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ALTROVINO PRESENTA: ERA UVA 2022

ERA UVA…’na vorta!

IL COSA ED IL DOVE

Risorto dalle ceneri del “LA PALMA CLUB“, storico locale jazz e non solo di Roma, Il MONK nasce nel quartiere Casalbertone nel 2014 proponendosi come spazio “trasversale” all’interno del quale produrre, condividere oppure avvicinarsi ad esperienze culturali multiformi

Thelonious…e sto.

Ed è al suo interno che lo scorso 14 Novembre, si è svolta l’edizione 2022 di ERA UVA, manifestazione dedicata ai vini biologici, biodinamici e naturali selezionati da ALTROVINO.

Davvero tanti i Produttori e numerosa, sin dal mattino, la partecipazione di appassionati ed addetti del settore.

Tanta Italia: dal Nord al Sud.

Tanti vini: bollicine, bianchi, rosati, rossi…

Bella manifestazione, bella davvero!

Gran folla ad ERA UVA 2022

GLI ASSAGGI

Purtroppo non avevo molto tempo a disposizione e quindi ho assaggiato qua e là seguendo estro, naso, curiosità.

Ed è andata davvero MOLTO BENE!

Di seguito troverete, come sempre, la descrizione di tutto quello in cui sono riuscito a ficcare il naso e, Vi garantisco, ci sono cose davvero interessanti!

Dategli una letta e correte ad assaggiare!

VALLE D’AOSTA

LE CLOCHER

 Nasce a Jovençan (paese natale del Cornalin), in Val d’Aosta nel 1995.

 Se ora vi dico che i suoi vigneti arrivano fino ai 920m slm, vi potete già fare un’idea di quanta passione debba avere Danilo (Charrère) per il vino e  la sua terra.

 VALLÉE D’AOSTE DOP PETIT ARVINE 2021: il naso è quello dell’orto, fresco e vegetale di lattuga, sedano, un quid di finocchio.

 Ma non mancano mela e pesca bianca che ci accompagnano fino ad un assaggio fresco e di intensa, minerale sapidità.

 Lunghissimo il finale di un vino che si becca il mio premio “smile”.

importato da un canonico francese

 VALLÉE D’AOSTE DOP GEWÜRZTRAMINER 2021: beh, ad 850m slm non posso certo pretendere di trovarmi di fronte un Gewürztraminer dalle spalle possenti!

 Il naso, nella sua inusuale timidezza, è comunque tipico e si propone con una bella dicotomia dolce-amaricante ed un accenno di rosa.

 Pur se graniticamente verticale non può celare sapidità stellari.

LE CLOCHER: white side…

 VALLÉE D’AOSTE DOP TORRETTE 2021: Petit Rouge e nient’altro.

 Freschissimo già al naso, vinoso, croccante come una ciliegia appena “arrossita”, con un quid piccantino che intriga…

 E l’assaggio non è da meno: succoso, diretto, semplice.

 Mancano solo un bel prato, la fontina, il salame ed una partita di fiolet.

 VALLÉE D’AOSTE DOP PINOT NERO 2021: è forse colpa della quota a cui si trovano i vigneti se l’olfatto è inizialmente un po’ timido.

 Poi lo sguardo si apre sui prati essiccati dal sole d’alta quota e sui frutti del bosco prima che giunga il turno delle spezie scure e di balsamicità di alloro.

 Sorso di grande equilibrio, lungo ed affilato come la cresta des Hirondelles.

Assaggio lungo, sapido, coerente, succoso, da seconda bottiglia.

 VALLÉE D’AOSTE DOP CORNALIN 2021: un vino che più autoctono non si può e che si presenta al naso con un bel  mazzo di rose ed un cesto di ciliegie rosse fiammanti prima di imboccare una strada che racconta di resina, timo e leggere balsamicità.

 Fresco e sapido, l’assaggio propone un’atmosfera scura ma illuminata da spot puntati sui descrittori olfattivi e dal flash di un finale di liquirizia.

 VALLÉE D’AOSTE DOP TORRETTE SUPERIORE 2021: naso molto rotondo che richiama susina e ciliegia matura, poi un soffio fragoloso, l’arancio tarocco (compresa la buccia) ed una folta pattuglia di spezie (anche dolci).

 Assaggio fresco elegantemente sostenuto dai fitti tannini e finale dedicato alle spezie ed a ricordi di caramello.

 VALLÉE D’AOSTE DOP FUMIN 2021: l’incipit è garbatamente selvatico ed animale ed evolve poi su toni di piccoli frutti e bacche nere, spezie scure, terra umida, un quid di grafite e fumi lontani.

 Assaggio severo e rigoroso che poco lascia all’immaginazione e che chiude su i toni della radice di liquirizia e della china.

…and red one.

FRIULI VENEZIA GIULIA

VENCHIAREZZA

 Diciamo subito che a Luca (Caporale) va il merito di pensarla come me che, prendendo a prestito le parole di quel Feuerbach che diceva: “noi siamo quello che mangiamo”, proponevo di “volerci bene” scrivendolo nella brochure di presentazione dell’Azienda di un Amico grande Produttore di pasta.

 Luca dice: “Re-impariamo quali sono le cose buone, facciamone Cultura” ed è per questo che, oltre al premio “OSPITALITY” per tutto il bendidio di cui aveva riempito il proprio tavolo per il nostro piacere, si becca pure, primo nella storia, lo specialissimo riconoscimento “ENOEVO” per la sintonia filosofica.

VENCHIAREZZA: NON solo vino…

 Comunque, per essere più didascalici, siamo a Cividale del Friuli e, su 12ha totali, l’Azienda ne ha 4 vitati e 3 dedicati (altro grande merito) alla coltura dell’ulivo.

 VENEZIA GIULIA IGT “RIBELLA” 2021: semplice, con quel suo naso fresco come le brezze che accarezzano i fiori dei prati e vegetale come l’orto nella rugiada mattutina.

 Palato vivace e da acchiappo sostenuto da una leggerissima piccantezza tannica.

 Più che leggera, direi “easy”.

 VENEZIA GIULIA IGT FRIULANO “VIGNA DEL TEMPO” 2021: il naso è un bel mazzo di fiori ed un cesto di frutta matura cui si aggiungono toni amaricanti di timo ed un’idea fumosa e quasi tartufata.

 Assaggio coerente e tipico, così come il finale dominato da una mandorla prepotente.

I bianchi di VENCHIAREZZA

 SPUMANTE METODO CLASSICO 40 MESI PAS DOSÉ: Chardonnay, Ribolla Gialla a pareggio, “une scae” di legno e “zerozuccheri”.

 Fine ed abbastanza persistente il perlage ed ancora integre le sensazioni “collinari” della Ribolla, i suoi fiori, le sue brezze; il tutto arricchito da lieviti che rimandano a quelli di pasticceria da forno.

 Una bocca cremosissima è l’incipit di un assaggio gestito dalle larghe spalle dello Chardonnay, verticale, affilato, minerale.

 Una bolla da stappare ad inizio pasto avendo l’accortezza di averne alcune bottiglie di scorta per poter arrivare fino alla fine dello stesso.

 SPUMANTE METODO CLASSICO PAS DOSÉ 120 MESI: un vino per rendere al tempo l’importanza dovuta.

 Vino e lieviti strettistretti, vicinivicini, per 10 lunghi anni tappati dentro una bottiglia senza manco vedere il sole!

 Un naso ampio ma affatto supponente, elegante nel proporre composizioni floreali e pasticcerie complesse ma anche banali caramelle anni’70, canditi, nocciole e tostature di cappuccino.

 Assaggio suadente ma affatto femminile, morbido, cremoso, proteso al secondo sorso di cui, ahivoi, potreste non godere perchè…ce ne sta davvero poco in giro (troppo poco)!

10 anni e zerozuccheri!

 VENEZIA GIULIA IGT CHARDONNAY 2021: naso intenso, giocato sui toni della mela verde (ahimè, pure della frutta tropicale) ma marcato con garbo da tostature anche di nocciola.

 Sorso che riempie senza perdere sprint, ben sostenuto com’è da verticale freschezza e sapidità di mare sepolto.

 VENEZIA GIULIA IGT “RED RIBELLA” 2021: “Pinot Nero Friulano” (al secolo: Schioppettino) proveniente dai 380m slm del colle più alto di Prepotto.

 Tutt’altro che complesso, evidenzia con chiarezza disarmante un naso tipicamente pepato (ma con più garbo di quanto mi sarebbe piaciuto) aggiungendo poi alla spezia un bel po’ di piccoli frutti rossi.

 Sorso vivace, buona freschezza ed allungo un pochino stentato per un vino che fa rima con amici e merenda.

 FRIULI ROSSO IGT CABERNET FRANC 2021: riempie il naso di tutti i toni del verde ma anche di balsamicità di foglia di tabacco, di frutti rossi croccanti e leggere piccantezze.

 Assaggio equilibrato e coerente, sostenuto da tannini grippanti fino all’allungo dedicato alle erbe amare.

 Perfetto a merenda con i salumi ed una grattugiata di rafano ma anche a cena con una bella porzione di Frico (magari quello di AL CAMPANILE di Cividale del Friuli).

 Per me toppissimo!

 FRIULI ROSSO IGT REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO 2021: il 30% delle uve appassisce in fruttaio ma il naso rimane quello inconfondibile della mia infanzia.

 Un mix di sottobosco che include frutti, terra umida e radici, marasca sotto spirito, un soffio di eucalipto ed il giusto di spezie.

 Assaggio che mette d’accordo freschezze e morbidezze, dai tannini corretti e dalla buona rispondenza all’olfatto.

 Un pochino troppo virato sulla frutta rispetto alla spezia per i miei gusti antiquati, ma tant’è.

 FRIULI ROSSO IGT REFOSCO DAL PEDUNCOLO ROSSO RISERVA 2018 MAGNUM: elegantemente vestito dal legno, arrotonda spigoli e fa maturare i frutti rossi, ci mette un pizzico di cacao, dà credito alle dolcezze di spezie e non dimentica un che di mentolato.

 Sorso pieno, fresco e lungo con tannini ben vivi.

 Forse meno impressionante del precedente ed un tantino troppo “compresso” nel dress-code assegnato per un Refosco.

 Beh, tutta ‘sta roba vorrei davvero ri-assaggiarla con la dovuta calma (aggiungendoci pure l’EVO).

 Mi toccherà scocciare Luca!

I rossi di VENCHIAREZZA

MARCHE

PODERE SABBIONI

 Massimo (Carletti) e sua moglie Maria Grazia (Sagretti) c’hanno 4ha nella Riserva Naturale dell’Abbazia di Fiastra con 15 biotipi differenti ed una dedizione pressochè totale ad una Ribona (alias Maceratino) marcata fortemente dal contesto pedologico sabbioso.

COLLI MACERATESI RIBONA DOC 2021: frutto di una annata complicatissima che ha costretto piante e produttore a gestire stress idrico prima e troppa acqua poi (a Roma direbbero “quando a tordi e quando a grilli”) regala al naso un vino tridimensionale, alto e grasso al contempo.

 D’acchito diresti solo fiori, mele ed agrumi, ma c’è quella dolcezza di miele che allarga l’orizzonte a contrasto con amaritudini di malva e salvia (che fa pure quasi rima).

 Il sorso è una lama dritta affilata dalla cote di una potente sapidità.

 Definirlo interessante è davvero poco!

 COLLI MACERATESI DOC “RIBONA DELLA FAMIGLIA” 2021: stesso artista, stessa mano per questa “edizione limitata” che amplifica col dinamismo dei transistor l’etichetta precedente.

 C’è sempre il miele a fare da “cemento” ma i frutti si fanno canditi e la loro voce si fa più squillante.

 Spalle più larghe e schiena più dritta all’assaggio ne definiscono una struttura muscolare che me lo fa vedere bene solo sulla tavola apparecchiata (io ci metterei vicino carni anche “serie”, ma mi piacerebbe fare la prova con una bella carbonara).

 ‘Sto Maceratino vince il mio premio “DUEVOLTEBBONO”. 

 MARCHE IGT ROSATO 2021: la sgarbata riduzione con cui si presenta al naso impone un cospicuo lavoro “di polso” per far si che riescano a fiorire i gerani, ad alzare la testa le fragoline di bosco e quel lampone che è quasi caramella ed una brezza marina che porta ricordi di melagrana.

 L’assaggio è decisamente meglio, fresco e ritmato tra onde di sapidita e richiami fruttati.

 PICENO DOC: davvero me lo ricordavo diverso, più giocato sul frutto e sulle dolcezze.

 Qui ho trovato un vino più cupo, quasi selvatico, terragno nei suoi sentori di creta bagnata ed al contempo marino nel suo presentare un fondo del bicchiere quasi “acciugoso”.

 Sorso grasso ma di imbarazzante agilità, che gioca con l’iniziale freschezza per vincere con il lungo finale di disarmante sapidità.

 Bella prova!

La batteria di PODERE SABBIONI

ABRUZZO

JASCI

 Siamo alla terza generazione per questa realtà di un Vastese che, storicamente, è una delle zone più vocate per la viticoltura in Abruzzo.

 Un’Azienda che crede nel BIO sin dal 1980 e che riesce a mettere in bottiglia Qualità, Territorio ed emozioni.

 TERRE DI CHIETI IGT PECORINO 2021: un olfatto in gran parte dedicato alla frutta esotica che poco spazio lascia a ginestre, agrumi, erbe aromatiche e mineralità.

 Ingresso morbido seguito da piacevolezze fresco-sapide e chiusura fruttata aricchita da un quid di mandorla.

 TREBBIANO D’ABRUZZO DOC 2021: se dovesse essere un colore, sarebbe giallo.

 La frutta, le ginestre, un ricordo di messi assolate ed una atmosfera vagamente vanigliata.

 Assaggio dal buon equilibrio fresco-sapido che sorprende per un residuo zuccherino apprezzabile ed una vena carbonica a contrasto.

 Non nelle mie corde ma, di sicuro successo.

I bianchi di JASCI…

 MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019: appena vinoso, lascia il campo alle ciliegie, a succosità di tamarindo ed un quid di liquirizia.

 Sapido e di bella freschezza si propone per una beverina quotidianità.

MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “DOMINO” RISERVA 2018: visciole e frutta sotto spirito, un pot-pourri di fiori secchi, soffi dolci di cioccolato e tostature di caffè.

 Sorso vivace ben sostenuto da tannini tutt’altro che domi e chiusura dedicato a soffi vegetali e balsamici.

 MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “POEMA” RISERVA 2018: un legno a mio gusto troppo invadente quello che riempie il naso.

 Una vaniglia che rischia di vanificare gli sforzi di emergere da parte delle ciliegie sotto spirito e dei petali di rosa.

 Va un po’ meglio alle spezie dolci, al tabacco (dolce pure lui) ed alla china che chiude la fila.

 L’assaggio è preda di una vaniglia che anticipa un sorso morbido e caldo, giustamente tannico e di buona freschezza.

 MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC “SENZA SOLFITI”: un incipit “selvatico” introduce viole e piccoli frutti rossi che lasciano poi il campo a piccantezze speziate e leggere vegetalità.

 Sorso pieno e vivace, reso più vivo da tannini che scorrazzano liberi e birbanti conducendo ad un finale di frutta appena scalfito da ricordi vegetali.

…ed i rossi.

CANTINA WILMA (IL VINO DI DONNA TETI)

 Una piccolissima realtà custodita dalle colline teatine, poco più di un garage in verità!

 Incastonata tra le vette dell’Appennino e due mari, l’Adriatico di oggi e quello antico e sepolto che emerge dal terreno, ci regala poco più di 12000 bottiglie.

 COLLINE TEATINE IGT PECORINO 2016: fatta la tara sul naso un pochino troppo “sulfureo” ci si può concentrare su quelle spezie che sembrano quasi avere la meglio sull’agrume, sulle piccantezze di zenzero, sulle dolcezze di miele d’acacia e, a bicchiere vuoto, sparare le ultime cartucce con la pietra focaia dei boy scouts.

 In bocca le cose s’aggiustano in termini di eleganza ed il sorso, coerente, scorre leggero, fresco, succoso, minerale e…

 Niente, ce ne vuole un’altra bottiglia.

 COLLINE TEATINE IGT PECORINO 2017 VENDEMMIA TARDIVA MAGNUM: qui, il naso racconta una storia, diametralmente opposta, di volatile un pochino spinta prima di ravvedersi seguendo quel copione che sembra già scritto di spezie, miele (con la frutta secca), il giusto d’agrume (candito) e, questa volta, caffè.

 Assaggio che sa di Territorio, fresco d’Appennino e sapido d’Adriatico.

 Decisamente più configurato per essere compagno di libagioni che non di amichevoli sbicchierate.

 MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOC 2019 MAGNUM: un Montepulciano che, nel suo essere “ciccione”, denota invidiabile leggiadria già con il suo naso fresco e schietto di amarena, forte di humus e gentile di fiori, con il giusto sprint vegetale e speziato.

  Sorso succoso, fresco, minerale, sapido e dai tannini già ben educati.

  Un bell’esempio di quanto possa essere piacevole un vino spogliato di inutili broccati.

  Un bell’applauso a Maurizio Nonno!

La pattuglia di CANTINA WILMA

ED ORA?

Ora è, in primis, il momento dei ringraziamenti, ad Organizzatori e Produttori per il bel lavoro fatto (di promozione i primi ed in campagna i secondi).

E poi quello di mettermi a scrivere di corsa i report di un sacco di altri Eventi cui ho partecipato (tanti, TROPPI), chè sennò resto indietro col lavoro.

Epperò, mentre mi accingo a nuove tenzoni degustative, aspetto anche con ansia l’edizione 2023 di questo ERA UVA.

Solo gli ingredienti migliori…

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