due vini che parlano con una voce sola, gemelli diversi di un Territorio unico che l’uomo ha provato a dividere con una linea immaginaria ma che la natura ha riconquistato a suon di identità e di una Storia lunga cinquantaseimilionidianni.

Due vini per due Cantine, una a Est, l’altra “più a Est”.

– COLLIO DOC BIANCO “PONKA SVN” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un nome di fantasia che è profonda realtà, mare di pietra e simbolo di un Territorio che non vuole confini.

Al naso propone una ridda di profumi che vanno dalla pesca matura allo zenzero, dall’albicocca candita alle erbe aromatiche, dal mango alla resina, dallo iodio al marzapane, dalla cera alla liquirizia, alla noce moscata, alla frutta secca…il tutto con una profonda mineralità a fare da cemento.

In bocca ha sostanza da vendere ma spicca per freschezza, spinge sulla frutta, intriga con un appena di fumé ma vince con quelle note intriganti di sambuco e agrume, di quasi peperone e poi il sale, i tannini…traditori!

Complesso?

Boh? Se cercare di capire dove finisce il mare che era e inizia quello che è, di separare la pietra dal frutto significa complessità…

Si, è complesso.

90 Punti.

– VINO ROSSO “CUBA” 2019, VITICOLA MEREU (SARDEGNA): tipico taglio Mandrolisai (Monica, Cannonau e Muristellu) che al naso sfodera l’arma di una inattesa, profonda balsamicità fatta di eucalipto e tè.

Un profondo respiro che lo fa apparire superGGiovane e che introduce le dense, cupe grassezze dei frutti neri maturi, degli intrichi di mirto, il graffiare della corteccia, pietrisco nelle scarpe…

A far da legante una nota rustica, appena brettata (o di ricercata e spalleggiata riduzione) che firma l’olfatto e rende il vino maledettamente “umano”.

In bocca è la trama tannica ruvida ma ben tessuta a condurre l’assaggio separando come setaccio le more dai rovi, le bacche di mirto da quelle di ginepro, le erbe amare dai cespugli.

Un vino per chiacchierare, un vino per ricordare, un vino per augurare.

90 Punti (forse).

– ROMANGIA IGT BIANCO “DETTORI BIANCO” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino complesso che sa mixare con sapienza freschezze di agrume amaro a grasse dolcezze di frutta disidratata, che blendizza cupe resine boschive con leggiadre delicatezze di camomilla, l’orientale ancheggiare delle spezie con la ruvida realtà del granito.

Il sorso sorprende con un inatteso, sottaciuto incipit, un ingresso in bocca fatto di morbidezze che è tranello teso per celare una inarrestabile progressione di freschezza e sostanza sostenuta da una sapidità marina di panoramica ampiezza.

90+ Punti.

– CARSO, KRAS, KARST ZGP “VALEIJA” VINO CUVÉE 2014, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): una annata infame, una bottiglia “fiftyfifty” di Malvasia e VItovska, di fumo e tabacco, di pensieri, parole, opere (e omissioni)…

Un vino che in bocca mostra un’acidità che solo gli anni sembra riescano a bilanciare.

Niente solfiti (ma proprio ZZero!), dodicigradiemezzo di pura sostanza che strizzano l’occhio al caramello salato e tolgono le parole di bocca.

Un vino di cui non voglio scrivere, perché voglio che siate spazio bianco sulla mappa quando lo assaggerete.

91 Punti.

– KRAS ZGP VITOVSKA 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): ci voleva Emil per farmi scoprire che Dutovlije non è solo RENČEL ma un intero universo, un caleidoscopio di realtà a tessere un territorio duro che le vecchie garitte a guardia di un confine tracciato solo dall’uomo sembrano voler, ancora e inutilmente, tenere “dall’altra parte”.

Qui e zona di “bianchi” e questa Vitovska “in stato di grazia” non dà voce solo al Territorio e alla Storia ma esprime anche le capacità tecniche di chi ha messo in bottiglia un capolavoro del genere.

L’olfatto è vasto e accecante di sole come solo il Carso sa essere, dura come le pietre aguzze sferzate da una burja che porta con sè salvia e menta, profonda come il sale di miniera, grassa di burro, dolce di pere mature, albicocca e agrumi canditi.

In chiusura una mineralità gessosa e note orientali di sandalo introducono un sorso scarno, essenziale, che subito sa di sale grosso e amaritudini di salvia e liquirizia ma che pian piano si apre a eleganze di frutto maturo e zenzero con quella mandorla che…

Un vino per dividere questo dagli altri, da cui sembra impossibile separarsi e che ci lascia un bruscamente, come porta chiusa in faccia da una donna indimenticabile.

Un vino che racconta di una vita.

94 Punti (forse 95).

Da bere ascoltando “SUZANNE” di MARK RONSON e RAYE.

– CARSO, KRAS, KARST ZGP MALVAZIJA 2020, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): da una annata molto difficile un vino che mostra una freschezza sopra le righe sin da quando avvicinate il calice al naso; menta, rosmarino, pietra…essenziale.

Poi si lascia andare, solare di ginestra e camomilla, succosa di mandarino, calda di fieno, scherza, moscateggiando, su note di acino maturo.

Poi di nuovo calcare tagliente a introdurre un sorso che lo sottolinea più volte prima di sciogliersi in dolcezze fruttate di mela golden e mango e allungarsi su terziari di miele e soffi eterei.

Freschezza e concentrazione come l’alfa e l’omega, lo ying e lo yang.

Un vino da cercare.

90 Punti.

p.s. c’erano in degustazione anche le annate 2021 (esemplare, didattica ma davvero TROPPO giovane), 2018(chardoneggiante, grassa e sincopata nel proporre mineralità salina, cioccolato bianco, agrume e ancora sale che ha sfiorato i 90 Punti) e la 2019 (davvero molto elegante ma forse un po’ troppo diplomatica nel suo cercare di far andare d’accordo la 2018 con la 2020; il “Ponzio Pilato” delle Malvasie).

– CARSO, KRAS, KARST ZGP TERRANO “VLKOVIN” 2015, EMIL TAVČAR (SLOVENIA): Terrano (ma con una “R” sola come si dice da queste parti), paladino rustico di un Territorio unico, Brancaleone da Norcia delle rocce inciampabili di questo “di là” dal confine che per i vecchi come me è ancora “Jugo”.

Viti che affondano le radici nella terra sin dalla pausa tra le due Guerre, un vino autentico e profondo, scuro di boschi e frutti maturi, scontroso di foglie umide, erba fresca, terrosa mineralità, spezie…

Il sorso è diretto, scontroso sulle prime, quasi arrabbiato per essere stato cacciato dall’osmiza per una complessità che vuole parole più che risate, tannini decisi ma non sgarbati, mineralità sopra le righe, freschezza dritta e a doppio filo e chiusura materica, tangibile in cui la terra ruvida sposa il calore del cioccolato.

90 Punti (forse ci starebbe bene un – ma per una volta voglio essere di manica larga).

I QUASIQUASI

– FRIULI COLLI ORIENTALI DOC FRIULANO 2022, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): un Tocai che, nei profumi, ricorda quelli di quando ero piccolo.

Semplicità di fiori di campo, grassezze di frutto maturo…una sferzata di zest di limone, l’amaricante freschezza da timo e della mandorla fresca…

In bocca la freschezza non manca ma è la sapidità a guidare le danze rendendo dinamico un sorso che la sostanza glicerica altrimenti appesantirebbe e governando il lungo e convincente finale.

89- Punti.

– FRIULI COLLI ORIENTALI DOC BIANCO “HONESTA MISSIO” 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): da un clone bordolese arrivato in Friuli nell’800, un Sauvignon dimentico del bosso e lontano anni luce dai profumi troppo spesso urlati.

Quasi schivo (d’altra parte siamo in Friuli) ci tiene a sottolineare il frutto estivo, maturo, tropicale (ahimé), il giallo della ginestra e una vegetalità sottesa che ravviva l’olfatto.

L’assaggio è ricco e cremoso, generoso nel raccontare di frutti esotici (anche disidratati), di pera e miele, più stringato nel dire delle erbe amare, garbatamente fresco, mai sopra le righe, in un mondo di “tutto e subito” spinge all’attenzione e lascia che lo sguardo si posi lontano.

88++ Punti.

– FRIULI COLLI ORIENTALI DOC SCHIOPPETTINO 2019, STROPPOLATINI (FRIULI VENEZIA GIULIA): olfatto complesso, ricco di chiaroscuri, luminoso come i gerani in fiore colpiti dal sole, cupo come le ombre del sottobosco, la grafite, i frutti neri maturi e quel pepe che qui è piglio e non urlo (forse più verde che nero).

E poi birbanti entrate a gamba tesa di timo, soffi balsamici…

In bocca mostra polso, non irruenza nel raccontare il frutto e si affida a un tannino montato a pelo dalla decisa sapidità per allungare un sorso che chiude tra peposità e ritorni di frutta.

Uno Schioppettino femminista più che femminile.

88 Punti.

– VINO BIANCO “WALDO” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): Malvasia Istriana, Ribolla Gialla, Tocai (cuvée antica che oggi passa sotto il nome di “COLLIO BIANCO”) viti vecchie che da oltre un secolo affondano le radici nel mare preistorico del Monte Quarin, tutto quello che la pianta produce, acini e raspi, pigiato coi piedi, relegato in roveri grandi e stanchi…

Un naso elegante come sanno esserlo i contadini che si preparano per andare a messa, quella giacchetta di frutta secca, il cappello di albicocca matura…poi fiori (secchi ma non troppo), agrumi, mineralità terrosa…

Il sorso scorre leggero, vivo, accompagnato da un tannino leggero (insomma…poi neanche tanto) che gli corre a fianco e lo punzecchia, quella sottile peposità cementizia che fa apprezzare un frutto presente in pectore, che riempie la bocca stratificando l’assaggio su piani degni di una Divina Commedia illustrata da Gustave Doré e che a tratti sembra tingersi anche di rosso (sic).

E la chiusura graffia di sale e d’agrume, da far impallidire un Margarita…

Un vino buono (e scusate se è poco), un vino con un’anima.

89 Punti, forse di più.

– VINO BIANCO “MONT” 2023, NIKOLAS JURETIC (FRIULI VENEZIA GIULIA): altro vino altra cuvée…

Questa volta Tocai, Malvasia Istriana e un saldo di Picolit rendono l’olfatto complesso, rivelando solare e terrosa mineralità, fieno maturo, speziati misteri d’Oriente, tropici fruttati, agrumi maturi e frutta secca, erbe aromatiche e una sottile nebbia di ridotta rusticità.

Il sorso, nella sua longilinea dinamica, mostra concentrazione e sostanza, riempie con il frutto e pulisce con la profonda sapidità…

Ce ne vuole un altro sorso.

88 Punti (con, forse, un – ).

– COLLIO DOC PINOT GRIGIO 2023, VALLERIS (FRIULI VENEZIA GIULIA): un pinot Grigio che blendizza frutta e vegetalità amaricanti nascondendo pompelmo rosa e arancia candita, albicocca e buccia di pesca dietro note di mughetto, anice, pepe bianco e cardamomo.

La mineralità collega e introduce un sorso sicuramente sapido ma dalla freschezza un po’ in affanno, che ripropone con più nerbo le note di frutta e chiude con un allungo amaricante e vegetale che sa di liquirizia e viticcio masticato.

Un bel vino frutto di un bel lavoro di recupero, è dura Ricominciare ma quando si hanno idee e capacità la strada è segnata.

88- – Punti e tanta fiducia.

– COLLIO DOC SAUVIGNON “JZB” 2022 RISERVA, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): di potente ma non urlata aromaticità, manda avanti il mallo di noce per cercare di tenere a bada pera, arancia e gelsomino che però, fatto l’occhiolino alla salvia, si fanno largo a spallate e prendono possesso dell’olfatto.

Il sorso è l’arma totale; avvolgente, vive dell’indomita sapidità che lo governa e di una freschezza che, appena in difficoltà, trova un valido alleato nell’eucaliptica balsamicità e in quei tannini fitti che rendono reale e presente il giallo della frutta matura e candita e delle spezie.

Un Sauvignon per quei pochi che…

89+ Punti.

– VENEZIA GIULIA IGT “ORANGE ONE” 2021, PARASCHOS (FRIULI VENEZIA GIULIA): l’olfatto Vi precipita tra i sassi lasciando che resina, frutta gialla in confettura, fieno, frutta secca, scorza d’arancia, erbe aromatiche sembrino solo inciampi.

Il sorso ribalta il panorama olfattivo mettendo la sostanza al centro della scena, rendendo presente la frutta e atmosferica la mineralità

Materico, reale.

89 Punti.

p.s. Beh, forse avrei dovuto dirVi anche del “KAI MCL” 2023 RISERVA, del “NOT SVN” 2021 (che a un anno di distanza sembra aver trovato la propria dimensione), della RIBOLLA 2021…ma erano vini di cui Vi ho già detto molte volte e quindi…

Tocai, Ribolla Gialla e Malvasia tre vitigni una sola identità, espressione di tradizione e Cultura.

– ROMANGIA IGP BIANCO “18 SETTEMBRE” 2024, DETTORI (SARDEGNA): un Vermentino che si nutre di quanto portato dal maestrale, le note calde del fieno al sole e della frutta secca, il sale, il mare e la macchia mediterranea che lo osserva dall’alto, la resina dei boschi, la terra agitata in vortici polverosi, un chè di incenso che arriva da chissà dove…

In bocca è occhio del ciclone, quiete dopo e prima della tempesta, un alternarsi continuo di morbidezze di frutto maturo e candito e amaritudini di erbe, finocchietto selvatico e liquirizia.

Il finale è lungo, salato e amaricante, scandisce ricordi e spinge a pensare.

Molto probabilmente merita molto più degli 89—punti (e secondo me stacca di ruota il più noto fratello maggiore) ma qui, oggi, non c’è modo di assaggiare con cura.

Peccato.

– TOSCANA IGT ROSSO “DISSIDENTE” 2022, SAN DONATINO (TOSCANA): gemello diverso del “POGGIO AI MORI”, separato alla nascita da questo da commissioni di assaggio cui si ispirò Ken Kesey per scrivere “Qualcuno Volò sul nido del Cuculo”, mostra il Sangiovese nella sua forma più vera.

Spettinato, quasi lo avessimo svegliato di soprassalto e buttato giù dalla bottiglia, dimentica di infilarsi le pattine del frutto rosso e nero e inciampa in un intricato sottobosco di humus, terra umida, in una ferrosa mineralità che sa di sangue della terra, nelle erbe aromatiche.

Il sorso è forse il suo asso nella manica, l’arma vincente, un’affilata spada fresco sapida cui i tannini reggono il gioco, incoronandone la coerenza gusto-olfattiva ed eleggendolo a paladino del Sangiovese con la “S” Maiuscola.

Di rustica, troppo rustica eleganza occupa secondo me il posto che merita ai piedi del podio della Denominazione, ma questo ha importanza solo per quelli che credono che la Dominazione meriti un podio. 

Un vino da mangiare, anche lontano dai pasti.

88- Punti.

– TOSCANA IGT ROSSO “ERETICO” 2020, SAN DONATINO (TOSCANA): un Cabernet che certo non gioca a nascondino con il varietale sbandierando freschezze di foglia di pomodoro più che di peperone e, vinoso, relega il frutto nero maturo e la succosa rusticità della marasca a ruolo di comprimari.

In bocca si mostra impettito, verticale, arrogante nella sua vegetale coerenza.

È però proprio in questa testardaggine che sta il suo limite, pecca un po’ in struttura e profondità (posto che siano caratteristiche che il Produttore ricercava) e quel suo voler essere “naturalmente rustico” me lo fa incasellare nella categoria di quei vini “troppo rustici” che possono piacermi un sacco ma anche no o forse “ni” come in questo caso.

86 Punti con un – che il + dell’arroganza va a pareggiare.

E QUINDI?

E quindi GRAZIE agli Organizzatori per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento che, seppur ancora tra luci ed ombre, è servito a far capire quale sia la strada ormai segnata lungo la quale si muove la gran parte delle produzioni cosiddette “naturali”.

Certo, qua e là ci sono ancora diverse “buche”, ma siamo ben distanti dal “sentiero accidentato” di qualche anno fa e, se da un lato comincia a essere evidente come i Produttori abbiano ben chiaro il percorso, ancora tanto lavoro sembra si debba fare per educare un pubblico di consumatori spesso ancora impreparato e bigotto.

E ovviamente GRAZIE anche a tutti i Produttori presenti, quelli che hanno avuto la pazienza di sopportarmi e quelli che, più fortunati, mi hanno visto solo passare davanti ai propri tavoli.

L’appuntamento con tutti e per una Edizione 2027 che invito anche Voi a mettere in agenda sin da ora.

Roberto Alloi

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