
IL COSA E IL DOVE
Dal 20 al 22 Febbraio scorsi il SALONE DELLE FONTANE dell’EUR ha ospitato la presentazione romana dell’ANNUARIO DEI MIGLIORI VINI ITALIANI di LUCA MARONI, appuntamento ormai irrinunciabile per i wine lovers romani giunto quest’anno alla 25° Edizione.
Tre giorni dedicati ai vini che hanno raggiunto i punteggi più alti (ma non solo), ai vignaioli che li hanno prodotti e a tanto altro ancora.

GLI ASSAGGI
Come sempre c’era tanto da assaggiare e tanta gente, necessitava un piano d’azione ben congeniato!
L’avevo pensata bene, fare un giro di perlustrazione, saltare quei Produttori che già conoscevo, lasciare che fossero l’occhio e la fantasia a guidarmi…
Bah…i piani migliori sono fatti per non essere seguiti!
Quando sono iniziate le danze non mi è restato che lasciarmi trascinare dalla corrente.
E, nonostante riconosca di essere ogni volta più severo, qualcosa che meritasse di essere posto alla Vostra attenzione l’ho trovato.
Vi propongo dunque una personalissima “TOP EIGHT” che, al di là dei punteggi, mette sul piedistallo otto etichette nelle quali, davvero, Vi invito a ficcare il naso.

UNO DA NOVANTA C’ERA
– BARBERA D’ASTI DOCG “MERUM” 2023, BELLICOSO (PIEMONTE): ancora una volta mi ritrovo a scrivere dei vini di Antonio e, mentre tralascio di dirvi di quell’ “AMORMIO” di cui leggerete presto una “monografia”, Vi rubo un po’ di tempo per raccontarvi di un vino il cui nome di fantasia sembra voler contraddire la schiva modestia del Produttore.
Una Barbera che Antonio veste di nero fin dall’etichetta, come un corsetto di pelle tirato fino all’ultimo gancio: stretto, provocante, impossibile da ignorare.
Nel calice è scura, densa, quasi oscena nella sua lentezza.
Non ammicca: fissa negli occhi.
E chi guarda capisce subito che non sarà un incontro innocente.
Il naso è un invito che sa già di trasgressione: viole essiccate che sfiorano la pelle, more nere gonfie di succo che sembrano pronte a esplodere tra le dita.
E quando le manette di liquirizia stringono i polsi e una nebbia calda di caffè imprigiona come una stanza chiusa a chiave, arrivano le scudisciate di pepe nero,
In bocca non seduce, provoca.
Non chiede permesso, prende.
È una verità che sfida, perché molti si atteggiano a leoni, ma pochi hanno il coraggio di essere irriverenti fino in fondo.
Il sorso è succo scuro e abbondante che disseta le passioni più sfrenate; i tannini mordono quanto basta per far inarcare la schiena e trattenere il fiato fino al precipizio del “secondo di troppo”.
Freschezza ed estratto sono brividi sottopelle, tensione continua, graffi da accarezzare con lo sguardo perso nel vuoto per averne memoria.
È una Barbera che vuole il tavolo, sì, ma non per mangiare.
Pretende il fuoco, il pavimento, il calore dei corpi vicini, parole sussurrate troppo piano per essere innocenti.
Non è una Barbera da salotto educato.
È una Barbera da desideri dichiarati, da sguardi che non si abbassano, materica, sfacciata, quasi indecente nella sua verità
Una Barbera per pochi, da bere con chi merita rispetto e un “oltre”.
90 “cabalistici” Punti.

E POI…
– ROCCAMONFINA IGP AGLIANICO “REBALTO” 2018, TERRE DI TORA (CAMPANIA): la frutta comanda, il legno spalleggia.
E poi…anche più di un semplice accento balsamico, boschivo, resinoso, una sottolineatura che sgretola le rotondità olfattive incidendo in profondità quella tavoletta di cioccolato fondente che è ultimo descrittore prima dell’assaggio
In bocca tutto torna con leggerezza nonostante il volume glicerico, tannini giusti, sapidità vulcanica…il Territorio raccontato con una eleganza un po’ troppo internazionale.
Non è il mio vino ma 88++ Punti se li merita tutti.

– EMILIA IGT BIANCO “LA MALVAGIA” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): per quelli che pensano che Sauvignon faccia rima con sambuco e bosso ecco un vino in grado di scardinare convinzioni e aprire la mente.
Salvia (quella con le foglie grasse e pelose) e pesca sono stambecchi in lotta per la femmina, il timo e gli agrumi spettatori pronti a parteggiare per l’uno o per l’altro.
Il sorso è puro succo vegetale, erbe di campo, erbe officinali, erba limoncella, sfalci freschi…e poi agrumi e una chiusura graffiante in un sorso succoso e affilato che sa di sortilegio.
90– Punti.

– VINO BIANCO “L’ALBA E LA PIETRA ANNODICIOTTO” 2018, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): Malvasia di Candia Aromatica “orange style” per una amplificazione a valvole dei varietali.
Pochi Watt, calore e potenza.
Dura come la salvia selvatica, dolce come l’albicocca, fresca come l’arancia, boschiva, silvestre, calda di fieno, stuzzicante di zenzero candito.
L’incipit gustativo è fresco e di profonda, sapida mineralità, frutta e glicerina sono un abbraccio avvolgente, i tannini schiaffo che fa scuotere la testa, l’allungo un labirinto in cui perdersi, il nome di fantasia un inizio e una fine.
Da non perdere.
90– Punti.

– EMILIA IGT BIANCO “MAMI” 2024, IL POGGIARELLO – CANTINE 4 VALLI (EMILIA ROMAGNA): un vino che ha in sé la calda freschezza delle brezze che accarezzavano le praterie di “Via col vento” il volume del personaggio di cui porta il nome, l’erba fresca diventa fieno caldo, la frutta gialla è maturata, delle erbe officinali si sono fatti oli, le spezie lasciano che lo sguardo si spinga a Oriente verso il “da dove proviene”…
Sorso voluminoso, non scattante eppure ancora agile abbraccia e fa volteggiare guardandoVi dentro.
Serve a capire, a comporre il puzzle.
87++ Punti.

– OLTREPO’ PAVESE DOC PINOT NERO “UMORE NERO” 2024, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): un Pinot Nero cui il cemento regala peposa agilità, uno stropicciarsi il naso mentre si apprezza la vivacità della rosa canina e ci si bea dell’avanzare dei piccoli frutti in una atmosfera piacevolmente rustica.
In bocca mostra disinvolta irriverenza, decisamente fresco stacca di ruota una sapidità che avrei preferito più tonica e regala un sorso che, succoso e compulsivo, cancella pensieri bui e regala allegria.
L’etichetta?
Un appunto per ricordarsi di uno stato d’animo che “era” (e che tornerà a essere qualora non abbiate una seconda bottiglia di scorta).
88++ Punti.

– GUTTURNIO DOC CLASSICO “ROMEO” 2017 RISERVA, CASTELLO DI LUZZANO (LOMBARDIA): questo Romeo guardava in basso, non verso un balcone, custodiva la terra…
Un vino che la terra non si vergogna di nasconderla, la sottolinea al naso con tratto grasso e materico ben prima di decidersi a raccontare frutta nera e spezie.
In bocca colpisce il tannino prima che la freschezza, rotondo si ma privo di smancerie, marca il proprio territorio scavando un solco col tacco sulle gengive, ricordandoci amaritudini sulla lingua; evidenzia luminosità di amarena e ombre boisé e racconta poi di erbe fini e liquirizia chiudendo agile con un giro di valzer mentolato.
89 Punti.

– ASOLO MONTELLO DOC RECANTINA “AUGUSTO” 2020, GIUSTI (VENETO): profuma di un bosco ricco di piccoli frutti, odoroso di funghi e foglie a contorno, lascia intravedere la ciliegia, stuzzica con le spezie, non nega accenni di pellame e ruvide ferrosità.
In bocca l’acidità guida il sorso e la morbidezza di tannini pudichi gli fa da contrasto accompagnando l’assaggio verso un finale fresco di agrumi e sottili vegetalità.
87– Punti.

E QUINDI?
E quindi GRAZIE a LUCA MARONI per avermi voluto ospitare ancora una volta a un Evento di così altro impatto emotivo, un Evento che consente di viaggiare lungo l’Italia seguendo la strada di mattoni gialli della Qualità senza compromessi.
GRAZIE anche e soprattutto a tutti i Produttori Presenti, quelli che ho tediato con le mie chiacchiere e quelli che per tanti motivi non sono riuscito a “disturbare”.
E mentre ringrazio anche Voi per avere avuto la pazienza di leggermi fino qui, Vi do appuntamento a un’Edizione 2027 che, personalmente, ho già messo in agenda.
