
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 7 Giugno, negli spazi del MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone si è tenuta una masterclass condotta con stile da Jacopo Manni e dedicata ad Antonio Pulcini, uno dei personaggi più iconici del panorama enoico laziale, e ad uno dei suoi capolavori in bottiglia, quel “COLLE GAIO” che primo tra tutti, celebrò l’importanza fino ad allora negata della Malvasia Puntinata.

ANTONIO PULCINI
Antonio è stato un vignaiolo, si, ma mica era la strada che aveva scelto.
La musica, il cinema, le Estati Romane, quelle vere, i viaggi (anche banchiere, ma quello dopo)…
Vignaiolo ci diventa per necessità nel 1964 quando rileva i terreni di famiglia, fino agli anni ’80 dimostra di saper fare il vino ma anche e soprattutto di saperlo vendere, è uno vecchio stile, che sigla contratti con una stretta di mano e non si tira mai indietro di fronte a una nuova sfida.
CASAL PILOZZO (quello eretto sopra i resti della villa che fu della sorella di Traiano) lo compra nel 1987, espianta e ripianta, Grechetto, Chardonnay, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e…la sua Malvasia del Lazio,
quella che trova nei 3ha di COLLE GAIO cinquantenne e stanca e che ripropaga dalle marze delle piante migliori.
Rifugge le mode, dirada quando altri farebbero carte false per produrre più del già troppo, gli danno dello scemo ma inizia a fare vini di spessore lasciando tutto il merito al Territorio e al Vitigno (e quei vini finiscono per essere gli unici rappresentanti del Lazio nei migliori ristoranti della Perfida Albione e degli States).
L’ho sentito chiamare in tanti modi, anche “il Valentini della Malvasia Puntinata”, ma Antonio non aveva bisogno di paragoni, era Antonio Pulcini e…mica è poco!

COLLE GAIO
Non credo ci siano parole adatte a descrivere un vino come il “COLLE GAIO”
Nasce a NE in un cru di 3ha a 400m/slm, figlio della terra e dell’acciaio cresce sotto 42 metri di tufi stratificati insieme a 240000 altre bottiglie, riempie nicchie e gallerie che da Monte Porzio Catone arrivano fino al Barco Borghese di Frascati, vegliato da un altare paleocristiano adorno (forse) di quei fiori di fava che sono collegamento tra i vivi e i morti…
Sarà per questo che è u vino immortale!

LA VERTICALE
Cinque i vini in degustazione, cinque opere d’arte che hanno attraversato il tempo per arrivare fino ai nostri bicchieri.
Come sempre, in coda alla descrizione di ciascun vino troverete un personalissimo e inutile punteggio che, questa volta più di altre, Vi invito a considerare per il poco che vale.
Capirete da Voi che per i vini assaggiati valeva più di ogni altra volta il fatto che fossero “quel vino, quella bottiglia in quel momento”.
Il tempo lavora infatti in maniera spesso sconosciuta e la variabilità sensoriale tra una bottiglia e un’altra della stessa etichetta potrebbe essere stata notevole.
Questa volta più di altre Vi invito dunque ad assaggiare di persona, CASAL PILOZZO Vi aspetta e, se doveste essere timidi, fatemi un fischio, Vi accompagnerò volentieri, saluterò Tatiana e Claudio e rinfrescherò con piacere il ricordo di una grande persona e la memoria gustativa di un vino che è tutto una storia.

– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1994: più che vulcanica mineralità il naso sembra raccontare gli idrocarburi nebbiosi della Mosella.
Le sue durezze di erbe aromatiche (salvia e origano), di lama di ferro corrosa dalla ruggine, di fieno da imballare, di canfora, di polvere da sparo, regalano un profilo olfattivo tridimensionale, una moltitudine di spigoli a formare una sfera.
La bocca è l’inaspettato!
La freschezza dello zest di limone, la piccantezza dello zenzero…l’acidità prende per mano le dolcezze e su un sentiero salino si incamminano verso un orizzonte di tabacco e albicocca mai dimentichi delle note ferrose.
92 Punti.

– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1997: olfatto d’altri tempi, di composta eleganza, quasi un’immagine B&W, “slightly out of focus”, che costringe a socchiudere gli occhi, a immaginare con l’anima.
Carnoso ma nordico, autunnale, dice di frutta bianca non matura, di foglie secche, di note di ghisa che creano un ponte con la 1994 e lo fa con una progressione da fuoco artificiale, un’esplosione silenziosa che riempie il naso di cherosene, toni empireumatici, calore di miele, zafferano, nocciole tostate.
Il sorso è fine e intimista, sobrio, poco incline alle smancerie, Vi chiede di piacerVi così, senza inutili orpelli, s’aiuta con l’alcol quasi a scusarsi della mancanza di dolcezze, punta sull’agrume, affonda il colpo con il sale e Vi saluta con un solletico di pimento in gola e nell’ultima goccia, quella che sporca il calice, cela un animo di ricordi fatto di cenere e camino.
Un vino che, da solo, vale il viaggio (qualunque esso sia).
Da bere ascoltando “THE PASSENGER” di DAVID BOWIE.
95/6 Punti.

– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2007: qui facciamo un balzo in avanti di due lustri e…
Zenzero, finocchietto, incenso, un’ammiccante arancia amara, canfora, la buccia della pesca pelo compreso, mandorle, nocciole, sottili tostature, il giallo della ginestra, della camomilla e della frutta matura, la pace che regala l’odore delle pagine di un libro, la grafite di una matita che si consuma annotando pensieri…
In bocca ha energia da vendere, arzillo, vivace, regala dolcezze affumicate e ruvida, salata mineralità, invita all’assaggio e alla pazienza, un sorso e un’olfazione, una crescita continua, un unicum spazio-temporale, il “Dorian Gray” dei vini.
Maledettamente territoriale, forse il più fresco della batteria, forse il più complesso, sicuramente il più “rosso”.
Appuntamento a tra una decina d’anni, per ora 91 Punti.

– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2012: un saltino di altri cinque anni (sei con il prossimo vino che, come questo, sembrerà essere figlio di vendemmia).
L’olfatto, pur vivace e diretto, sembra puntare sulle larghezze, esprime calore di frutta gialla e grasse tostature di nocciole, arachidi e pistacchi, il tutto in una atmosfera che vorrebbe dire di idrocarburi ma si esprime con una nota di lacca non proprio elegante.
In bocca freschezza, sapidità, coerenza, contrasti dolci-salati a dettare il ritmo di un assaggio che, vista l’unicità di bottiglie del genere, sarà difficile ripetere per confermare o ribaltare il giudizio.
87/+ Punti (questa bottiglia in questo momento).

– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2013: laddove il precedente esprimeva ampiezze, questo racconta verticali affilature.
Fresco, boschivo, di canforata balsamicità, empireumatico per certi aspetti, forse poco espansivo si distende poi su toni di tè al gelsomino e mandarino.
In bocca la nocciola comanda un assaggio che, nonostante un alcol più “presente”, vive della vibrante freschezza e di un profilo salino che sostituisce la mineralità con una nota di salamoia.
88/+ Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a Jacopo Manni per avermi invitato a una serata che ha celebrato Antonio Pulcini prima ancora che l’unicità dei suoi vini e GRAZIE anche a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui.
